Reflusso gastroesofageo: come gestirlo e come curarlo

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 29 Mar 2017 alle ore 9:19am

reflusso gastroesofageo
E’ in aumento ogni anno il reflusso gastroesofageo, un problema che può essere di natura ereditario o dovuto ad eccessi e stili di vita errati.

Il Reflusso Gastroesofageo (in inglese GERD) colpisce, solo negli Usa, almeno una persona su cinque ed è causato da alimentazione troppo grassa, piccante, bevande troppo gassate e a uno stile di vita troppo stressante, fatto di abusi ecc.

La persona che soffre di GERD presenta pertanto, frequenti rigurgiti acidi, bruciori di stomaco e dolori addominali. Scoperte recenti hanno dimostrato che anche alcuni problemi legati alla respirazione (come asma, raucedine e tosse) possono essere una conseguenza di un reflusso frequente.

Diagnosi

Gli esami da effetture sono invasivi e un po’ fastidiosi. Vengono analizzati prima l’esofago e lo stomaco per capire quali siano i movimenti che causano il reflusso e le loro possibili conseguenze. Una volta accertato il problema si passa allora al trattamento. Vengono prescritti farmaci capaci di inibire la produzione di acido, si consiglia una variazione alla dieta e la diminuzione dei fattori stressanti. Trascurare la GERD per troppo tempo può portare a conseguenze anche gravi: ulcere o tumori allo stomaco e alla gola, e per questo motivo è importante intervenire appena si presenta.

Cura

Oltre ai farmaci è bene tenere sotto controllo alimentazione e peso corporeo: evitare dunque, alimenti come caffè, menta e cioccolata, zuccheri, limitare o evitare, l’assunzione di alcolici, smettere di fumare. Se con questi accorgimenti non si ottengono risultati, l’unica strada è quella chirurgica (per via endoscopica).

Negli ultimi anni si è notato, infatti, un netto aumento del reflusso tra i giovani. E proprio a questi, è stata suggerita la via chirurgica risolutiva in tempi stretti per poter recuperare bene nel corso degli anni. Più a rischio sono invece gli anziani. Convivono con questo fastidio da anni, e, pertanto, ad un certo punto potrebbe sembrare che i sintomi non siano più presenti. Il corpo, invece, li tollera soltanto meglio e non si accorge del danno che fanno.