aprile 4th, 2017

Pigrizia, influenzabile come lo sbadiglio

Pubblicato il 04 Apr 2017 alle 9:17am

La pigrizia è contagiosa come lo sbadiglio. (altro…)

Asilo Steineriano, cos’è e cosa insegna

Pubblicato il 04 Apr 2017 alle 8:35am

L’asilo steineriano è basato su un metodo antico che si sta molto diffondendo in Italia in quanto preferisce prediligere nell’insegnamento la creatività.

La pedagogia Waldorf o steineriana è un approccio educativo nato a partire dal 1919 su indicazioni di Rudolf Steiner (1861-1925). Le scuole con pedagogia steineriana sono oggi diffuse in tutto il mondo e coprono l’arco educativo che va dal pre-asilo fino a diciotto anni.

Gli aspetti principali di un asilo steineriano

Il metodo utilizzato si fonda soprattutto sulla concezione di base che il bambino è un essere in divenire e che pertanto il suo sviluppo psicofisico riguarda soprattutto le diverse fasi di sviluppo articolate in settenni. Le fasi dello sviluppo definite da Steiner sono così suddivise:

0-7 anni; 7-14 anni; 14-21 anni.

Secondo Steiner infatti, l’educatore deve avere una profonda conoscenza della natura dell’essere umano ed avere come obiettivo educativo quello di portare il bambino a rendersi autonomo attraverso un processo di auto-elaborazione dei contenuti esperenziali.

La pedagogia steineriana si basa su alcuni punti cardine:

– il rifiuto di un insegnamento nozionistico – l’attenzione alle discipline artistiche (musica, pittura, teatro…) – la convinzione che ogni insegnamento vada impartito in base all’età evolutiva del bambino. – l’idea che un insegnamento “forzato” o dato prematuramente potrebbe essere addirittura dannoso per il successivo sviluppo.

Per questo motivo, per esempio, l’apprendimento della lettura e della scrittura viene proposto solo dopo i 7 anni perché, prima di tale età, secondo Steiner, il bambino non è pronto, in quanto ancora legato alla fase pre-natale.

Che cosa si insegna negli asili Steiner

Negli asili Steineriani si insegnano attività manuali, con numerosi laboratori per sviluppare la creatività del bambino poiché si ritiene che solo in questo modo le basi dell’apprendimento successivo possano svilupparsi. Aspetto molto importante degli asili steineriani è che essi sono organizzati in modo autonomo e pertanto sono privi di direzione scolastica

Ghiandole ascellari gonfie, cause e cure

Pubblicato il 04 Apr 2017 alle 7:08am

Avere ghiandole ascellari gonfie o infiammate è un problema molto diffuso, soprattutto tra le donne, che non devono mai sottovalutare quest’aspetto, dato che questo può essere uno dei sintomi del tumore al seno.

Nella maggior parte dei casi si tratta di una comune irritazione che può avere cause diverse, ma è sempre bene farsi dare un parere da un esperto.

Le cause dei linfonodi ascellari gonfi

Di solito a causare l’ingrossamento di queste ghiandole è una comune infiammazione provocata da virus o batterio. Per rintracciare la causa bisognerà consultare un medico, anche perché potrebbe trattarsi di un’infezione di natura diversa: come HIV o tumore.

Spesso però non c’è motivo di allarmarsi, perché a provocare questa infiammazione potrebbero essere comportamenti scorretti che hanno a che fare con la depilazione a cera o l’uso continuo del rasoio in questa zona del corpo molto delicata, o addirittura di deodoranti a base di alcol, che possono causare l’ingrossamento dei linfonodi. In questi casi di solito si tratta di problematiche passeggere, ma è bene non sottovalutare mai tale sintomo.

Durante la gravidanza, e allattamento, l’ingrossamento delle ghiandole ascellari può essere anche naturale dovuto all’aumento del volume del seno.

Come curare le ghiandole ascellari gonfie

Prima di capire cosa ha causato un ingrossamento dei linfonodi, evitare di depilazione sia con ceretta che con rasoio.

Scegliere con cura anche l’abbigliamento, evitando tessuti sintetici e puntare su capi in cotone. Infine è consigliabile evitare di usare sulla zona interessata saponi, deodoranti o prodotti aggressivi.

Max Mara, le tendenze moda primavera estate 2017

Pubblicato il 04 Apr 2017 alle 6:47am

Max Mara ci propone tantissime novità per la stagione primavera estate 2017.

Stampe tropicali, colorate, dalla modernità sensuale e mai banale. Da declinare su pantaloni in popeline di cotone o su giacca tipo bomber ultra leggera abbinata, per un look da tempo libero e per la sera, fuori città.

E per chi vuole osare anche in ufficio c’è la gonna a tubino in lino e cotone, a stampa safari; o la tuta in twill di seta.

E che dire dei leggings total black con bande trasparenti, super sexy? Ideali per un look estivo che unisce insieme praticità, eleganza e sensualità.

Non mancano poi, i completi giacca e gonna in lino con canotta in seta nera che scivola sulla pelle. Le nuance sono dai toni accesi e vibranti, nei colori del giallo, del blu elettrico, del verde acido, del fucsia.

Lo stesso dicasi per le scarpe. Si va dai sandali con zeppa in queste tinte, ai decoltè con stringhe, fino ad arrivare a scarpe più pratiche anche per il tempo libero.

Neonati italiani in testa alla classifica dei più piagnucoloni

Pubblicato il 04 Apr 2017 alle 5:25am

I neonati italiani si piazzano al terzo posto della classifica dei neonati che piangono più a lungo durante la giornata nei primi tre mesi di vita. A dirlo i ricercatori dell’università di Warwick (Uk), che hanno analizzato i dati derivanti da una trentina di studi incentrati sul pianto dei più piccoli in diverse parti del mondo.

Gli esperti, grazie a questi numerosi studi, hanno potuto stilare una mappa del tempo relativa al pianto, traendone così un’indicazione sul suo stato di salute.

Ebbene, lo studio, pubblicato dal Journal of Pediatrics, che ha coinvolto in totale quasi 8.700 neonati, il cui pianto è stato registrato nell’arco delle 24 ore per 12 settimane, sostiene che i neonati piangono in media 2 ore al giorno nelle prime due settimane di vita, ma hanno un picco di 2 ore e 15 minuti a sei settimane dalla nascita e poi 1 ora e 10 minuti fino alle 12 settimane.

Esistono, però, differenze tra un Paese e l’altro. Ad esempio, il tempo del pianto varia tra 30 minuti e le 5 ore al giorno, con Danimarca, Germania e Giappone tra i Paesi in cui i neonati piangono meno, mentre in Regno Unito, Italia, Canada e Paesi Bassi si registrano livelli di pianto più alti.