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Restrizione calorica, “cibi positivi”, attività fisica e tecniche anti-stress: sono questi i principali fondamenti della Positive Nutrition. Una nuova alimentazione che vuole combattere l’infiammazione silente, causa dell’insorgenza della maggior parte delle malattie croniche e del sovrappeso.

Se ne è parlato a lungo, nei giorni scorsi, al quarto Congresso internazionale Science in Nutrition organizzato dalla Fondazione Paolo Sorbini per la scienza nell’alimentazione, a Milano, al quale è intervenuto anche Barry Sears, biochimico americano ideatore della dieta a Zona che ha presentato il suo ultimo libro intitolato appunto “Positive Nutrition: i pilastri della longevità” (Edito da Sperling & Kupfer, pagg. 264). Scritto insieme a Benvenuto Cestaro e Giovanni Scapagnini.

Secondo lo specialista infatti, siamo tutti più grassi. Il consumo calorico è aumentato nel corso degli ultimi anni di circa trecento calorie giornaliere rispetto al 1970 e, pertanto, gli obesi sono passati dal 15 al 36% della popolazione adulta nell’arco di quarantacinque anni.

Mangiamo troppo e anche male. Ma una semplice dieta ipocalorica non basta. Secondo lo specialista servirebbe un attacco mirato che abbia col fine primario di disinfiammare e portare al dimagrimento progressivo.

Per questo motivo, Barry Sears, presidente della Inflammation Research Foundation sostiene che possa essere un’arma a doppio taglio: in quanto ci permette di difenderci dalle invasioni microbiche e consente alle lesioni fisiche di guarire. Se, però, la risposta infiammatoria non si risolve in maniera adeguata, allora diventa un’infiammazione a bassa intensità che può attaccare i nostri stessi organi, accelerando l’insorgere di malattie croniche.

“Mantenerla entro una certa zona – non troppo bassa, non troppo alta – è uno dei fattori chiave della Positive Nutrition, in quanto permette appunto di ridurre l’insorgenza precoce di patologie croniche”.

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