Reumatologi italiani chiedono un Fondo nazionale per i farmaci biologici

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 10 Mag 2017 alle ore 9:15am

reumatologia

La Società Italiana di Reumatologia (SIR) alla luce dei dati epidemiologici raccolti negli ultimi 20 anni, intende creare una rete reumatologica in tutte le regioni per garantire un’assistenza migliore ai malati reumatici e istituire, al più presto, un apposito fondo nazionale per i farmaci biologici.

“Le oltre 150 malattie reumatiche colpiscono cinque milioni di italiani – afferma Mauro Galeazzi, Presidente Nazionale della SIR -. Si tratta di numeri importanti, è quindi indispensabile che le Istituzioni, il Ministero della Salute, l’Agenzia Italiana del Farmaco e le Regioni comprendano quanto siano fondamentali i farmaci biologici nel trattamento di alcune di queste. Garantiscono, infatti, una buona qualità di vita e quasi sempre consentono ai malati di tornare ad una esistenza normale. Le complicanze legate al lupus eritematoso per esempio si sono ridotte in modo importante. Lo stesso vale anche per l’artrite reumatoide (Ar) e per tutte le artriti croniche infiammatorie che, nel loro insieme, interessano circa 450mila italiani”.

A fine anni 90, infatti, un paziente affetto da Ar aveva un’aspettativa di vita di dieci anni in meno rispetto alla popolazione generale. Oggi, invece, spiega l’esperto, è assolutamente identica. Il nostro Paese, risulta al terzultimo posto in Europa per la prescrizione di farmaci biologici in ambito reumatologico: “Queste cure che in Italia hanno mediamente il prezzo più basso di tutto il Vecchio Continente – aggiunge Galeazzi – hanno drasticamente ridotto il numero dei ricoveri ospedalieri che ormai sono quasi inesistenti. E inoltre permettono di abbattere anche i costi legati alle assenze dal lavoro e alle pensioni di invalidità. L’artrite reumatoide, invece da sola, implica costi sociali per oltre 3 miliardi di euro l’anno. I guadagni e i risparmi che possiamo ottenere sono impressionanti”.

E’ perciò fondamentale, conclude, “che queste terapie innovative siano utilizzate da tutti i reumatologi, ovviamente sempre rispettando i criteri di appropriatezza”.