Tumore vescica, il 37% degli italiani non ne ha mai sentito parlare

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 20 Lug 2017 alle ore 6:33am

Si parla molto poco del tumore alla vescica eppure colpisce 26.600 italiani ogni anno.

Il principale segnale, per riconoscerlo?

Dicono gli esperti, la presenza di sangue nelle urine, visibile a occhio nudo o al microscopio, senza dolore.

Altri sintomi iniziali possono essere la necessità di urinare più frequentemente, l’urgenza, il dolore o la difficoltà nel farlo.

Il fumo, primo fattore di rischio. Il numero dei casi nel nostro Paese è in costante aumento. Eppure, si pensi che solo il 37% degli italiani intervistati sostiene di non averne mai sentito parlare. Il 68% ritiene che sia inguaribile e il 78% crede che non si possa prevenire.

Il 52% poi, ignora che interessa soprattutto gli uomini e solo il 23% considera il fumo possibile causa.

Questi i dati emersi da un sondaggio condotto dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom) su 1.562 persone.

L’indagine fa parte di ‘Non avere TUTimore’, campagna di sensibilizzazione sul Tumore Uroteliale. “Sette italiani su dieci non sanno che attraverso stili di vita sani è possibile evitare il cancro – afferma Carmine Pinto, Presidente Aiom – il 24% fuma regolarmente e la metà almeno un pacchetto al giorno. Questo vizio è la causa di circa il 50% di tutti i tumori del tratto urinario. La presenza di sangue nelle urine rappresenta un campanello d’allarme. Il persistere o ripetersi deve rappresentare un segnale forte da non sottovalutare. Solo il 29% informa il proprio medico”.

“Il 78% dei pazienti italiani riesce a sconfiggere questo tumore – sostiene Sergio Bracarda Direttore del Dipartimento Oncologico Azienda USL Toscana Sud-est, Arezzo -. Finora in fase avanzata è stato principalmente trattato con la chemio, ma non sempre in modo ottimale, per la presenza di complicanze come l’insufficienza renale. E’ difficile da curare perché colpisce soprattutto persone anziane e quindi spesso con altre malattie.Studi clinici hanno evidenziato il ruolo dell’immunoterapia con l’introduzione di anticorpi anti-PD1 e anti-PD-L1. Questi farmaci hanno dimostrato di essere efficaci e meglio tollerati rispetto alla tradizionale chemio”.