Sla, nuove terapie, ma aumentano i casi nelle donne

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 16 Set 2017 alle ore 9:36am

La SIN annuncia incoraggianti novità nel campo della ricerca scientifica sulla Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA), malattia neurodegenerativa associata ad una progressiva compromissione della muscolatura volontaria.

“Nel corso degli ultimi mesi si è assistito a promettenti progressi nell’ambito delle possibilità terapeutiche per la cura della SLA – ha dichiarato Adriano Chiò, Responsabile del Centro SLA del Dipartimento di Neuroscienze, Università degli Studi di Torino e Azienda Ospedaliero Universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino – è stata dimostrata, infatti, l’efficacia di nuove molecole per il rallentamento del decorso della malattia e, oggi, una di queste molecole è disponibile anche in Italia. Inoltre, per le forme di SLA di origine genetica sono stati avviati studi con farmaci innovativi, i cosiddetti oligonucleotidi antisenso, potenzialmente in grado di inibire i meccanismi patogeni del gene affetto. Anche nella ricerca dei meccanismi alla base della malattia – prosegue il Prof. Chiò – sono stati fatti importanti passi in avanti con l’individuazione di nuovi geni e l’identificazione dei meccanismi biologici di geni già noti”.

Per ciò che riguarda la diagnosi, le tecniche si vanno sempre più affinando grazie ai contributi delle neuroimmagini (risonanza magnetica e PET) ma anche grazie all’individuazione di nuovi biomarcatori, quali i neurofilamenti a livello sia ematico sia liquorale, che potranno in futuro essere utilizzati anche per prevedere la velocità di progressione della malattia a partire dal momento della diagnosi.

In aumento i casi di SLA nel mondo, in parte a causa dell’aumento della durata media di vita della popolazione generale: si stima infatti che la sua prevalenza tenderà a salire nei prossimi 25 anni di circa del 20% nei Paesi industrializzati, mentre di oltre il 50% nei Paesi del poveri, del terzo mondo.

Infine, stando agli esiti di studi epidemiologici condotti per periodi molto lunghi, i ricercatori sono arrivati alla conclusione che sono in aumento i casi di questa malattia, nel sesso femminile.