La dottoressa violentata e aggredita a Trecastagni chiede l’uso delle telecamere nelle guardie mediche

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 24 Set 2017 alle ore 6:02am

Ai microfoni di Mattino Cinque la dottoressa che è stata aggredita e stuprata brutalmente durante la notte, e il suo turno di lavoro alla guardia medica di Trecastagni da un 26enne, si è sfogato con tutto il suo sdegno per quanto vissuto: “Sono profondamente sconvolta come donna, ma anche come professionista. Direi quasi umiliata”.

“La cosa che mi addolora terribilmente è il fatto che è una vicenda che sta lacerando la vita e di tutta la mia famiglia. Quello che mi spinge a parlare, in questo momento, va oltre l’indagine. Io sono qui perché voglio ribadire, per l’ennesima volta, che noi medici che ci prestiamo a lavorare la notte all’interno delle guardie mediche non possiamo essere più alla mercè del primo malintenzionato che decide di farci del male”. “Abbiamo delle telecamere che praticamente sono a circuito chiuso, cioè sono ridicole. Cioè a che cosa servono? – si è chiesta la professionista – solo ad avere delle prove se è successo un delitto là dentro? Basterebbe collegare quelle telecamere a un sistema con sorveglianza remota, cosa che abbiamo chiesto, implorato e che non c’è stato dato, sicuramente, non dico che avrebbe evitato l’aggressione. Però avrebbe limitato il danno, cioè immediatamente sarebbero arrivati i soccorsi”.

Infine dopo aver dato voce al suo dolore in modo amaro a chi le chiede se tornerà presto a lavorare, ha risposto: “Forse, ma al momento non so”.