Resistenza agli antibiotici, ecco le nuove linee guida

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 12 Nov 2017 alle ore 9:34am

Sono oltre 700 mila le morti ogni anno causate dal fenomeno dell’antibiotico-resistenza, dovuta ad un utilizzo elevato di tali medicinali ed alla relativa assuefazione che ha provocato una vanificazione degli effetti curativi e reso molto più resistenti i batteri.

Le nuove linee guida emesse dall’Oms prevedono un’eliminazione dell’uso degli antibiotici negli allevamenti di animali al fine di abbattere il tasso di resistenza agli antibiotici nell’uomo.

L’obiettivo delle nuove linee guida è quello di ridurre notevolmente l’uso degli antibiotici negli allevamenti: in alcuni paesi l’80% dell’uso degli antibiotici è utilizzato in ambiente animale al fine di garantire uno sviluppo sano dei capi di bestiame. Questa tendenza potrebbe accrescere però la resistenza dei virus agli antibiotici, soprattutto sull’uomo.

Secondo una dichiarazione rilasciata dal direttore generale del Oms TedrosGhebreyesus questo trend porterebbe alla conseguente mancanza di antibiotici efficaci che rappresenta una condizione molto grave paragonabile a quella di un’epidemia improvvisa e mortale.
A tal proposito l’Unione Europea, al fine di intervenire e invertire il trend, a partire dal 2006 ha già vietato l’uso degli antibiotici all’interno di allevamenti, promuovendo metodi alternativi per la crescita animale come il miglioramento delle condizioni igieniche ed un uso più estensivo delle vaccinazioni dei capi di bestiame.

Inoltre, “La novità del Piano Sanitario Nazionale di contrasto all’antibiotico resistenza si basa su un concetto innovativo, detto one health, che introduce un approccio unitario di gestione delle resistenze – a spiegarlo è il professor Marco Tinelli, segretario nazionale Simit – Ciò significa che la gestione del controllo delle infezioni sarà organizzata a livello circolare comprendendo gli ospedali, il territorio e poi anche gli allevamenti animali. Il piano introduce così obiettivi e azioni con maggiore coordinamento nazionale per tutte le infezioni, il che significa maggiore concertazione tra le regioni e superamento dei piani parcellizzati. Questa operazione, che coniuga centralizzazione e sinergie, necessiterà anche di nuove risorse”. Attraverso le nuove impostazioni suggerite dalle Linee guida ministeriali, sarà possibile gestire le infezioni in maniera molto più efficace, soprattutto grazie a diagnosi precoci supportate da metodi innovativi, chiamati genotipici. “Il ruolo dell’infettivologo è fondamentale – prosegue il professor Tinelli – Il Ministero ha riconosciuto un ruolo importante alla nostra categoria di infettivologi: non solo la gestione della parte terapeutica, ma anche l’assunzione di responsabilità all’interno di un più generale discorso di equipe per il controllo delle infezioni. Inoltre, interverrà come riferimento fondamentale per la formazione degli operatori sanitari e per la ricerca nell’ambito dell’antibiotico terapia e del controllo delle infezioni”.