Tari, quando pagata in eccesso: le verifiche per ottenere il rimborso

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 12 Nov 2017 alle ore 7:42am

Rimborsi in vista per la tassa sui rifiuti: in presenza di abitazioni che presentano pertinenze come garage, posti auto, ecc. La quota variabile della tariffa non può essere moltiplicata per il numero delle unità immobiliari ma deve essere calcolata solo una volta.

Il chiarimento arriva da una risposta delle Finanze all’interrogazione parlamentare del 18 ottobre scorso (Sole 24 Ore del 19 ottobre). Si tratta di una precisazione che appare condivisibile, alla luce della nozione civilistica di pertinenza, contenuta negli articoli 817 e seguenti, c.c.

Si apre quindi la strada di una possibile restituzione della tassa pagata in eccesso, poiché in molte realtà comunali, anche grandi, la quota variabile della tariffa rifiuti è stata indebitamente applicata più volte.

DOPO L’INTERROGAZIONE NATA DAI CALCOLI DEL SOLE 10 novembre 2017
Ecco come scoprirlo e ottenere il rimborso.
Vediamo quali sono le verifiche da effettuare per procedere alla richiesta di rimborso:
•In primo luogo, bisogna verificare se si tratta di una annualità in cui la tassa è stata suddivisa in quota fissa e quota variabile. Se infatti è stata applicata la vecchia Tarsu, il tributo aveva una struttura unitaria che non contemplava le due quote e dunque nessun rimborso sarà possibile.

A decorrere dal 2013 la stragrande maggioranza dei comuni ha abbandonato le precedenti modalità di calcolo del prelievo;
•Ugualmente, non dovrebbe esserci spazio a rimborsi nei comuni e per gli anni in cui è stata applicata la tariffa puntuale sui rifiuti. Questa tipologia di entrata, infatti, prevede che la quota variabile sia calcolata per ciascun utente in ragione delle quantità di rifiuti effettivamente conferite al servizio pubblico;
•Occorre verificare anche, se il comune è realmente incorso nell’errore in esame. Per fare ciò, è sufficiente leggere con attenzione gli avvisi di pagamento del tributo che dovrebbero dettagliare, per ciascuna unità immobiliare distintamente accatastata, il calcolo dell’importo da versare. Se ci si accorge che, in corrispondenza delle unità immobiliari della casa e delle relative pertinenze, sono state conteggiate separatamente più volte le quote variabili di tariffa, allora vi sono le premesse per chiedere il rimborso.
•Allo scopo di ottenere la restituzione delle quote variabili versate in aggiunta a quella della casa di abitazione, occorre presentare una apposita istanza, entro il termine perentorio di 5 anni dal pagamento. Il comune tuttavia ha il diritto di pretendere che il contribuente dimostri che le unità immobiliari utilizzate in aggiunta all’abitazione siano davvero pertinenze di questa. Se le prime sono ubicate nello stesso stabile o nelle vicinanze della casa, la dimostrazione potrebbe ritenersi raggiunta;
•Bisogna inoltre prestare attenzione al soggetto cui rivolgere l’istanza. Se l’entrata era gestita da una società privata e gli avvisi di pagamento erano per l’appunto emessi a nome della stessa, allora anche la domanda deve essere inoltrata a tale società. Se la società dell’epoca non c’è più, perché è subentrato un altro gestore, allora sarà opportuno proporre l’istanza tanto al comune che al nuovo gestore;
•Decorsi 90 giorni, se non si ottiene risposta si può proporre ricorso davanti alla Commissione Tributaria Provinciale competente, sino allo scadere del termine di prescrizione. Se invece il comune e/o il gestore notificano un provvedimento di rigetto espresso della domanda, allora il ricorso deve essere proposto entro e non oltre 60 giorni dalla notifica del diniego.