gennaio 12th, 2018

Napoli, ricerca scopre virus di epatite B in bambino morto fine Rinascimento

Pubblicato il 12 Gen 2018 alle 10:28am

Un bambino di due anni, vissuto al termine del Rinascimento, al tempo della Controriforma, circa 500 anni fa, imbalsamato e conservato all’interno della Basilica di San Domenico Maggiore a Napoli, con indosso una tunica dell’Ordine domenicano nelle arche sepolcrali. Per anni si è creduto che la causa della morte del piccolo fosse il vaiolo; ma un team internazionale di ricercatori della McMaster University di Hamilton in Canada, diretto da Hendrik Poinar, e della Divisione di Paleopatologia dell’Università di Pisa, costituito da Gino Fornaciari e Valentina Giuffra, ha appurato che il bambino era portatore del virus dell’epatite B, potendo così gettare nuova luce su un agente patogeno complesso e mortale, che uccide quasi un milione di persone ogni anno.

Virus simile a quello di oggi, che non ha subito alcuna mutazione nel corso degli anni. Infatti, è stata infatti rilevata dai ricercatori una stretta relazione tra i ceppi antichi e moderni di epatite B: entrambi mancano di quella che è nota come “struttura temporale”.

I risultati della ricerca scientifica sono stati pubblicati sulla rivista online Plos Pathogens.

Sanremo, 13 casi di morbillo in ostetricia

Pubblicato il 12 Gen 2018 alle 10:09am

Si parla di tredici casi di morbillo registrati nel reparto di ostetricia dell’ospedale di Sanremo. Due emersi nel mese di dicembre, quando il virus aveva contagiato una ostetrica e una ginecologa. I nuovi casi riguarderebbero invece 9 adulti che hanno frequentato il reparto, un neonato e una tredicenne. Il neonato è stato trasferito all’ospedale pediatrico Gaslini di Genova. (altro…)

Il marchio H&M accusato di razzismo, definisce un bambino “scimmia”

Pubblicato il 12 Gen 2018 alle 9:00am

H&M finisce nella bufera con la pesante accusa di razzismo. Il gigante svedese della moda low cost è finito nell’occhio del ciclone per via di una scelta pubblicitaria sbagliata, che ha suscitato molte polemiche sul web.

L’azienda infatti ha fatto posare, come modello, un bambino di colore con indosso una felpa con la scritta “The coolest monkey in the jungle” (ossia “La scimmia più cool nella giungla”).

La felpa, acquistabile sulla pagina inglese dell’azienda, è stata notata domenica scorsa dalla blogger Stephane Yeboah, che ha catturato l’immagine in uno screenshot diventato subito virale e scatenando l’ira degli utenti della Rete.

Definita senza mezzi termini “razzista” e “di pessimo gusto”. L’immagine è stata poi rimossa dal brand che ha provveduto anche a diffondere delle scuse ufficiali.

Influenza, come evitare il contagio in auto

Pubblicato il 12 Gen 2018 alle 8:10am

Ecco alcuni accorgimenti per cercare di limitare il contagio, anche in auto, dove i virus influenzali “abbondano più che mai”, essendo l’abitacolo un ambiente piccolo e chiuso e poco arieggiato. Per scampare il pericolo, anche dopo essersi vaccinati, ecco cosa fare.

Consigli anti-virus influenzale

1. Pulizia dell’abitacolo. Il ministero della Salute, sostiene che la trasmissione del virus dell’influenza si può verificare per via aerea attraverso le gocce di saliva di chi tossisce o starnutisce, ma anche attraverso il contatto con mani e secrezioni respiratorie. Per questo, una buona igiene delle mani può giocare un ruolo fondamentale nel limitare la diffusione dell’influenza. Immaginando di viaggiare in auto con una persona influenzata, dopo è opportuno lavarsi bene le mani, col sapone. Se proprio questo non è possibile, va bene anche qualche salviettina umidificata o l’utilizzo del gel antibatterico.

2. Igiene respiratoria. Il guidatore o il passeggero deve coprire bocca e naso quando starnutisce o tossisce; dopodiché, deve gettare quanto prima il fazzoletto di carta e lavarsi le mani. Ovviamente, la soluzione migliore sarebbe l’isolamento volontario a casa delle persone con malattie respiratorie febbrili specie in fase iniziale. Se in auto si va a trovare qualcuno in ospedale, qui si dovrebbero usare le mascherine. Una volta terminato il viaggio, è opportuno pulire l’abitacolo, le strutture interne dove i virus possono annidarsi: un’operazione da fare anche se la persone influenzata non ha starnutito né tossito, perché un numero enorme di particelle è presente nel respiro dei soggetti, ancor più quando parlano.

3. Non esagerare. Per chi è appena guarito dall’influenza e vuole rimettersi al volante, deve comunque avere massima cautela: la malattia può aver debilitato a seconda della forza del virus e delle condizioni psicofisiche del momento. Pertanto, nei giorni della convalescenza meglio evitare i lunghi viaggi. Ci si può imbattere in qualche colpo di sonno, molto rischioso per la propria vita e quello degli altri.

Infarto, rischi la vita e anche il lavoro

Pubblicato il 12 Gen 2018 alle 6:58am

Se si ha la fortuna di sopravvivere ad un attacco cardiaco in molti casi si diventa malati cronici. Nella nostra popolazione 4 persone su mille soffrono di patologie cardiovascolari in modo cronico e nel 2014 la spesa per i farmaci destinati a questi malati, a carico del servizio sanitario nazionale è stata di 8.598.274.970 euro con un incidenza sul Pil di quasi un punto e mezzo.

E, sebbene i progressi della cardiologia abbiano contribuito al guadagno in aspettativa di vita di circa 7 anni negli ultimi 30 anni, le cose sono un po’ peggiorate.

L’età media è infatti calata , passando dai 64 ai 60 anni, con una casistica sempre più ampia al di sotto dei 50 anni. Un abbassamento dell’età – che come sottolineano gli esperti- porta anche ad un progressivo aumento degli infarti in età lavorativa.

Quindi, oltre al rischio di rimetterci la vita, chi è colpito da ictus e infarto deve anche stare attento a non perdere il lavoro.

Sì, perché, una recente studio ha evidenziato che le persone vittime di un infarto difficilmente potevano tornare a lavorare una volta guariti. Ma la colpa non era sempre del datore di lavoro.

Lo studio, eseguito su oltre 22mila persone e condotta da Laerke Smedegaard, della Herlev & Gentofte University di Hellerup (Danimarca), ha messo in evidenza come il 24% delle persone vittime di un infarto perde il lavoro entro un anno dalla ripresa dell’attività lavorativa.

Se da un lato molti datori di lavoro tentano i propri dipendenti colpiti da infarto, in quanto sostengono che possano ridurre la loro produttività a causa di problemi di salute, dall’altro lato sono anche le stesse persone che si vedono costrette a licenziarsi. «Il fatto di riuscire a mantenere il proprio posto di lavoro dopo un infarto è un fattore importante per la qualità di vita, per l’autostima e per la stabilità economica dell’infartuato», spiega Smedegaard.

Anche Carola Adami, fondatrice della società di ricerca di Milano Adami & Associati, ha dichiarato che è arrivata l’ora di iniziare a pensare alle conseguenze che l’infarto ha sul lavoro delle persone che ne sono state colpite.

“Questi dati devono farci riflettere – ha commentato la Adami, – Se ormai da anni si parla dell’accumulo di stress tipico di certe professioni come ulteriore fattore di rischio di infarto, ora dobbiamo iniziare a pensare non solo alle cause, ma anche agli effetti che un infarto può avere sulla vita professionale di una persona”.

Bacia sconosciuto sulla Tour Eiffel e lo trova grazie al web

Pubblicato il 12 Gen 2018 alle 6:39am

“Aiutatemi a trovarlo”: questo l’accorato appello di Juliana Corrales, 18enne americana residente in California, che ha pubblicato su Twitter il video in cui bacia un ragazzo sconosciuto in cima alla Tour Eiffel, chiedendo agli utenti di aiutarla a cercarlo. (altro…)