febbraio 19th, 2018

Plasma, raccolta 2017 in crescita dell’1,8% rispetto al 2016

Pubblicato il 19 Feb 2018 alle 8:48am

È aumentato nel 2017 del 1,8% rispetto al 2016, il plasma messo a disposizione dalle industrie per la produzione di farmaci fondamentali per una serie di patologie, dall’emofilia ad alcune immunodeficienze.

Grazie ai donatori è stato possibile raccogliere quasi 830mila chili di plasma, superiore a quanto previsto dal Programma Nazionale Plasma e Medicinali Plasmaderivati e prescritto dal Programma annuale di Autosufficienza. Lo affermano i dati diffusi dal Centro Nazionale Sangue – Istituto Superiore di Sanità, secondo cui rispetto a un obiettivo prefissato dal programma di circa 816.000 kg, sono stati invece raccolti, nell’anno appena terminato, 11.000 kg in più.

Gengive che si ritirano? Spazzolare troppo i denti è una delle cause

Pubblicato il 19 Feb 2018 alle 6:28am

Le gengive, a un certo punto della vita, possono iniziare a ritirarsi. Le cause della recessione gengivale possono essere le più svariate.

Fatto sta, è che la dentatura viene danneggiata dall’eccesso di placca e dalla spazzolatura frenetica. Quest’ultima infatti potrebbe ‘scoperchiare’ la radice del dente spingendo il paziente a sottoporsi ad un intervento mirato di chirurgia. A spiegarlo è l’esperto Raffaele Acunzo.

La recessione gengivale, spiega Acunzo, colpisce dal 30 al 100% delle persone, a seconda degli Stati. Negli Usa il 58% degli ultratrentenni ha recessioni gengivali superiori a un millimetro. Ovviamente, l’avanzare dell’età aggrava la problematica. I motivi per cui le gengive iniziano a ritirarsi sono infiammatori (eccesso di placca) e traumatici (correlati allo spazzolamento).

‘Ultimamente stiamo osservando la comparsa del problema anche nei pazienti che hanno un piercing labiale che può determinare traumatismo sul tessuto gengivale e in pazienti suscettibili dopo il trattamento con un apparecchio ortodontico. In ogni modo, la cattiva igiene orale o lo spazzolare con troppa forza restano le due cause principali’, sottolinea lo specialista.

Sindrome di Asperger: cos’è, cause e cure

Pubblicato il 19 Feb 2018 alle 6:08am

La sindrome di Asperger è una malattia che si manifesta con una scarsa interazione con gli altri e schemi comportamentali inconsueti, oltre che limitati.

Questa malattia ha dei punti in comune con l’autismo senza ritardo mentale, ma dal 1994, dopo una serie di test su dei bambini che presentavano disordini dello sviluppo, è considerata una categoria a parte. Di questa patologia parlò già negli anni quaranta un pediatra viennese, Hans Asperger, da cui è nato poi il nome della sindrome.

Ancora poco conosciuta oggi, si sta continuando a studiare ed approfondire il quadro clinico dei bambini che tendono a vivere in un mondo tutto loro a causa di una sorta di incapacità o ritardo nell’imparare le comuni abilità sociali. Questi bambini oltre ad avere seri problemi di interazione sociale, in alcuni casi presentano difficoltà anche nella comunicazione e schemi di interessi limitati e caratteristici.

Secondo gli studiosi, infatti, fra i tratti tipici della sindrome vi sono scarsa capacità empatica; interazione sociale inappropriata; limitata capacità di stringere delle amicizie; isolamento sociale; linguaggio monotono; difficoltà nella comunicazione verbale e non verbale; interesse ossessivo per tematiche circoscritte; capacità di memorizzare una serie di informazioni in modo meccanico; movimenti maldestri e posture goffe; rispetto di rituali curiosi e spesso inutili; fragilità emotiva.

La sindrome di Asperger colpisce più i maschi che le femmine e, nonostante le cause siano ancora sconosciute, si è notata una certa familiarità genetica nello sviluppo di questa malattia, in particolare quando era il padre ad esserne affetto. Questa sindrome non sempre impedisce di diventare degli adulti con una vita quasi normale in termini di lavoro e matrimonio, tant’è vero che secondo alcuni medici molti degli adulti con sindrome di Asperger non sono mai stati correttamente valutati e non hanno ricevuto un’approfondita diagnosi in merito.

E’ difficile, però, parlare di terapia, in genere i trattamenti farmacologici mirano ad intervenire sul comportamento, iperattività (trattata generalmente con dei farmaci antidepressivi) o i rituali ossessivi (trattati con medicinali antipsicotici). Si interviene inoltre con training cognitivo-comportamentali che migliorino le abilità sociali dei ragazzi.

Ruzzle, un rimedio contro l’insonnia, parola di esperti

Pubblicato il 19 Feb 2018 alle 5:44am

Un gioco come Ruzzle prima di andare a dormire può migliorare la qualità del sonno. E’ il risultato a cui è giunto uno studio effettuato da un team del Dipartimento di Psicologia dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”, in collaborazione con il Dipartimento NEUROFARBA (Neuroscienze, Psicologia, Area del Farmaco e Salute del Bambino) di Firenze, pubblicato su Behavioral Sleep Medicine. (altro…)