Calato il sipario sul festival di Sanremo, Claudio Baglioni, direttore artistico e co- conduttore del festival della canzone italiana 2018, con Michelle Hunziker e Pierfrancesco Favino, scrive sulla sua pagina Facebook “Gli innocenti non sapevano che la cosa era impossibile e per questo la fecero”, citando il filosofo Bertrand Russell sintetizzando la sua ‘avventura’ sanremese, in un lungo post pubblicato ieri, tutto dedicato al suo primo festival, nel giorno in cui è stata annunciata una nuova data all’Arena di Verona, del tour ‘Al Centro’ che celebrerà i suoi primi 50 anni di carriera (data del 15 settembre è già sold out e si aggiunge anche quella del 14 settembre), da oggi al via le prevendite per gli iscritti al fan club.

Un post in cui, sul finale, Baglioni accenna anche alla possibilità di ritorno alla guida del festival: “Mentre andavo via, mi chiedevo: chissà se ci torneremo? Mi allontanavo da Sanremo, dal suo mare, dai suoi carruggi, dal suo milione di scale, dal suo presepe di case colorate, dalle sue voci e pensavo che è vero: anche dalle esperienze più belle, prima o poi – purtroppo – si deve uscire, ma le avventure più belle sono quelle che non escono mai da noi. Se pure non si dovesse tornare, dunque, sarà solo per un motivo: noi non siamo mai andati via. Non sapevamo che l‘impresa fosse impossibile e allora l’abbiamo fatta. Insieme. E l’abbiamo fatta davvero grossa! Una gran bella cosa. Che non si dimentica”.

Poi usando la frase di Bertrand Russell sottolinea: “Rubo questa frase a un grande pensatore del Novecento perché, in qualche modo, è andata davvero così. Parlo del Festival. E, con innocenti, intendo, naturalmente, ingenui. Perché questo è ciò che siamo stati: ingenui. Così tanto da non renderci conto a cosa andavamo incontro e, dunque, da andarci. Perfino adesso penso sia stata una pazzia. Provare a riportare la musica e le parole al centro. Musica e parole come meta e luogo dell’appuntamento. E una pazzia è stata. Pazzesco assecondarla, pazzesco quanto è successo lì e ancora più pazzesco quanto è successo tutt’intorno a noi”.

“Ancora oggi – prosegue il direttore artistico e cantautore romano – sogno le riunioni con gli autori e le prove con i conduttori, i musicisti e gli ospiti. E ancora oggi avverto un brivido corrermi lungo la schiena, l’istante prima di andare in scena, al pensiero di non aver messo bene a fuoco questo o quel momento o di non aver avuto il tempo di provare quanto avremmo dovuto quel pezzo o quel duetto. Ormai non c’è più tempo, però: la regìa sta chiamando il tempo. Pochi secondi e parte la diretta. Ma quando mi trovo nel mezzo del palco e tutto sta per cominciare, mi sveglio, apro gli occhi, in un silenzio immobile e irreale, e il respiro sonnacchioso della città dietro ai vetri, mi ricorda non solo che è tutto finito, ma che è andata: al di là di ogni aspettativa. Missione compiuta. Volevamo sorprendere Sanremo portando l’immaginazione al Festival, ma il Festival ha sorpreso noi, regalandoci un’esperienza al di là di ogni immaginazione. E, così, mentre l’ansia a poco a poco si allontana, si avvicinano visi, sguardi, gesti e parole di tutti gli ingenui che, insieme a me, hanno reso l’impossibile possibile. Va a loro il mio primo grazie. A chi mi ha seguito in tante scelte difficili e progettazioni complesse, da vicino e a chi lo ha fatto da un po’ più lontano. Tutti, però, con la stessa passione. Grazie alla loro fantasia, alla loro energia, alle loro idee, alle loro parole; soprattutto a quelle che mi hanno costretto a lottare per migliorare le mie e migliorare me. Una formidabile squadra. Un equipaggio fantastico, unito e intrepido, che ha saputo tenere la rotta con qualunque mare e qualunque tempo. E se, rientrando in porto, le sirene hanno suonato e le altre navi hanno issato il gran pavese, è merito di tutti loro”.

“Il secondo grazie – continua Baglioni – è per i protagonisti di questo irripetibile film: giovani, big, ospiti di qui e di fuori. In una parola: gli artisti, coloro senza i quali l’arte semplicemente non esisterebbe e la nostra vita – che lo ammettiamo o no – sarebbe un po’ più pesante e affannosa e di certo un po’ meno ricca di pensieri, emozioni, sorrisi e leggerezza. Le canzoni saranno pure un’espressione breve, è vero, ma sono, pur tuttavia un’arte. Un’arte semplice, povera, fragile, piccola che entra, però, dentro di noi, ci prende, ci stordisce, ci travolge, ci commuove, ci emoziona, ci innamora e ci resta addosso per sempre. Nient’altro riesce a cambiare il mondo fuori e dentro di noi in pochi secondi. Una bella canzone lo fa. Invisibile agli occhi, come tutte le cose essenziali. Non al cuore, però, al quale regala battiti nuovi e un nuovo paio di ali, per volare a tempo con mille altre vite e mille altre storie”.

E conclude: “L’ultimo grazie – il grazie più grande – va a tutte le persone che si chiamano pubblico. Un numero – sottolinea – enorme, impensabile, straordinario. A tutti voi, perché, se è vero che senza gli artisti l’arte non esisterebbe, è ancora più vero che, senza di voi, l’arte non avrebbe alcun senso; così come non avrebbero alcun senso un panorama, un tramonto o una stellata di quelle che lasciano senza fiato, se non ci fossero almeno degli occhi da stupire, una bocca che l’incredibile ci fa lasciare aperta o un petto che comincia a palpitare. Grazie a tutti voi, milioni di individui e di universi, che vi siete ritrovati a condividere tutto questo. A vivere, per qualche giorno, al centro della musica. A rimetterla al centro dei prossimi sguardi, dei pensieri futuri. Dei viaggi a venire”.

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