Psoriasi, la fototerapia arriva a casa dei pazienti gratis. Al via un progetto-pilota in Emilia Romagna

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 12 Apr 2018 alle ore 9:43am

La fototerapia resta l’unica arma vincente contro la psoriasi: anche perché presenta pochi effetti collaterali, può essere utilizzata anche nei bambini ed è una buona opzione per chi, pur avendone bisogno, non può prendere i medicinali generalmente prescritti nei casi più gravi (ad esempio in gravidanza, oppure per chi soffre di altre patologie).

La fototerapia, però, viene generalmente giudicata scomoda dai malati: in quanti bisogna andare in ospedale 2 o 3 volte a settimana per la durata del ciclo di cura, che durano tre mesi circa. Ora invece parte in Italia un progetto-pilota, realizzato da Fondazione Natalino Corazza in collaborazione con la Dermatologia del Policlinico Sant’Orsola di Bologna, che per la prima volta porta le apparecchiature direttamente a casa dei pazienti.

I raggi del sole sono preziosi «alleati» contro le chiazze tipiche di questa malattia che colpisce oltre due milioni di italiani, tanto che d’estate spesso si ha un miglioramento e talvolta la scomparsa completa delle lesioni cutanee.

La fototerapia, usa apparecchiature in grado di riprodurre artificialmente i raggi ultravioletti (UVA o UVB), ed è erogata normalmente in regime ambulatoriale attraverso l’utilizzo soprattutto degli UVB-NB. L’irradiazione avviene per pochi minuti, all’interno di cabine fornite di specifiche lampade (diverse da quelle utilizzate per i lettini abbronzanti a fini estetici perché producono radiazioni diverse), la cui funzione è monitorata con controllo elettronico.

«Tutti i pazienti, indipendentemente dall’estensione della malattia sulla pelle, possono essere trattati con fototerapia – spiega Piergiacomo Calzavara Pinton, presidente della Società italiana di Dermatologia e Venereologia (SIDeMaST) e direttore della Clinica Dermatologica degli Spedali Civili di Brescia – e i risultati terapeutici non sono inferiori a quelli che sono ottenuti con le più recenti terapie biologiche. Inoltre ha altri vantaggi perché non ha alcuna tossicità per gli organi interni e, a differenza dei farmaci sistemici, può essere utilizzata anche per pazienti con altre patologie, quali infezioni croniche come epatiti o HIV, o pregressi tumori di organi interni».

«Per questo abbiamo pensato di portare noi i macchinari a casa di pazienti – spiega Valeria Corazza, presidente della Fondazione che porta il nome di suo padre Natalino -. A volte per ragioni legate all’età delle persone, alla capacità motoria compromessa dalla malattia, ad esigenze di lavoro o alla distanza dalle strutture ospedaliere, questo trattamento per molti pazienti diventa inaccessibile. Grazie alla convenzione tra Policlinico Sant’Orsola e Fondazione Corazza nel 2018 è stato attivato un servizio di fototerapia domiciliare gratuito per un piccolo gruppo pazienti selezionati dall’Unità di Dermatologia diretta dalla professoressa Annalisa Patrizi. La Fondazione sostiene i costi di noleggio verso il fornitore, che avrebbe come responsabilità la gestione della logistica, la consegna e il ritiro a domicilio dei macchinari, revisione e manutenzione per il corretto funzionamento e l’accertamento delle condizioni di sicurezza presenti al domicilio del paziente prima che venga attivato il servizio. Ai pazienti non verrà accollato alcun onere eccetto il ticket per la visita medica. La formazione relativa all’utilizzo delle attrezzature per i pazienti si svolgerà presso la sede della Fondazione a Bologna o direttamente al domicilio del paziente al momento della consegna delle attrezzature. Compiute tutte le necessarie verifiche sulla sicurezza a casa del paziente, la Fondazione si farà inoltre carico di accertare, attraverso visite periodiche di un tecnico specializzato, che il trattamento terapeutico venga svolto correttamente».