Ecstasy presto in farmacia per ridurre i sintomi dei disturbi da stress post traumatico

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 03 Mag 2018 alle ore 10:28am

L’MDMA, conosciuta anche come Ecstasy, aiuterebbe i pazienti affetti da disturbo da stress post – traumatico a stare meglio. E’ quanto suggerito da una nuova ricerca condotta dalla Public Benefit Corporation; organizzazione benefica con sede negli Stati Uniti.

“Pensiamo che l’MDMA stia catalizzando la terapia, piuttosto che essere efficace da sola. L’MDMA ha influenzato i livelli di alcune sostanze chimiche nel cervello e ha aiutato le persone a diventare più coinvolte emotivamente nella terapia” a spiegarlo è il dott. Allison Feduccia, coautore della ricerca.

Il disturbo da stress post-traumatico oggi viene trattato con farmaci, psicoterapie o anche entrambi.

Tuttavia, alcuni pazienti trovano pochi benefici da entrambi.

La Food and Drug Administration (FDA) ha rivisto l’MDMA come “terapia rivoluzionaria”, e potrebbe passare alla fase tre – quella che permette di distribuire territorialmente la sostanza ai pazienti.

La ricerca, pubblicata sulla rivista Lancet Psychiatry, ha coinvolto 19 uomini e sette donne con PTSD (Disturbi stress post traumatici), tra cui veterani militari, pompieri e ufficiali di polizia, che sono stati assegnati in modo casuale a ricevere 125 mg, 75 mg o 30 mg di MDMA ogni mese con partecipanti e terapisti ignari della forza della dose.
I partecipanti sono stati sottoposti a psicoterapia prima che il farmaco venisse somministrato, con sedute da otto ore e per una durata di alcune settimane.

I risultati hanno confermato l’aspettativa dello scarso effetto terapeutico dei pazienti che assumevano piccole dosi, ma comunque utili per fare un confronto con i partecipanti che assumevano dosi maggiori che hanno mostrato, al contrario, un miglioramento significativo.
I benefici sono arrivati soprattutto nella risoluzione della gravità di alcuni sintomi della PTSD: la qualità del sonno, alcuni tratti della personalità e la capacità di essere produttivi nella vita quotidiana e sono continuati 12 mesi dopo l’inizio dello studio, con 16 dei 24 partecipanti che hanno completato lo studio e non rientravano più tra portatori di PTSD.