Omicidio Sara di Pietrantonio, bruciò la fidanzata. Ergastolo ridotto in appello a 30 anni

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 14 Mag 2018 alle ore 6:03am


Una condanna di carcere a 30 anni in appello per Vincenzo Paduano, ex vigilante di 28 anni, accusato di aver ucciso e dato a fiamme la sua ex fidanzata, Sara Di Pietrantonio il 29 maggio 2016 in via della Magliana, alla periferia di Roma. La Corte ha modificato la pena data dai giudici in primo grado che avevano condannato il giovane all’ergastolo. La stessa procura di Roma aveva chiesto ai giudici di appello di confermare la pena del carcere a vita per l’imputato.

Ma la difesa di Paduano ha puntato nel far cadere in aula le aggravanti in modo da ridurre la pena ed eliminare l’ergastolo.

A partire da quella della premeditazione. L’alcol contenuto nella bottiglia che Paduano aveva portato con sé era poco, secondo il legale, e serviva solo per danneggiare l’auto della giovane.

Il legale di Paduano, l’avvocato Flora Divizia, ha letto diversi messaggi WhatsApp tra il suo assistito e Sara nei quali, a suo avviso, c’era ancora un legame profondo tra i due fino ai giorni che precedevano l’omicidio. Questo, sempre secondo Divizia farebbe escludere la premeditazione.

Secondo invece il pm Maria Gabriella Fazi, la premeditazione emergerebbe dal fatto che il vigilante aveva lasciato a posta il cellulare e il tablet sul posto di lavoro. L’alcol nella bottiglietta serviva per pulire il marcio da sradicare. «La ragazza – ha affermato davanti ai giudici nella scorsa udienza la Fazi – è stata bagnata di benzina dalla testa ai piedi. Paduano inoltre ha bruciato il corpo sulle foglie secche per distruggere Sara».

Quanto all’aggravante per futili motivi, la difesa ritiene che Paduano fosse vittima di gelosia mentre per l’accusa, il vigilante considerava Sara un oggetto di sua proprietà. «Ciò che lo ha spinto all’omicidio – ha concluso il pm Fazi – non è la gelosia ma la perdita del potere di predominio su Sara che per lui era un oggetto di sua proprietà».