Vi è una correlazione tra carenza di vitamina D e creme ad alta protezione?

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 27 Mag 2018 alle ore 8:48am

La Società italiana di Medicina Estetica sostiene che ci sarebbero evidenze scientifiche che dimostrano che creme solari potrebbero schermare i raggi solari tanto da provocare una carenza di vitamina D, sebbene le creme per proteggersi dal sole sarebbero raccomandate, sempre e comunque.

La vitamina D, infatti, riconosciuta come un ormone e non come una vitamina, è fondamentale per la salute dell’uomo, e soprattutto della donna per scongiurare la tanto temuta osteoporosi.

Ma oltre al suo ruolo fondamentale nel metabolismo osseo, la vitamina d è coinvolta anche in altri processi del nostro organismo. Dalla modulazione della crescita cellulare alle funzioni neuromuscolari e immunitarie e alla riduzione delle infiammazioni. Di conseguenza, la sua carenza, oltre a causare disturbi ossei, è anche legata ad una vasta gamma di altre patologie di tipo metabolico, cardiovascolare, autoimmune e cancerogene.

Per questo motivo, essendo la vitamina D, strettamente correlata all’esposizione ai raggi UV-B, la cui quantità dipende dal tempo di esposizione, dalla latitudine e dall’altitudine, dall’abbigliamento, dalla pigmentazione della pelle, dall’età e, secondo un recente documento, potrebbe essere correlata anche alla crema solare.

Il suo uso, infatti, potrebbe essere correlato a una riduzione nella produzione di vitamina D. Tuttavia, l’importanza dei filtri solari è ampiamente accettata dalla comunità scientifica. Perché, si sa, che i raggi UV del sole danneggiano il DNA cellulare della pelle, creando così mutazioni genetiche che possono portare anche al cancro della pelle.
Per questo motivo, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha identificato i raggi solari UV come possibili cancerogeni umani, con studi che lo collegano a tumori della pelle non melanomatosi e a melanomi (secondo i dati, attualmente tra 2 e 3 milioni di tumori della pelle non melanoma e più di 130mila tumori melanoma si verificano a livello globale ogni anno), oltre che al graduale processo di invecchiamento precoce della pelle.

Pertanto, l’uso dei fattori di protezione solare (SPF) rimane pur sempre raccomandato per la loro azione profilattica sulla fotocarcinogenesi, perché progettati per filtrare la maggior parte della radiazione solare.

Tuttavia, in dosi giuste i raggi UV hanno anche effetti benefici sull’uomo, come la produzione di vitamina D, la produzione di serotonina, il suo effetto disinfettante, perché limita la proliferazione di batteri, e per la cura di alcune patologie dermatologiche.

Da questo emerge come discusso durante il congresso SIME, che potrebbe esserci una stretta correlazione tra i filtri solari e la carenza di vitamina D, sebbene l’influenza del sole sui livelli di vitamina D rimanga una questione ancora fortemente dibattuta.

Facendo leva su un recente studio sull’effetto dei filtri solari sulla vitamina D, gli studiosi hanno analizzato l’effetto di una protezione solare SPF50+ sulla produzione di vitamina D cutanea e sui livelli circolanti di 25(OH)D3 (ossia la vitamina D trasformata in forma attiva dal fegato) in base alle diverse aree superficiali del corpo, le cosiddette BSA (body surface area).

Le BSA sono state classificate in quattro gruppi: testa e mani (gruppo I), testa, mani e braccia (gruppo II), testa, mani, braccia e gambe (gruppo III) e corpo totale (gruppo IV), i cui risultati hanno mostrato una riduzione della produzione di vitamina D cutanea variabile dal 75,7 al 92,5% a seconda del gruppo BSA considerato.

“Tuttavia – spiega Domenico Centofanti, vicepresidente SIME – i valori della vitamina D 25(OH)D3 circolante risultavano diminuiti solo del 7,7-13,2%. Pertanto, nonostante una grave riduzione della vitamina D cutanea, i livelli di vitamina D 25(OH)D3 circolanti D3 sono risultati influenzati in modo modesto”.

Gli autori dello studio concludono dunque che l’uso a breve termine dei filtri solari non esercita un impatto considerevole sui livelli di 25 (OH) D3 circolante, ma rimane ancora da stabilire se questo sia vero anche per l’uso giornaliero di filtri solari ad alta SPF, che tante persone, per problemi di pelle, di macchie cutanee sono costrette a mettere.