Anna, la giovane che ha sconfitto il linfoma di Hodgkin. Ecco cosa vuole fare per gli altri

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 04 Ago 2018 alle ore 11:24am

Nina, così come si firma online Anna Francesca Fiora, 29enne torinese che attraverso il suo profilo instagran Ninaintown ha raccontato a colpi di post coloratissimi i lunghi mesi di lotta contro il tumore che l’aveva colpita.

Al giorno HODGKIN day 322, Anna ha annunciato al mondo che il linfoma di Hodgkin dopo undici mesi non c’è più.

Un traguardo molto importante per la 29enne  che ha deciso di festeggiare tra  coriandoli, bolle di sapone e il cerchietto con la punta da unicorno, l’animale simbolo di forza e di coraggio che ha accompagnato i suoi aggiornamenti giornalieri.

La notizia che tutti speravano di poter ricevere è arrivata mercoledì quando  l’ultimo test, eseguito alla Città della Salute di Torino, ha evidenziato che la malattia era in remissione completa.

 “Quando l’oncologa Barbara Botto mi ha comunicato l’esito ci siamo abbracciate forte. Avrei quasi voluto portarmela a casa, ma mi hanno detto che non si poteva. Sono stati tutti bravissimi” ha raccontato l’architetto al Corriere della Sera, aggiungendo: “Ma questa non sarà l’unica festa. Vorrei organizzare un evento per raccogliere fondi per il Coes, il Centro onco-ematologico subalpino, che ha sede all’interno delle Molinette, e che mi ha guarita. Il mio obiettivo è far sì che il reparto diventi più young friendly. Mi piacerebbe dotarlo di un collegamento Wi-Fi e di un abbonamento a Netflix. Il linfoma di Hodgkin colpisce soprattutto giovani tra 16 e 30 anni. Vorrei regalare, a chi purtroppo dovrà seguire il mio stesso percorso, un ambiente più confortevole. Una seduta di chemioterapia dura sei ore: se nessuno ti accompagna è davvero una mattinata eterna”.

Anna che nella vita fa l’architetto, vuole fare qualcosa anche per gli altri, ecco il suo progetto.

 “Quando l’oncologa Barbara Botto mi ha comunicato l’esito ci siamo abbracciate forte. Avrei quasi voluto portarmela a casa, ma mi hanno detto che non si poteva. Sono stati tutti bravissimi” ha raccontato l’architetto al Corriere della Sera, aggiungendo: “Ma questa non sarà l’unica festa. Vorrei organizzare un evento per raccogliere fondi per il Coes, il Centro onco-ematologico subalpino, che ha sede all’interno delle Molinette, e che mi ha guarita. Il mio obiettivo è far sì che il reparto diventi più young friendly. Mi piacerebbe dotarlo di un collegamento Wi-Fi e di un abbonamento a Netflix. Il linfoma di Hodgkin colpisce soprattutto giovani tra 16 e 30 anni. Vorrei regalare, a chi purtroppo dovrà seguire il mio stesso percorso, un ambiente più confortevole. Una seduta di chemioterapia dura sei ore: se nessuno ti accompagna è davvero una mattinata eterna”.