Milano: cane tenuto prigioniero con zampe legate in necrosi, salvato dai veterinari

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 10 Ago 2018 alle ore 6:43am

E’ arrivato in condizioni pietose in una clinica veterinaria del milanese, lo scorso 23 luglio, un cane di 2 anni.

Zampe legate, corpo scheletrico e ricoperto da escrementi.

A portarlo, forse per il cattivo odore, o per un ripensamento nella speranza di salvargli poi la vita, quella che erano i suoi proprietari.

A salvarlo, i veterinari e Marina, titolare dell’azienda agricola “Casetta dei sette nani”. È stata lei, oggi custode giudiziario del cane, a ribattezzarlo Batman e a riportarlo, pian piano, a mangiare e a giocare con gli altri animali.

«Batman è arrivato in clinica in condizioni pietose, con uno stato di necrosi avanzato agli arti, i proprietari hanno detto di averlo portato perché non mangiava dal giorno prima e gli erano venute delle piaghe, ma il veterinario – racconta Marina – ha capito che i maltrattamenti erano iniziati molto tempo prima, così ha sporto denuncia alle autorità competenti, sapendo che ospito i cani da dare in adozione, mi ha chiamata e l’ho preso io».

«Inizialmente i proprietari hanno fatto una cessione di proprietà, poi le autorità hanno emesso un ordine di custodia giudiziaria – ha proseguito -. So che gli ex padroni sono degli extracomunitari che vivono in condizioni di disagio, ma il maltrattamento è un reato penale e spero che venga punito in maniera esemplare».

La signora Marina ha scritto un post sulla vicenda di Batman: «non voglio aiuti, ma voglio che la sua storia – sottolinea – non passi sotto silenzio».

La sua idea è proprio quella che «i suoi aguzzini lo abbiano abbandonato in cantina, tutto legato, per farlo morire di fame e di stenti, abbandonandolo ad un triste destino, quando invece se ne potevano disfare anche un po’ prima e non ridurlo in quelle condizioni disumane.

Batman, che ha subito l’amputazione delle dita delle zampe posteriori, «adesso è tutto fasciato ed è ancora sotto antibiotici, fa ancora fatica a mangiare e a interagire, ma – conclude Marina – sta iniziando già a riprendersi».