Tumore al seno: Napoli, farmaco usato per l’osteoporosi in grado di aumentare la sopravvivenza

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 24 Ott 2018 alle ore 6:19am

Un farmaco usato per curare l’osteoporosi, che può essere abbinato al blocco della produzione degli estrogeni, sarebbe in grado di aumentare significativamente la sopravvivenza libera da malattia in donne in pre-menopausa, colpite da carcinoma mammario.

Questa sensazionale scoperta arrivata da Napoli, Istituto Pascale. Lo studio, iniziato 14 anni fa, su un’intuizione di Francesco Perrone, oggi direttore dell’Unità Sperimentazioni Cliniche del Pascale, e’ stato presentato a Monaco in occasione del XX Congresso Europeo di Oncologia.

Lo studio si chiama Hoboe e ha visto la partecipazione di 1065 pazienti, quasi tutte al di sotto dei 50 anni, seguite in 16 centri di medicina italiani convenzionata. «Il trattamento adiuvante con l’acido zoledronico più la terapia ormonale con letrozolo – spiega Perrone – aumenta significativamente la sopravvivenza libera da malattia rispetto al tamoxifene, usato fino ad oggi, in donne che al momento della diagnosi hanno ancora una normale attività mestruale. La combinazione dei due farmaci produrrebbe i risultati migliori in termini di efficacia, portando dal 15 per cento al 7 la percentuale di donne che a 5 anni dall’inizio della terapia hanno una recidiva della malattia».

I risultati di questo studio dovranno essere ancora ulteriormente confermati nei prossimi anni di osservazione delle donne che partecipano ad oggi alla sperimentazione. Tuttavia, spiega Michelino de Laurentiis, direttore della Senologia del Pascale «Se i risultati porteranno alle aspettative che ci auspichiamo – Hoboe potrebbe rappresentare un ulteriore passo in avanti nell’ottimizzazione della terapia ormonale precauzionale delle donne giovani colpite da tumore alla mammella». Per il direttore generale del Pascale, Attilio Bianchi, si tratta «di una prova ulteriore di come l’Istituto sappia interpretare una posizione di leadership efficiente, coinvolgendo altre istituzioni regionali e nazionali nella miglior ricerca clinica. Modello che stiamo applicando nel coordinamento della Rete oncologica campana».