Ministro Salvini, chiesta archiviazione per caso Diciotti. Apre la busta in diretta dal suo ufficio del Viminale

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 01 Nov 2018 alle ore 11:30am

Dalla sua pagina Fb il ministro dell’interno Matteo Salvini apre la busta in diretta arrivatagli dalla Procura di Catania che ha formulato la richiesta di archiviazione nei suoi confronti per la vicenda della Diciotti, dopo aver spiegato dal suo ufficio del Viminale le cose fatte e da fare dal suo ministero.

«Quanto si è pagato per quest’inchiesta? Quanti uomini sono stati impiegati?», chiede il ministro dell’interno. «Sono innocente – aggiunge – potevo e dovevo bloccare gli immigrati». E poi: «I 35 euro al giorno per i migranti diventeranno molti di meno, abbiamo messo a punto un documento d’intesa con Anac e il presidente Cantone». Tra le altre cose annunciate in precedenza prima dell’apertura della busta e la promessa che qualora fosse stato indagato, sarebbe andato avanti lo stesso.

L’inchiesta sulla Diciotti era composta da due filoni, uno in capo alla procura di Palermo e uno a quella di Catania. La procura di Palermo aveva già archiviato la parte di sua competenza, rimettendo a quella etnea una decisione sui fatti avvenuti nel porto. Oggi la vicenda arriva a una conclusione a meno che il giudice non respinga la richiesta del pm.

Nella prima fase della vicenda Diciotti, quando la nave con 190 migranti a bordo non aveva ancora fatto rotta sul porto di Catania e il no allo sbarco non era stato pronunciato da Salvini, “nessun reato fu commesso”. Anzi, venne “tutelato l’interesse nazionale”. E’ quanto aveva deciso il tribunale dei ministri di Palermo, soffermandosi solo su quanto accadde dal 15 al 20 agosto, da quando la “Diciotti” prese a bordo i migranti al largo della Libia a quando ne fece sbarcare 13 – ammalati – a Lampedusa. Immigrati, ricordiamo, che erano così bisognosi di cure e attenzioni, che poi sono scappati dalle strutture che li avevano accolti.

Il tribunale aveva poi trasmesso la pratica alla procura del capoluogo etneo che dovevano stabilire se fosse fondata l’ipotesi di sequestro di persona a carico del ministro perché la “Diciotti” rimase cinque giorni nel porto di Catania senza che il Viminale autorizzasse lo sbarco.