Telefoni cellulari, Tar ribadisce il rischio: da 18 anni la prevenzione non viene fatta dal Ministero della salute

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 18 Gen 2019 alle ore 8:37am

“I ministeri dell’Ambiente, della Salute e dell’Istruzione, entro sei mesi, ciascuno per il proprio ambito di competenza provvedano ad adottare una campagna informativa, rivolta alla intera popolazione, sulle corrette modalità d’uso di telefoni cellulari e cordless e sui rischi per la salute e per l’ambiente connessi ad un uso improprio di tali apparecchi”. Ad intimarlo è il Tar del Lazio accogliendo sul il ricorso dell’Associazione per la prevenzione e la lotta all’elettrosmog.

“Dagli atti depositati in giudizio – scrivono i giudici – risulta che già, con nota prot. n. 0001080 -P del 16 gennaio 2012, il Ministero della Salute, in riscontro ad una precedente richiesta di uno dei procuratori della Associazione ricorrente, evidenziava: “Il tema dei possibili rischi per la salute conseguenti all’uso del cellulare è alla costante attenzione del Ministero della Salute, in particolare a seguito della classificazione stabilita dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro nel 2011, di agente possibilmente cancerogeno per l’uomo (categoria 2B) per i campi elettromagnetici in radiofrequenza”.

Nella medesima nota, il Ministero della Salute, “ha evidenziato che il Consiglio Superiore di Sanità, nel parere del 15 novembre 2011, tenuto conto della posizione formalmente assunta dall’Istituto Superiore di Sanità ha rilevato che allo stato delle conoscenze scientifiche non è dimostrato alcun nesso di causalità tra esposizione a radiofrequenze e patologie tumorali, rimarcando tuttavia come l’ipotesi di un rapporto causale non possa essere del tutto esclusa in relazione ad un uso molto intenso del telefono cellulare” e che lo stesso Consiglio Superiore di Sanità “ha quindi raccomandato di mantenere vivo l’interesse della ricerca e della sorveglianza sul tema, in attesa che le nuove conoscenze risolvano le attuali aree di incertezza, suggerendo nel contempo l’avvio di una campagna d’informazione al pubblico al fine di promuovere e incoraggiare un uso responsabile del telefono, soprattutto in relazione ai bambini che tendono ad essere avvicinati all’uso del telefono cellulare in età sempre più precoce”, precisando infine: “La campagna di informazione è in fase di preparazione e sarà basata sul quadro delle conoscenze desumibili dalle più autorevoli fonti e organismi nazionali e internazionali”. “Nonostante il ragguardevole lasso di tempo intercorso, la preannunciata campagna informativa – sottolineano i giudici amministrativi – non risulta essere stata ancora attuata”.

A vincere il ricorso sono stati gli avvocati torinesi Renato Ambrosio e Stefano Bertone che avevano anche intentato una causa, vinta in primo grado, per Roberto Romeo, nel 2017.

Il Tribunale civile di Ivrea riconobbe al signor Romeo un vitalizio perché “a causa della sua attività lavorativa di referente e coordinatore di altri dipendenti Telecom, ha utilizzato in maniera abnorme i telefoni cellulari”. Nel sentenza i giudici stabilirono che esisteva un nesso causale tra il tumore al cervello, benigno ma invalidante di cui è affetto l’uomo, e l’uso “abnorme” del telefono cellulare nel periodo compreso tra il 1995 e il 2010. Contemporaneamente i legali avevano annunciato il ricorso al Tar del Lazio per conto dell’associazione per la prevenzione e la lotta all’elettrosmog. “Ci sono dei rischi per la salute delle persone e questi devono essere conosciuti. Mai un tribunale aveva ordinato a dei ministeri di informare la popolazione su un tema del genere: si tratta di una sentenza rivoluzionaria”, spiega l’avvocato Stefano Bertone.

Il tar dice nella sentenza che da 18 anni il decreto sulla campagna informativa dei cellulari non viene fatta dalle istituzioni, pertanto ora ci dovranno pensare le attuali che sono al governo.