Morto il piccolo Julen caduto nel pozzo in Malaga. Recuperato nella notte. Una tragedia che ricorda tanto quella del piccolo Alfredino Rampi

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 26 Gen 2019 alle ore 11:06am


Tredici giorni di attesa, trepidazione, disperazione e speranza per i genitori del piccolo Julen e per il mondo intero. Giorni e giorni di tentativi da parte dei soccorritori di riuscire a raggiungerlo e a metterlo in salvo.

Ma niente da fare. Il piccolo, di due anni mezzo caduto in un pozzo nella provincia di Malaga, a Totalán, non ce l’ha fatta. E’ stato trovato morto nella notte dai soccorritori che dopo giorni finalmente sono riusciti a raggiungerlo.

Alla notizia il padre è stato colto da malore. Il corpo del piccolo è stato localizzato dai soccorritori ad una profondità di 70 metri del pozzo, in tutto 107 metri con un diametro tra i 25 ed i 30 centimetri, che era stato scavato illegalmente. «All’una e 25 di questa notte, le squadre di soccorso sono arrivate nel punto del pozzo dove si trovava Julen ed hanno localizzato il corpo senza vita del piccolo». È questa la dichiarazione che, poco dopo le due di notte, è stata rilasciata da un portavoce delle autorità locali alle centinaia di giornalisti che hanno seguito per giorni le complesse operazioni di soccorso che hanno coinvolto ingegneri, minatori e volontari. Il Comune di Malaga osserverà tre giorni di lutto in onore di Julen: l’annuncio è avvenuto tramite un tweet del sindaco della città, Francisco de la Torre. Alle 11:00 di oggi il Comune osserverà un minuto di silenzio.

Una tragica vicenda che sconvolge la Spagna ma che in Italia riporta in mente il tragico destino di Alfredino Rampi, il bimbo di 6 anni precipitato e poi morto il 13 giugno 1981 in un pozzo artesiano in via Sant’Ireneo, in località Selvotta, una frazione di campagna vicino a Frascati, situata lungo la via di Vermicino, che collega Roma sud a Frascati nord.

La sera del 10 giugno il piccolo Alfredino Rampi cadde in un pozzo profondo circa 80 metri mentre rientrava a casa da solo. L’incidente catturò le attenzioni dell’opinione pubblica italiana, sul posto si recò anche l’allora presidente della Repubblica Sandro Pertini, ma le operazioni di soccorso si rivelarono subito molto difficoltose a causa dell’imboccatura della voragine larga appena 28 centimetri e con pareti molto irregolari. Col passare delle ore qualsiasi tentativo di salvare il bambino, scivolato a oltre 60 metri di profondità, si rivelò vano.

Nemmeno il tentativo di un volontario, Angelo Licheri, molto magro e piccolo di statura ebbe successo: l’uomo riuscì ad avvicinarsi al bambino, tentò di allacciargli l’imbracatura per tirarlo fuori dal pozzo, ma per ben tre volte l’imbracatura si aprì e Alfredino scivolò ancora più in profondità. Poco dopo ci provò lo speleologo Donato Caruso, anch’egli senza riuscire a salvarlo.

Il corpo senza vita di Alfredino venne recuperato l’11 luglio successivo, il suo caso fu seguito in diretta televisiva dalla Rai a reti unificate per ben 18 ore e catturò l’attenzione di circa 21 milioni di persone. Una storia che 38 anni dopo presenta molte analogie con quella del piccolo Julen.