Esami e prenotazioni, in 10 anni la rivoluzione delle farmacie. La strada è ancora lunga

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 02 Mar 2019 alle ore 11:54am


Esami del sangue, screening, prenotazioni per visite ospedaliere: una vera rivoluzione per farmacie italiane! In 10 anni sono stati fatti passi da gigante. Il percorso è però ancora lungo. Ma i benefici ci sono tutti, per i cittadini e per il sistema Sanitario nazionale, e sono anche ben visibili, a dir poco straordinari. E’ questo quello che emerge nel centro del dibattito tenuto dagli Stati Generali della Farmacia, ospitati a Roma.

Risale al 2009 la normativa che ha previsto la nascita della cosiddetta ‘farmacia dei servizi’. Dieci anni dopo, secondo una recente indagine, in oltre 6 presidi di croce verde su 10 è presente il servizio CUP per la prenotazione di prestazioni sanitarie; in quasi 8 su 10 si erogano esami clinici come glicemia e colesterolo; quasi 9 su 10 partecipano a campagne di prevenzione e screening. Ma solo il 7% delle farmacie viene coinvolto nell’erogazione dell’Assistenza Domiciliare Integrata.

E ancora poco, ha sottolineato il presidente Marco Cossolo, “si fa per coinvolgere le farmacie nell’aderenza terapeutica: portarla dal 40% attuale al 100%, nelle principali patologie croniche, corrisponderebbe a un risparmio si 3,7 milioni di euro per la sanità pubblica”. Tra i nodi affrontati, quello della distribuzione diretta dei farmaci, sempre più spesso tolta alle farmacie e portata a carico del cittadino, che deve andare a ritirarli presso ospedali o centri di erogazione Asl. “La spesa farmaceutica convenzionata, in pochi anni – precisa ancora Cossolo – ha perso 45 milioni di confezioni di medicinali, che sono quelle passate in distribuzione diretta. Ma questo rappresenta un aggravio di costi sociali sul cittadino, che deve far chilometri per andare a prenderli”.

Rivedere le regole della distribuzione diretta, sarà uno dei temi da mettere sul tavolo per il rinnovo della convenzione tra SSN e farmacie. Tavolo a cui chiederemo, ha concluso Cossolo, “una nuova remunerazione, meno incentrata sul prezzo del farmaco e collegata, invece, ai servizi sempre più complessi che il farmacista è chiamato a svolgere in una società che invecchia, a partire proprio dal monitoraggio dell’aderenza alla terapia in particolare nei malati cronici”.