Probiotici come disinfettanti ospedalieri

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 08 Mar 2019 alle ore 6:00am

I disinfettanti biologici sono a base di probiotici (come i batteri intestinali o i fermenti in commercio) e sono molto efficaci contro le infezioni ospedaliere, riducono infatti la presenza di ceppi antibiotico-resistenti, i casi di infezione e anche i costi correlati.

Ad affermarlo uno studio italiano svolto tra Università di Ferrara, Udine e Bocconi e pubblicato sulla rivista scientifica Infection and Drug Resistance.

Solo lo scorso anno un altro lavoro (su Plos One) testimoniava gli ottimi risultati dell’uso dei probiotici al posto dei classici disinfettanti ospedalieri a base di cloro.

I probiotici puliscono pavimenti e superfici dei reparti scacciando via i germi pericolosi. Questi stanno divenendo via via sempre più resistenti ai disinfettanti tradizionali.

Le infezioni correlate all’assistenza (ICA) rappresentano un problema globale che coinvolge fino al 15% dei pazienti ospedalizzati nel mondo. In Europa 3,2 milioni di pazienti acquisiscono un’ICA ogni anno, 37 mila muoiono come diretta conseguenza di tali infezioni. I microrganismi utilizzati in questo studio (tre tipi di Bacilli) non sono molto diversi da quelli presenti nel microbiota intestinale umano. Si usano come normali disinfettanti, o con panni pre-impregnati con una soluzione contenente i microrganismi non patogeni per i pavimenti, o formulazioni spray per arredi e superfici verticali.

In questo studio durato in tutto un anno con il coinvolgimento di circa 12 mila pazienti e oltre 30 mila campioni (da superfici ospedaliere etc) analizzati è emersa una riduzione dell’83% dei patogeni isolati su superfici e una riduzione significativa (70-99,9%) dei geni di resistenza ad antibiotici. Nel caso dello Staphylococcus aureus (che gioca un ruolo chiave nelle infezioni ospedaliere), le tracce isolate dopo l’uso dei probiotici erano del 63,9-93,5% meno resistenti agli antibiotici.

In media si ha una riduzione del 52% delle infezioni ospedaliere, del 60,3% nell’uso di farmaci, del 75,4% dei costi correlati alle infezioni.