AIFA autorizza somministrazione di Triptorelina per adolescenti confusi sulla loro identità sessuale, polemiche

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 10 Mar 2019 alle ore 7:23am

Polemiche per il farmaco che blocca temporaneamente lo sviluppo della pubertà. La triptorelina è stata autorizzata dall’agenzia italiana del farmaco, Aifa, per i bambini che tra i 10 e i 12 hanno problemi di disforia di genere, ossia vivono forti disagi quando il loro corpo comincia ad assumere le sembianze maschili o femminili e il sesso comincia ad esprimersi fisicamente con la comparsa di mestruazioni, pelo, pomo d’adamo. Già prescrivibile in Italia da parte dei pediatri, ma a pagamento (il costo è molto alto), l’Aifa ha dato ora il via libera alla rimborsabilità dopo il parere favorevole del Comitato Nazionale di bioetica. Dal 25 aprile in poi, data di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, il medicinale, già indicato come antitumorale, è diventato mutuabile, lo paga lo Stato anche per queste indicazioni.

Il farmaco potrà essere dato gratuitamente in casi molto circoscritti in base a certe condizioni etiche stabilite da Aifa. Ma c’è chi come Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia che scende in campo, accusando l’Aifa con queste parole “Perché hanno autorizzato la triptorelina? Probabilmente in Aifa c’è un dirigente ideologizzato. L’immobilismo del governo sui temi etici peggiora le cose”, chiedendo al ministro Giulia Grillo del Ministero della Salute di riferire in Parlamento. L’accusa è che in questo modo si favorisca il passaggio di genere e la scelta dell’intervento per il cambio di sesso.

Altro attacco arriva poi da associazioni Pro Vita Onlus e Generazione Famiglia con un comunicato stampa che dice: “La triptorelina che blocca la pubertà nei casi di disforia di genere, e che è stata inserita nell’elenco dei medicinali erogabili a totale carico del Servizio sanitario nazionale, chiediamo che venga subito ritirata. Si tratta di un atto amministrativo della Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) che è sotto la direzione e il controllo del Ministero della Salute. Per questo chiediamo al ministro Grillo di bloccare questo “farmaco gender” come nei suoi poteri”; è quanto dichiarano il presidente di Pro Vita Toni Brandi e il presidente di Generazione Famiglia Jacopo Coghe, in merito alla determina del 25 febbraio 2019 – pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 2 marzo – dove è stata inserita la molecola triptorelina fra i medicinali erogabili a carico del Servizio Sanitario Nazionale.

“Questo farmaco, che è ad alto rischio, verrebbe anche somministrato col consenso di adolescenti e preadolescenti non in grado di approfondirne tutti gli aspetti scientifici critici. Tutto ciò che coinvolge minori e salute, non può essere regolato dalla sola realtà amministrativa, esiste la Costituzione a cui richiamiamo tutti. Fa paura questo colpo di mano compiuto non certo nell’interesse dei minori a cui viene bloccata la pubertà, ma nell’interesse delle case farmaceutiche e di chi serve sul piatto della teoria gender i nostri figli fragili e ancora in via di sviluppo» concludono Brandi e Coghe”.

per il farmaco che blocca temporaneamente lo sviluppo della pubertà. La triptorelina è stata autorizzata dall’agenzia italiana del farmaco, Aifa, per i bambini che tra i 10 e i 12 hanno problemi di disforia di genere, ossia vivono forti disagi quando il corpo comincia ad assumere le sembianze maschili o femminili e il sesso comincia ad esprimersi fisicamente con la comparsa di mestruazioni, pelo, pomo d’adamo. Già prescrivibile in Italia da parte dei pediatri, ma a pagamento (il costo è molto alto), l’Aifa ha dato il via libera alla rimborsabilità dopo il parere favorevole del Comitato Nazionale di bioetica. Dal 25 aprile, data di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, il medicinale, già indicato come antitumorale, è diventato mutuabile, lo paga lo Stato anche per queste indicazioni.

Pochi pazienti
Il farmaco potrà essere dato gratuitamente in casi molto circoscritti in base a certe condizioni etiche stabilite da Aifa. Eppure, apriti cielo. La leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni è scesa in campo, definendolo farmaco-gender: «Perché hanno autorizzato la triptorelina? Probabilmente in Aifa c’è un dirigente ideologizzato. L’immobilismo del governo sui temi etici peggiora le cose». E ha annunciato che chiederà al ministro della Salute Giulia Grillo di riferire in Parlamento. L’accusa è che in questo modo si favorisca il passaggio di genere e la scelta dell’intervento per il cambio di sesso.

Terapia reversibile
Per la prima volta il Comitato di Bioetica che di solito si limita a pubblicare pareri e non repliche ha voluto chiarire la questione con un comunicato stampa: «Il farmaco viene utilizzato solo in presenza di una profonda sofferenza dei ragazzi con psicopatologie e comportamenti autolesionistici o tentativi di suicidio. C’è un vigile monitoraggio di un equipe multidisciplinare e la somministrazione è limitata nel tempo per aiutare a fare una diagnosi completa di disforia di genere». Alessandra Fisher, pediatra del Meyer di Firenze, spiega: «E’ un’opzione terapeutica completamente reversibile e riguarda poche decine di casi». In pratica, una volta sospesa la terapia, lo sviluppo puberale riprende. Si da tempo però al ragazzo di fare chiarezza dentro se stesso, di risolvere le proprie incertezze.

Scienza e Vita
Il presidente della Consulta di bioetica insiste: «Le obiezioni accampate contro l’uso per la disforia sono riduttive. Sul piano scientifico non basta qualche voce dissidente per squalificare tesi scientifiche consolidate. Le critiche ideologiche servono ad alimentare una guerra culturale e non ad aiutare giovani in seria difficoltà». In un comunicato congiunto l’associazione Scienza e Vita e il Centro studi Livatino, chiedono al governo se «condivide che una materia così delicata sia lasciata a scelte amministrative senza una trasparente ponderazione dei diritti dei beni coinvolti».