Michela Brambilla: “Inseriamo animali in Costituzione, solo così possiamo tutelarli”

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 21 Mar 2019 alle ore 8:10am

Michela Vittoria Brambilla già nella passata legislazione aveva tentato più volte di introdurre nell’ordinamento giuridico italiano la soggettività degli animali, ovvero il riconoscimento del fatto che siano essi esseri senzienti e, come tali, soggetti portatori di diritti e non semplicemente “res”, ovvero cose, così come previsto nel codice civile del 1942. “Nonostante la cosiddetta fase costituente che aveva caratterizzato il passato Parlamento – spiega la deputata di Forza Italia, che è anche presidente dell’Intergruppo parlamentare per i diritti degli animali che raccoglie esponenti di tutte le forze politiche – non se n’è fatto nulla. L’attuale maggioranza, nonostante gli sforzi di un buon ministro dell’Ambiente come il generale Costa, non ci lascia molte speranze, ma siamo nel 2019, abbiamo una popolazione che ha un forte sentimento animalista e non possiamo permetterci di avere ancora dei codici che come mentalità sono fermi al periodo della seconda guerra mondiale”.

La nuova campagna per introdurre in Costituzione il riconoscimento degli animali come soggetti, lanciata in questi giorni a Milano a margine dei lavori assembleari della Leidaa, la Lega italiana per i diritti degli animali e dell’ambiente, riguarda anche una petizione online, che nelle prossime settimane sarà portata nelle piazze italiane, con la quale si chiederà al Parlamento italiano di affrontare la questione e dare seguito alla proposta di legge Brambilla per la modifica di due articoli della carta costituzionale, il 9 e il 117. Il primo, in particolare, è quello in cui i padri costituenti inserirono la tutela del patrimonio artistico ed archeologico. Una definizione generica che tuttavia non comprende l’ambiente in senso stretto, gli ecosistemi e la fauna. “Introducendo queste modifiche nella principale delle nostre leggi – spiega ancora la Brambilla – anche gli altri codici dovranno essere adeguati. Facendolo l’Italia si metterebbe al pari di altri Paesi che da questo punto di vista sono culturalmente più avanzati. Senza andare troppo lontano basterebbe guardare agli esempi di Germania, Austria e Svizzera, che già riconoscono la protezione agli animali, e copiarli”. Una protezione necessaria secondo la parlamentare affinché anche gli episodi gravi di violenze nei confronti degli animali – in Italia nel 2017 sono stati almeno 750 quelli denunciati e resi noti – vengano perseguiti nelle giuste forme e con il giusto peso”.