marzo 23rd, 2019

Bologna, due ragazzini di 11 e 14 anni precipitano giù dall’ottavo piano: morti sul colpo

Pubblicato il 23 Mar 2019 alle 1:19pm

Due ragazzi di 11 e 14 anni sono morti dopo esser precipitati dall’ottavo piano di un palazzo in via Quirino di Marzio, nella periferia di Bologna. (altro…)

Fame emotiva, come superarla

Pubblicato il 23 Mar 2019 alle 12:57pm

La fame emotiva è un comportamento alimentare che spinge a chi ce l’ha ad utilizzare il cibo in maniera inappropriata, come fonte di sfogo delle proprie frustrazioni, emozioni negative: rabbia, tristezza, malinconia, sgomento, abbandono. Sono le principali cause scatenanti di un bisogno di mangiare per sentirsi meglio.

In questi casi la voglia di mangiare non serve a rispondere a un bisogno fisiologico, ma a soddisfare un aspetto che è di natura psicologica: il fatto è che è molto difficile distinguere un attacco di fame emotiva dalla fame reale.

La fame emotiva si distingue da quella fisiologica in quanto si ha la sensazione che non si plachi con qualsiasi cibo ma ci porti a consumare i cibi cosiddetti spazzatura, come dolci, gelati, patatine, snack, noccioline, cioccolato e tutte le altre schifezze che fanno male alla salute e alla linea.

Spesso, a soffrire di fame emotiva, sono le persone più sensibili, buone e intelligenti. Questo non vuol dire essere deboli, ma semplicemente affrontare i problemi e le delusioni che sono più grandi di loro, attraverso il cibo, vista come una fonte di sfogo.

A volte basta una giornata storta, un litigio con il partner o semplicemente un momento di stanchezza per avere subito il bisogno di mangiare qualcosa di buono, dolce o salato che sia!

Solitamente la fame emotiva serve a superare le emozioni negative e ad ottenere dei momenti di piacere, relax, distensione e calma che pensiamo di non riuscire ad ottenere senza cibo.

Come combatterla?

1. Come prima cosa cercare di capire la causa

Ogni volta che state per buttarvi a capofitto sul cibo, fermatevi un attimo e pensate a cosa provate: rabbia? Tristezza? O è semplicemente fame?

2. Non mentite a voi stessi

Guardatevi dentro e scoprite in tutta onestà quali siano i possibili vantaggi quando vi sfogate con il cibo. Questo esercizio vi aiuterà a mettere a fuoco delle possibili alternative al cibo per sentirvi subito meglio.

3. Perdonate voi stessi

Anche se avete fame e la vostra è una fame emotiva e non riuscite ad vere la meglio, imparate ad accettare le vostre debolezze e a perdonarvi: se non lo farete non potrete agire e risolvere il problema.

4. Fate esercizio fisico

Fare attività fisica vi aiuta a scaricare stress, rabbia, tensioni e tristezza: in questo modo supererete le vostre emozioni negative che portano a sfogarti sul cibo.

5. Scegliete i cibi giusti

Quando la fame prende il sopravvento, tenete a portata di mano cibi sani e ricchi di fibre come frutta e verdura in modo da limitare i danni. Altrimenti poi dovrete fare i conti anche con la linea!

6. Fate il pieno di triptofano

Il triptofano è un amminoacido che si trova nel cacao, nella frutta secca e nei semi oleosi. Agisce sulla produzione della serotonina, l’ormone del piacere che aiuta a migliorare l’umore. Assumete un po’ di cacao nel latte ogni mattina!

Pizza: Ministero della salute apre indagine su cartoni tossici

Pubblicato il 23 Mar 2019 alle 8:01am

Il contenitore, usato in Italia, per la pizza da asporto, conterrebbe bisfenolo A potenzialmente dannoso per la salute umana. E’ quanto emerge da unʼinchiesta condotta da “Il Salvagente”.

La sostanza è da tempo sotto esame dell’Efsa, Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, ed è vietata da anni in molti contenitori alimentari, come i biberon. Ma all’estero il bisfenolo A (BPA) viene ancora utilizzato nel cartone low cost per il trasporto di cibo che – a volte – finisce anche in Italia e dunque sulle tavole degli italiani. Questa pratica renderebbe potenzialmente pericoloso il piatto più amato di sempre, la “pizza”, soprattutto se napoletana.

A rilanciare l’allarme è questa importante inchiesta anticipata da Il Fatto Quotidiano. Il ministero della Salute ha pertanto voluto vederci chiaro, dando così il via ad un’indagine in merito. Si attendono ora riscontri e analisi del caso.

Intanto, lo studio de Il Salvagente, per la prima volta, mostra la “migrazione” di bisfenolo A dalla scatola all’alimento. Il bisfenolo è una sostanza chimica che interferisce con il sistema endocrino e con l’apparato riproduttivo.

A spiegarlo è il direttore del mensile Riccardo Quintili a Il Fatto Quotidiano con queste parole “Un passaggio che viene scatenato dall’alta temperatura nella scatola (fino a 60°/65°) in cui si mescolano gli acidi del pomodoro e i grassi della mozzarella e dal tempo prolungato in cui la pizza resta all’interno del contenitore”.

Il Salvagente ha analizzato i cartoni prodotti da tre aziende, due straniere e una italiana, facendo emergere che nelle scatole prodotte all’estero, vi era la presenza della sostanza tossica, e che le scatole d’asporto low cost, realizzate con carta riciclata, dall’estero arrivano prima nelle pizzerie nostrane e poi nelle case degli italiani. E ciò accadrà finché l’Europa non uniformerà la normativa che abbiamo noi in Italia. Vale a dire, l’obbligo di produrre solo con cellulosa vergine gli imballaggi di cartone destinati ad alimenti umidi (D.M. 21 marzo 1973).

Per questo motivo, si può controllare ogni volta, che acquistiamo una pizza da asporto se sulla scatola c’è la dicitura cellulosa al 100% e ci sono i simboli di forchette e bicchieri.

L’importanza di bere acqua durante i pasti

Pubblicato il 23 Mar 2019 alle 7:55am

Bere durante i pasti (parliamo di una quantità che va tra i 600 e i 700 ml, circa 3 bicchieri) porta un doppio beneficio: aiuta cioè l’azione dei succhi gastrici necessari alla corretta digestione e migliora la consistenza degli alimenti che ingeriamo. Oltre i 3 bicchieri, però, è meglio non andare, in quanto i succhi gastrici verrebbero diluiti troppo e sarebbero meno efficaci durante la fase digestiva.

Moltissimi, inoltre, sono convinti che bere prima dei pasti aiuti a dimagrire, invece, non è così. Questa abitudine non ha direttamente effetti miracolosi sulla nostra linea, ma contribuisce a farci sentire più sazi e comprensibilmente tendiamo ad assumere meno calorie durante il pasto vero e proprio.

Cosa sono gli allineatori ortodontici?

Pubblicato il 23 Mar 2019 alle 7:37am

Gli allineatori ortodontici sono una valida alternativa ai soliti e noti apparecchi ortodontici fissi. Grazie infatti ad un’avanzata elaborazione tecnologica solo invisibili, ma anche più igienici.

Oltre ad essere quasi invisibili, garantiscono la correzione della dentatura del paziente in tempi più ristretti e con senza effetti collaterali significativi. Inoltre la praticità e la versatilità degli allineatori ortodontici si riflette anche sulla possibilità di chi li indossa di mantenere una corretta igiene orale quotidiana, ma anche di godere del comfort e di un’aderenza ottimale, oltre che alla possibilità di poter essere indossati in completa autonomia.

Bracket e legature possono causare un aumento della placca, ostacolando l’aiuto dello spazzolino. Inoltre i punti di contatto tra apparecchio e smalto dentale sono zone a rischio per la formazione del tartaro, che tende a raccogliersi laddove setole o filo interdentale non riescono ad arrivare.

Gli ortodontici infatti possono essere temporaneamente rimossi dal paziente, permettendogli di prendersi cura a fondo della propria bocca e di svolgere quotidianamente le attività di profilassi, scoraggiando placca e tartaro e riducendo il rischio di carie e sanguinamento gengivale.

Gli allineatori ortodontici vengono realizzati grazie ad uno scanner, una fotografia laser dettagliata della dentatura, che riproduce – in tempo reale e in 3D – le caratteristiche dei denti e delle gengive. Sono delle mascherine che vengono numerate e sostituite di volta in volta a casa propria. L’ortodenzista presso il proprio studio valuta poi visita per visita il buon andamento dei risultati ottenuti.

Nel corso degli anni anche i costi si sono sensibilmente ridotti.

Infertilità maschile, efficace la tecnica che preleva spermatozoi direttamente dai testicoli

Pubblicato il 23 Mar 2019 alle 7:29am

L’infertilità maschile è causa di quasi la metà dei mancati concepimenti. L’incapacità di fecondare un ovocita sembra infatti maturare lungo il percorso che porta i gameti maschili dagli organi deputati alla loro produzione verso l’esterno. Il percorso che ha inizio dall’epididimo e termina con l’eiaculazione è quello in cui gli spermatozoi vengono maggiormente «stressati». Al punto che, se prelevati direttamente dai testicoli di persone che fino a quel momento sono infertili, mostrano tassi di danneggiamento del Dna analoghi a quelli rilevabili in uomini che hanno già avuto figli o che non mostrano comunque problemi di fertilità.

Jonathan Ramsay, urologo dell’Imperial College di Londra, ha dichiarato che funzionano gli spermatozooi prelevati direttamente dai testicoli. Una importante scoperta questa, che è stata presentata nel corso del congresso della Società Europea di Urologia, che si è tenuto alcuni giorni fa a Barcellona.

Assieme ai suoi collegi, il ricercatore è arrivato a questa conclusione, dopo aver posto a confronto lo sperma prelevato direttamente dai testicoli di 63 uomini infertili – alle cui spalle era già avvenuto un fallimento di una procedura di iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo – con quello di 76 volontari, il cui liquido seminale è stato raccolto soltanto dopo l’eiaculazione. Obbiettivo del lavoro svolto?

Naturalmente, quello di comparare la qualità del seme raccolto. Ebbene, osservando le cellule in laboratorio, i ricercatori hanno notato un danno della doppia elica del Dna esteso per una quota prossima al 15 per cento, sia tra gli uomini infertili che fertili. La percentuale, considerata fisiologica e non in grado da sola di compromettere la capacità riproduttiva, è risultata di gran lunga inferiore rispetto a quella rilevata (40%) raccogliendo lo sperma degli uomini infertili attraverso l’eiaculazione. Un riscontro questo, molto importante che ha spinto Ramsay ad affermare che «evidentemente il danno ossidativo si concretizza soprattutto a livello dei dotti». Motivo per cui ricorrendo al prelievo degli spermatozoi direttamente dai testicoli – procedure che in alcuni centri di procreazione medicalmente assistita (Pma) vengono già effettuate, soprattutto nei casi in cui l’infertilità maschile è da ricondurre a deficit di eiaculazione o all’ostruzione dei diversi dotti: sono note con gli acronimi «Tesa», «Pesa» e «Tese» – «si può immaginare che questi uomini, pur avendo già visto fallire una procedura di Pma, possano comunque diventare padri», per dirla con Sheena Lewi, docente di medicina riproduttiva all’Università di Belfast e presidente della British Andrology Society.

Gli esperti dichiarano che la ridotta capacitazione degli spermatozoi, ovvero la possibilità di fecondare la cellula uovo femminile una volta incontrata nelle tube, possono essere diversi fattori: patogeni sessualmente trasmessi, sostanze sprigionate dal fumo, inquinanti, molecole infiammatorie maggiormente presenti in persone in sovrappeso o obese. Secondo Ramsay, «questa scoperta potrebbe contribuire a risolvere una buona parte di quei casi di infertilità maschile per cui non si trova ancora una soluzione».

«Oggi sappiamo che gli spermatozoi di queste persone sono più integri a livello testicolare di quanto non appaiano dopo l’eiaculazione», aggiunge Lewi, lasciando intendere come sia a questo punto importante acquisire ulteriori prove: l’eventuale fecondazione fugherebbe i dubbi residui. Procedure di prelievo degli spermatozoi direttamente dai testicoli «potrebbero aumentare i tassi di successo delle procedure di procreazione assistita – chiosa Maarten Albersen, andrologo dell’Università di Leuven (Belgio) -. Di questo aspetto, una volta verificato lo step successivo, occorrerà tenerne conto soprattutto in quei Paesi in cui il numero di cicli di Pma rimborsati è limitato e molti uomini si sottopongono a trattamenti destinati comunque al fallimento».