Allo Ieo di Milano, arriva il ‘Google Earth’ del corpo umano, per cure più precise e soft

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 18 Apr 2019 alle ore 7:40am

La tecnologia sempre più al servizio della salute: allo Ieo, Istitito Europeo di Oncologia creato da dall’oncologo Umberto Veronesi, paladino della rivoluzione per cure ‘soft’ contro il cancro Franco Orsi, direttore della Divisione di radiologia interventistica dell’Istituto europeo di oncologia ( Ieo) di Milano, è arrivato un nuovo macchinario che viene descritto come “un ‘Google Earth’ del corpo umano, incredibilmente dettagliato, per districarsi agevolmente nella sua complessa e variabile anatomia”.

Il nuovo sistema installato – “primo in Italia”, spiegano dall’Irccs – segue la filosofia tanto cara al compianto papà della ‘quadrantectomia’ (tecnica che ha permesso interventi meno demolitivi alle donne con tumore al seno): quella delle cure sempre più precise. E’ un sistema di Imaging integrato Eco-Angio-Tac dedicato alla radiologia interventistica. Con la sua capacità di integrare dati da sorgenti di immagini diverse mostra ai camici bianchi un panorama inedito: una sorta di geografia 3D delle parti da trattare, e del tumore da sconfiggere, che li guida come un navigatore hi-tech dritti all’obiettivo. Ieri il taglio del nastro nell’istituto di via Ripamonti, per Alphenix 4D CT. Un nome – quello con cui è stato battezzato il sistema ideato in Giappone – che sembra di un pianeta o di una costellazione e promette effettivamente, secondo quanto assicurano gli specialisti di spingere i trattamenti verso confini inesplorati.

“Fino a ieri – evidenzia Orsi – nella sala operatoria di Radiologia interventistica, si utilizzavano già in contemporanea l’ecografia, l’angiografia e in alcuni casi anche la Tac, ma le relative specifiche immagini venivano elaborate e integrate solo nella mente dell’operatore”. La nuova apparecchiatura offre la visione integrata. Permette di pianificare, trattare e verificare i risultati dei trattamenti nella stessa sala, con un unico sistema e una dose complessiva ridotta di radiazioni erogate al paziente. “È destinata ad ampliare le indicazioni della Radiologia interventistica in oncologia”, prospettano gli esperti, “migliorando precisione, efficacia e sicurezza” delle procedure.

Gli specialisti dell’ Ieo spiegano qual è l’impatto di questa novità hi-tech sull’attività clinica e per loro “significa vedere gli organi in 3D, visualizzare contemporaneamente la loro vascolarizzazione nella quarta dimensione e quindi valutare la funzionalità degli organi su cui si interviene. Prima, durante e dopo gli interventi. Significa – elenca Orsi – poter ‘navigare’ virtualmente dentro i volumi degli organi, mirare in modo rapido e preciso le lesioni tumorali da eliminare, poter avere la certezza di aver eliminato radicalmente il tessuto patologico senza complicanze, immediatamente al termine del trattamento, senza dover aspettare controlli strumentali successivi”.

“La nostra disciplina – commenta l’esperto – nasce con l’imaging e con esso si sviluppa, migliorando costantemente le performance cliniche. Attualmente non esiste al mondo un sistema di imaging ibrido più avanzato di questo. L’integrazione dei dati avviene tramite una tecnologia d’avanguardia che, in sintesi, permette al medico di essere più accurato e più rapido nel raggiungere la lesione ed effettuare il trattamento, risparmiando i tessuti sani circostanti, con l’ulteriore vantaggio di gestire e ridurre la dose radiogena ai minimi livelli necessari”.

All’ Ieo debutta l’ultima evoluzione di una tecnologia che vanta 120 installazioni in Giappone, la sua ‘patria’, e 8 in Europa, contando quella inaugurata oggi in Italia all’ Ieo. Nel Belpaese, fa notare Orsi, “abbiamo iniziato 30 anni fa a ingegnarci per ridurre al minimo l’invasività delle cure a parità di efficacia oncologica. Le procedure interventistiche si propongono di affiancare la chirurgia nei moderni processi ‘multidisciplinari e multimodali’, offrendo quando possibile una valida alternativa nei casi in cui le tecniche mininvasive dimostrano un chiaro vantaggio per il paziente”.