Quando l’infarto è scritto nel sangue: trovato il suo marcatore

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 17 Mag 2019 alle ore 8:11am

Un nuovo studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Plos One, MiR-423, frutto di una stretta e assidua collaborazione tra i ricercatori della Sezione di Genetica Medica del Policlinico Tor Vergata di Roma, guidati da Giuseppe Novelli, e quelli della Sezione di Cardiologia dell’Università e del Policlinico Tor Vergata diretti da Franco Romeo, fa emergere la possibilità che si possa giungere a diagnosi precoci, e quindi prevenire nuovi decessi, grazie all’individuazione di un nuovo biomarcatore genomico, il MiR-423 che rivelerebbe nel sangue, la presenza di una predisposizione ad un infarto.

Ad oggi, nonostante siano stati identificati un certo numero di loci genetici molto poco si era riuscito a fare. In questo contesto, la comprensione delle relazioni tra variabili ambientali e genetiche/epigenetiche potrebbe consentirci invece di distinguere un paziente da un altro, offrendo l’opportunità di impostare un’analisi personalizzata del profilo del rischio del paziente.

Lo studio di Tor Vergata si è concentrato su pazienti con malattia coronarica stabile (cioè cronica, senza sviluppo di infarto) e pazienti con malattia coronarica instabile (ovvero con infarto acuto del miocardio) essendo finalizzato all’identificazione di nuovi varianti epigenetiche da validare come biomarcatori per la stratificazione del rischio e la diagnosi precoce.