Come distinguere un melanoma da un neo, e prevenirlo

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 20 Mag 2019 alle ore 7:28am

In Italia, ogni anno – secondo il registro Airtum – si fanno oltre 7.300 nuove diagnosi di melanoma tra gli uomini e 6.700 tra donne, con un’incidenza raddoppiata negli ultimi 10 anni. Un dato ‘contenibile’ grazie al kit della prevenzione: regola dell’Abcde (Asimmetria, Bordi frastagliati, Colore variegato, Dimensione superiore ai 6 millimetri, Evoluzione rapida nel tempo), alla salute dei nei, a comportamenti corretti sotto il sole e controlli periodici e regolari, almeno uno l’anno, meglio se prima o dopo l’estate.

Queste alcune delle raccomandazioni, sottolineate dagli esperti in occasione della Giornata mondiale del melanoma celebrata il 13 maggio.

Gli specialisti invitano a non perdere di vista anche alcuni sintomi come sanguinamento, prurito o secchezza di un neo preesistente, una ‘macchiolina’ circondata da un nodulo o da un’area arrossata. Fare inoltre prevenzione, per scoprire la malattia in fase iniziale, in quanto significa oggi rendere il melanoma più curabile, grazie a un approccio multidisciplinare, protocolli innovativi – da nuovi farmaci sperimentali, target therapy e immunoterapia.

“Rivolgersi a centri di eccellenza che dispongono al proprio interno di Unità dedicate al melanoma – spiega Alessandra Gennari, professore associato di Oncologia dell’Università del Piemonte Orientale e direttore della Struttura complessa di Oncologia dell’azienda ospedaliera di Novara – fa la differenza nell’approccio diagnostico-terapeutico alla malattia“. Queste strutture, infatti, “permettono di prendere in carico il paziente avvalendosi laddove necessario della stretta collaborazione fra oncologi e dermatologi, con il coinvolgimento di chirurghi, radioterapisti, anatomopatologi e di inserire il paziente in un Pdta. Ovvero un percorso ‘specializzato’ di diagnosi e cura al melanoma che accompagnato dall’accesso alla struttura per una prima visita per la mappatura dei nei, fino ad arrivare alle eventuali cure diagnostiche e terapeutiche, chirurgiche o oncologiche, in funzione dello stadio di malattia“.

Per evitare, pertanto che un neo si trasformi in qualcosa di negativo, benigno o maligno, è necessario attuare comportamenti corretti quando ci si espone ai raggi solari. Un kit preventivo e protettivo fatto da un lato di misure pratiche: gradualità dell’esposizione al sole, soprattutto nei primi giorni che si prende il sole; evitare le ore di punta (dalle 11 alle 17); tintarelle senza l’uso di una corretta crema solare con filtri adeguati alla propria epidermide, spalmandone un generoso strato su tutta la parte esposta (comprese le zone spesso dimenticare come palpebre, occhi, orecchie, piedi), dopo ogni bagno e ogni 2 ore dalla precedente applicazione.

E ancora: indossare, o fare indossare in particolare modo ai bambini, indumenti e schermi protettivi: magliette, cappellini/bandane, occhiali da sole; idratare la pelle bevendo molta acqua e mangiando frutta e verdura anche sotto l’ombrellone nell’arco della giornata; nutrire la pelle quando si torna a casa con una buona crema idratante, un doposole

“Un ruolo chiave è svolto dal dermatologo – precisa Gennari – prima sentinella nell’individuare la presenza di un melanoma, ma anche educatore riguardo i fattori di rischio per il suo sviluppo. Questa neoplasia è infatti prevenibile sia con la corretta esposizione al sole, secondo i principi enunciati, sia sottoponendosi a controlli da effettuarsi periodicamente e ogni qual volta si osservino alterazioni nella ‘struttura’ dei nei“.

“La svolta terapeutica nell’ultimo decennio – conclude Gennari – è stata rappresentata dall’introduzione di nuovi farmaci che hanno migliorato la sopravvivenza e qualità di vita dei pazienti. Tra queste la target therapy, terapie a bersaglio molecolare che hanno ridotto l’utilizzo della chemioterapia nella malattia avanzata, oggi impiegabili anche in terapia adiuvante cioè a scopo preventivo dopo l’intervento chirurgico di asportazione del melanoma, e l’immunoterapia“.