Diabete: con l’eHealth 3.0 cambia il futuro di pazienti e medici, ecco perché

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 21 Mag 2019 alle ore 8:32am

“La tecnologia sta rivoluzionando la medicina e il diabete è un osservatorio privilegiato per capirne il reale impatto: è infatti una patologia per la quale sono già disponibili tantissimi strumenti innovativi per la gestione dei pazienti, dai sistemi di monitoraggio glicemico in continuo ai piani terapeutici informatizzati, dai sensori indossabili alle cartelle cliniche digitali”. A spiegarlo è Mariano Agrusta, Coordinatore Nazionale Gruppo di Studio AMD Psicologia e Diabete, che aggiunge anche “Sappiamo che tutto ciò può contribuire a migliorare la gestione della malattia, aumentando il tempo trascorso con la glicemia nella norma e quindi riducendo il rischio di eventi avversi o complicanze con un risparmio ingente di risorse economiche; dobbiamo anche chiederci però come tutto questo cambierà il rapporto medico-paziente, come si potranno gestire moli enormi di dati, come la tecnologia ci aiuterà a passare da una medicina che rispondeva a una sintomatologia a una che la prevenga e la anticipi. Il convegno tenterà di dare alcune risposte, nella convinzione che l’onda della digitalizzazione è già qui e che dobbiamo perciò cavalcarla per non farci travolgere”.

Il 70% dei “consumatori” italiani ha scaricato sul proprio smartphone un’app per misurare dati relativi alla propria salute ma, secondo i dati dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità del Politecnico di Milano, altrettanti pazienti utilizzano ancora canali vecchi come e-mail o sms per il contatto con il medico. “La sfida, nel diabete, è utilizzare i servizi digitali per una gestione a 360 gradi della patologia lungo tutto il percorso del paziente – osserva Andrea Boaretto, fondatore e CEO di Personalive, start-up nata presso il PoliHub del Politecnico di Milano– La gestione può migliorare per esempio con app che sfruttino dinamiche simili a quelle del gioco, per esempio prevedendo livelli da superare aumentando l’attività fisica, oppure con strumenti che aiutino a trovare sempre una farmacia o un medico ovunque ci si trovi, ma anche attraverso la condivisione dei propri dati sanitari col curante: in caso di ipoglicemia il paziente chiamerà sempre aiuto col telefono, ma se i medici potranno immediatamente accedere a tutti i dati sanitari che lo riguardano grazie alle risorse digitali anche i soccorsi saranno più efficienti. Lungo tutto il percorso del paziente ci sono innumerevoli occasioni in cui il digitale può fare la differenza, l’obiettivo è coglierle dando risposte adeguate e personalizzate in base alle esigenze del paziente”.

La sanità digitale lo consente e già oggi le possibilità sono molte, a tutto vantaggio anche dei medici, in quanto, proprio “Grazie all’aiuto dei servizi digitali – sottolinea Fabio Broglio, professore associato in endocrinologia all’Università degli Studi di Torino – il medico può avere davanti a sé un quadro clinico del paziente più chiaro, completo e immediato, in qualsiasi istante. Questo è molto utile, soprattutto nei pazienti anziani con altre patologie da gestire visti da più di uno specialista: avere accesso ai dati digitali può ridurre il rischio di ripetere esami e prescrizioni, diminuendo anche un’evenienza pericolosa e purtroppo non inconsueta, ovvero prendere lo stesso principio attivo due volte perché prescritto con nomi diversi. Un monitoraggio dei parametri a distanza, poi, può consentire al medico di chiamare il paziente solo quando qualcosa non va e ce n’è davvero bisogno, diminuendo le visite inutili: lo abbiamo testato su donne con diabete gestazionale, osservando che le pazienti non si sono sentite abbandonate, anzi si sono sentite più sicure, certe che in caso di bisogno l’allerta ai medici sarebbe stato immediato. I servizi digitali quindi non pregiudicano il rapporto col malato, – continua Broglio – anzi possono migliorarlo perché così resta più tempo da dedicare ai reali bisogni e al rapporto con lui; l’essenziale sarà riuscire a far sì che tutti i dati del paziente possano arrivare sulle piattaforme di gestione clinica senza un intervento diretto dell’assistito, così da coinvolgere anche i meno avvezzi alla tecnologia, per esempio i più anziani. Con questi presupposti la qualità dei risultati clinici potrà migliorare e ciò, unito al taglio di visite ed esami inutili, fa sì che la digitalizzazione sia un’opportunità di risparmio tangibile, essenziale in un periodo in cui la spesa sanitaria pubblica è stabile ma i fabbisogni sono in continuo aumento per l’invecchiamento della popolazione e l’incremento dei pazienti con patologie croniche”.