Sangue rivela la spia di un cuore stanco

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 07 Giu 2019 alle ore 10:45am

Ricerca italiana ha gettato nuova luce sui meccanismi alla base dello scompenso cardiaco, fra le patologie più in crescita nell’Italia che tende sempre più ad invecchiare.

Scienziati del Centro cardiologico Monzino e dell’università degli Studi di Milano hanno scoperto un marcatore che si promette utile non soltanto per la diagnosi della malattia del ‘cuore stanco’, ma anche per predirne la prognosi.

La sostanza, chiamata SP-B (proteina del surfattante polmonare B), può infatti spiegare il perché del peggioramento dello scompenso e perché questo sia in grado di trasformare il colesterolo buono in colesterolo cattivo.

Il lavoro – pubblicato sull’ultimo numero dell”International Journal of Cardiology’ – è stato condotto da Piergiuseppe Agostoni, professore ordinario di Cardiologia alla Statale del capoluogo lombardo e coordinatore dell’Area di Cardiologia critica del Monzino, e da Cristina Banfi, responsabile dell’Unità di ricerca di Proteomica cardiovascolare del Monzino. Il team ha scoperto che “la proteina SP-B, rilasciata dai polmoni, indica la presenza di scompenso cardiaco, ne predice la prognosi e soprattutto è responsabile dell’aggravarsi della malattia”, spiegano gli autori che si propongono ora di “sviluppare un esame che, misurando il valore di SP-B nel sangue, renda possibile diagnosi di scompenso cardiaco più precise ed efficaci”. Secondo gli esperti, un test del genere rappresenterebbe “una svolta”.