Da oggi, lunedì 10 giugno, al via su Sky Atlantic “Chernobyl”, la serie tv incentrata sulla tragedia del 26 aprile 1986 alla centrale nucleare ucraina.

La serie tv parla infatti del più grave incidente avvenuto in una centrale nucleare, raccontato attraverso gli atti di coraggio di chi provò a salvare l’Europa dal disastro. La fiction televisiva si apre con due domande che, a distanza di 33 anni dal disastro nucleare, riaccendono uno scontro da guerra fredda tra russi e americani, evocando antichi complotti della Cia e più attuali manovre di sabotaggio economico.

In 5 puntate ideata dal newyorkese Craig Mazin, diretta dallo svedese Johan Renck e trasmessa dalla piattaforma Hbo, ha ottenuto un grande successo negli Usa. Dove è stata vista da un totale di 6 milioni e, secondo i rating della rete, come Internet movie database o Rotten Tomatoes, ha totalizzato il più alto indice di gradimento per questa categoria di programmi. Più del Trono di Spade.
Tv russa ha invece deciso di non comprarla.

Il racconto di Mazin, 48 anni, prende le mosse da quella drammatica notte del 26 aprile 1986. Un’esplosione, poi un incendio nel reattore nucleare di Chernobyl, nel Nord dell’Ucraina. In queste settimana i media americani si sono concentrati sull’accuratezza scientifica della trasposizione sullo schermo. Micheal Shellenbergher, presidente di Envirnmental Progress ha sottolineato tutte le esagerazioni, se non le distorsioni della realtà. Un solo esempio, per non svelare troppo. C’è la scena drammatica di una donna che corre in ospedale per assistere il marito, un vigile del fuoco sfigurato dalle emissioni della centrale. «Non lo toccare o resterai contaminata» la ammonisce la scienziata-eroina. Ma le radiazioni non sono virus contagiosi.

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