Trasfusioni: creato il sangue universale grazie ai batteri intestinali

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 16 Giu 2019 alle ore 6:35am

Il sangue del gruppo sanguigno di tipo A è stato trasformato con successo in quello “universale” di tipo 0, grazie a semplici enzimi estratti da un batterio appartenente al microbiota intestinale. La conversione renderà ora, disponibili, quantità superiori di sangue per trasfusioni, dato che l’incompatibilità tra i vari gruppi sanguigni (A, B, AB, O), amplificata anche dai fattori che li caratterizzano – come il Rhesus positivo o negativo –, riduce sensibilmente quello disponibile per gli interventi chirurgici anche a seguito di ingenti quantitativi di donazioni.

Risultato questo dovuto ad un team di ricerca canadese guidato da scienziati dell’Università della Columbia Britannica (British Columbia) di Vancouver coordinati dal professor Stephen G. Withers, docente presso il Dipartimento di Chimica dell’ateneo e ricercatore ai Michael Smith Laboratories, che hanno basato la nuova indagine sugli ottimi risultati di una precedente ricerca presentata in occasione del 256° meeting dell’American Chemical Society (ACS), il cui approccio si baserebbe poi nel “cancellare” l’antigene che è alla base dell’incompatibilità fra i vari gruppi sanguigni, quello che può scatenare reazioni del sistema immunitario potenzialmente fatali dopo una trasfusione. Noti già, diversi enzimi con questa capacità, ma anche quelli prodotti dai batteri nell’intestino umano, decine di volte superiori, Withers e colleghi si sono concentrati ora sui batteri Flavonifractor plautii estratti dalle feci.

Così dopo aver isolato dai batteri i geni responsabili della codifica degli enzimi in grado di rimuovere le componenti dell’antigene A, hanno aggiunto piccole quantità di queste proteine su una piastra di Pestri con del sangue di tipo A. Una reazione questa catalizzata dagli enzimi che ha rimosso gli elementi responsabili dell’incompatibilità rendendo il sangue un tipo 0, compatibile con tutti i gruppi sanguigni di tipo A, B e AB con fattore Rhesus positivo. Poiché questi sono presenti nel 75 percento della popolazione mondiale, attraverso questa procedura si potrebbero avere scorte di sangue “universale” per far fronte a larghissima parte delle trasfusioni. Secondo gli scienziati la stessa tecnica potrebbe essere utilizzata per purificare organi da dedicare ai trapianti e le cellule staminali. La scoperta sottolinea ancora una volta quanto i batteri presenti nel microbiota intestinale possano giocare un ruolo fondamentale nel tutelare la nostra salute. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Nature.