giugno 23rd, 2019

Nei figli di genitori separati aumenta il rischio di obesità

Pubblicato il 23 Giu 2019 alle 11:45am

Uno studio condotto dalla London School of Economics and political science dimostra che i figli di divorziati corrono un rischio maggiore di avere problemi di obesità rispetto ad altri bambini.

I risultati hanno evidenziato infatti che la separazione ha effetti negativi anche sulle abilità cognitive, educative ed emotive dei bambini che possono incorrere persino nella depressione.

Un’esperienza traumatica, che risulta essere tanto più dannosa quanto più piccolo è il bambino.

Seguiti 1.573 dei nati tra il 2000 e il 2002 in 5 momenti della loro vita: 9 mesi, 3, 5, 7 e 11 anni nei successivi 24 mesi dopo la separazione si è manifestato un aumento di massa corporea, mentre, nei seguenti 12, si è sviluppata la possibilità di diventare obesi. Altri studi hanno poi rilevato ulteriori effetti negativi della separazione: ovvero che l’obesità può provocare a sua volta persino la depressione.

Dalle cause individuate dai ricercatori è emersa che la minore disponibilità economica delle famiglie separate impedisce di acquistare cibi freschi (frutta e verdura) e quindi di affrontare costi di attività extra-curriculari come sport e svaghi fondamentali per la salute di un bambino. Lo studio ha evidenziato infine che i bambini si adeguano ad abitudini alimentari sbagliate soprattutto quando i genitori separati hanno meno tempo ed energie a causa di un lavoro più intenso o altre problematiche di vita quaotidiana.

Estate, dimagrire con cibi che contengono poche calorie. Ecco quali

Pubblicato il 23 Giu 2019 alle 11:37am

Se volete perdere qualche chilo di troppo in pochissimo tempo, essere pronti per la prova costume, ecco alcuni alimenti che fanno per voi. (altro…)

Sla, inaugurata al Policlinico Gemelli di Roma la prima biobanca nazionale

Pubblicato il 23 Giu 2019 alle 7:48am

È stata inaugurata dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte al Policlinico Gemelli di Roma, la prima biobanca nazionale. Al suo interno, Dna, plasma e colture di cellule verranno catalogati in forma anonima e messi a disposizione di tutti i ricercatori italiani e del resto del mondo.

Un nuovo impulso alla ricerca sulla Sla (la sclerosi laterale amiotrofica) per la crioconservazione dei campioni biologici dei pazienti. Velocizzare gli studi su una malattia che oggi è ancora senza cure, garantendo più qualità e sicurezza nella distribuzione dei materiali, è l’obiettivo della struttura inaugurata in questi giorni al Policlinico Gemelli di Roma, alla vigilia della Giornata mondiale sulla Sla, e voluta direttamente da Aisla, l’associazione di pazienti. “La biobanca rappresenta una modalità innovativa di fare ricerca scientifica perché promuove la condivisione delle risorse. Di solito i ricercatori sono gelosi custodi dei loro dati”. Queste le parole del premier Conte, che ha tagliato il nastro dell’impianto.

A dirigere l’attività di raccolta e stoccaggio di cellule e tessuti Mario Sabatelli, responsabile del centro clinico Nemo adulti (situato all’interno del Gemelli), specializzato nell’assistenza di chi è affetto da malattie neuromuscolari come la Sla. “Noi arruoleremo i nostri pazienti per il prelievo dei campioni, speriamo che anche gli altri centri di ricerca collaborino inviandoci i loro”, si augura il medico. Basterà poi che gli scienziati facciano una richiesta di accesso al catalogo per poterlo consultare e di spedizione dei campioni presso il loro laboratorio.

La biobanca, gestita dalla società Xbiogem (frutto della fusione tra Policlininco Gemelli e il centro di risorse biologiche del gruppo Sapio), si compone di due locali di stoccaggio dove si trovano dieci contenitori a vapori di azoto di ultimissima generazione che possono conservare fino a 380mila campioni di sangue e tessuti a una temperatura che va da meno 20 gradi a meno 196.

Healthytude: si conclude oggi a Milano la 3 giorni di prevenzione, cibo, sport e benessere

Pubblicato il 23 Giu 2019 alle 6:54am

Dal 21 al 23 giugno il capoluogo lombardo si è trasformato nella capitale della salute con Healthytude, la manifestazione dedicata al benessere a 360 gradi. Nutrizione, attività fisica, cura di mente e corpo ma anche innovazioni tecnologiche e tanta prevenzione: sono solo alcuni dei temi principali al centro di un fitto programma di eventi, che sta animando il The Mall, l’esclusivo complesso di Porta Nuova, che si è trasformato in un importante polo scientifico ma non soltanto. (altro…)

Incontinenza urinaria, la soluzione è nell’elettrostimolazione

Pubblicato il 23 Giu 2019 alle 6:31am

L’incontinenza urinaria, condizione caratterizzata dalla perdita involontaria di urina, può riguardare sia la donna che l’uomo. Si contraddistingue per la perdita di urine occasionale, ad esempio dopo un colpo di tosse o uno starnuto, o per la presenza di uno stimolo a urinare improvviso.

“L’elettrostimolazione e’ un’arma che possiamo utilizzare per il trattamento dell’incontinenza urinaria. Si tratta dell’applicazione di uno stimolo elettrico a una struttura, che sia tipo nervoso sia muscolare, atto ad ottenere un effetto”. Lo fa sapere all’agenzia Dire la dottoressa Antonella Biroli, fisiatra dell’ospedale San Giovanni Bosco di Torino e referente della Commissione multidisciplinare della Societa’ italiana di Urodinamica, in occasione del 43esimo Congresso nazionale della Siud.

“Non si tratta di un’unica tecnica, ma di un insieme di tecniche- spiega Biroli- che variano per sede di applicazione e per caratteristiche dello stimolo che si va ad utilizzare. Si precede in un primo momento con la diagnosi del problema e con la diagnosi funzionale: cosi’, all’interno di un progetto terapeutico che viene definito, possiamo utilizzare l’elettrostimolazione secondo le caratteristiche ben definite e gli obiettivi che ci poniamo. In questo senso, possiamo utilizzarla sia nel campo dell’incontinenza urinaria da sforzo sia da urgenza, con modalita’ differenziate a seconda del problema”.

Per quanto riguarda invece il trattamento del dolore pelvico cronico, questo coinvolge diverse discipline ed e’ multimodale. “Nell’ambito del trattamento, quello riabilitativo gioca senz’altro un ruolo importante- spiega ancora la fisiatra – Un trattamento sia di tipo manuale sia strumentale va indicato a seconda delle caratteristiche del paziente, quindi secondo le caratteristiche del dolore, della fisiopatologia del dolore e della sintomatologia descritta dal paziente”.

Ma il messaggio che per l’esperta vuole lanciare e’ soprattutto questo: “Pur chiamandosi ‘dolore pelvico cronico’, la definizione di ‘cronico’ non deve essere una condanna – conclude la dottoressa Biroli. Si tratta solo di un dolore che perdura nel tempo, ma oggi sono a disposizione armi terapeutiche multimodali in grado di agire nel tempo e di essere d’aiuto a chiunque soffre di questa patologia”.

Inoltre, negli ultimi anni gli urologi stanno ponendo sempre più l’accento sugli interventi chirurgici per risolvere problemi di incontinenza urinaria negli uomini, grazie allo sviluppo di più sofisticati device in grado di limitare quanto più possibile gli eventuali fastidi post-intervento. Si è discusso anche di questo in occasione del 43esimo Congresso nazionale della Società italiana di Urodinamica, in corso a Roma fino a sabato.

Sindrome di Dravet, oggi 23 giugno la sesta “Giornata Internazionale”

Pubblicato il 23 Giu 2019 alle 6:03am

Il 23 giugno, in occasione della sesta Giornata Internazionale per la sindrome di Dravet, le organizzazioni di pazienti di tutto il mondo promuoveranno attività di sensibilizzazione per fare conoscere questa malattia rara che colpisce neonati sani nel loro primo anno di vita.

La sindrome di Dravet è una grave forma di epilessia farmacoresistente, associata a diversi altri disturbi come problematiche del linguaggio, ritardo psicomotorio, problemi ortopedici e della deambulazione, disturbi del sonno e problematiche comportamentali.

Circa il 17% dei pazienti non raggiunge l’età adulta a causa di incidenti o diverse complicazioni della malattia. La sindrome colpisce 1 su 22.000 persone.

La causa della sindrome di Dravet è una mutazione genetica che, nella maggior parte dei casi è “de novo”, cioè non ereditata dai genitori. Il primo sintomo della malattia sono gravi crisi epilettiche che esordiscono in età infantile. Le persone con la sindrome di Dravet continuano a soffrire di epilessia per tutta la loro esistenza.

In alcuni casi, poi, le crisi provocano un grave rischio per la vita, dato che possono determinare uno stato di male epilettico (crisi che si ripetono senza recupero o crisi prolungata, oltre i 30 minuti). Le persone con sindrome di Dravet possono essere colpite dalla morte improvvisa e inaspettata in epilessia (SUDEP). Questo rischio, insieme alle altre problematiche elencate, ha un enorme impatto sulle famiglie che convivono quotidianamente con la malattia.

Negli ultimi quindici anni, diverse associazioni o fondazioni Dravet sono state fondate in numerosi paesi. Rappresentano un grande sostegno per le famiglie colpite dalla sindrome. In Europa, le organizzazioni si sono riunite nella Federazione europea della sindrome di Dravet (DSEF) e lavorano insieme per migliorare la qualità della vita dei pazienti e delle loro famiglie. Previsti incontri internazionali nei quali professionisti si scambiano conoscenze ed esperienze, promuovendo un registro dei pazienti che raccoglie dati clinici sulla sindrome di Dravet e facilitando e finanziando la ricerca scientifica.

Il Gruppo Famiglie Dravet è affiliato al DSEF e si occupa di sostenere le famiglie italiane interessate dalla malattia mediante progetti finalizzati alla creazione di un network nazionale di sostegno, all’inserimento scolastico, allo sviluppo di terapie riabilitative specifiche per la sindrome.

L’associazione poi promuove il finanziamento della ricerca scientifica attraverso lo sviluppo di una biobanca specifica presso la Biobanca del Laboratorio di Genetica Umana dell’ IRCCS Istituto Giannina Gaslini – Genova, aderente al Telethon Network of Genetic Biobanks, nonché al finanziamento di bandi internazionali competitivi.