giugno 24th, 2019

Scrub viso e corpo, niente microplastiche, è l’anno di sale e caffè

Pubblicato il 24 Giu 2019 alle 10:09am

Le principali industrie di cosmetici hanno cambiato passo con nuove edizioni di scrub, attingendo dalla natura e dalle tradizioni nostrane dando vita a sostanze più naturali, gommage che molte volte vengono ideati anche col fai da te.

Nella vasta scelta di ingredienti pronti all’uso, troviamo ricette golosissime condivise anche sui social, a base di caffè e ‘sali minerali’ (da quello rosa al nero), frutti di bosco, verdure e zucchero. Seguono polveri e micro polveri di origine naturale.

I rimedi esfolianti e i gommage vivono una seconda giovinezza e sono anche prodotti di punta delle company più innovative, che operano secondo i principi dell’economia circolare, sempre più gradita ai consumatori di tutto il mondo attenti anche all’ecosistema, all’ambiente circostante. Ingredienti alternativi, spesso provenienti da scarti alimentari, sono infatti il cuore pulsante delle nuove formulazioni.

Da Lush, il brand inglese da sempre impegnato nella lotta all’inquinamento da microplastiche, arrivano ad esempio, gli scrub al 100% naturali e biodegradabili. Nella linea completa troviamo shower scrub mix a base di sale marino, carbone assorbente e olio di rosmarino e pino (Scrub Scrub Scrub), o Movies, sapone per il visto che ha nel pane integrale l’ingrediente esfoliante per togliere le cellule morte, Sandstone usa invece sabbia finissima, mentre al caffè troviamo lo scrub Cup O’ Caffee, una maschera viso e corpo con caffè macinato esfoliante.

Fra i nuovi brevetti industriali ai primi posti per consumi anche i prodotti di Novamont, rinomata marca per la produzione di sacchetti bio, che in collaborazione con il marchio Roelmi Hpc (azienda italiana leader nella produzione di ingredienti per la cosmetica) ha sviluppato una serie di prodotti a base di ingredienti interamente biodegradabili ad azione esfoliante; la londinese UpCircle Beauty che recupera i fondi di caffè e le spezie del tè chai fermentato, mescolati a erbe, fiori, menta, cannella, ginger, e mandarino e limone per ricavarne sieri, saponi e oli ad azione esfoliante e la Sud Coreana Beigic che usa invece semi di caffè per i gommage.

Insomma, ce ne è veramente per tutti i gusti e tutte le tasche. Basta fare un giro della rete e delle profumerie. Per essere ammaliati da nuove essenze, profumazioni, novità e sostanze ecosostenibili. Del tutto naturali come i rimedi fai da te fatti in casa anche dalla nostra nonna.

In profumeria riscuotono grande successo i gommage-granita per il corpo (da Sephora), i gel doccia ad azione anche esfoliante (Avene, Eau Thermale Avene), gli esfolianti alla polvere di bambù (della francese Clarins) e gli scrub marocchini con olio di argan (di Simon & Tom). Comfort zone propone un doccia scrub in gel perfetto per il post attività sportiva e fatto con estratto di te matcha, foglie di tè verde, riso nero. Per i capelli c’è l’innovativo scrub di Davines, SOLU Sea Salt Scrub Cleanser realizzato con il sale marino della salina di Paceco (Trapani), presidio Slow Food.

Vitamina Q: a cosa serve, i cibi che la contengono

Pubblicato il 24 Giu 2019 alle 8:51am

La vitamina Q, conosciuta anche col nome di coenzima Q o ubichinone, è una molecola organica liposolubile. Che per quanto riguarda la sua struttura, è molto simile alla vitamina E e alla vitamina K. (altro…)

Nuove droghe, 730 nuove sostanze, allarme psichiatri: “Effetti devastanti”

Pubblicato il 24 Giu 2019 alle 6:49am

Sono 730, secondo l’ultimo report dell’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (Emcdda), le nuove sostanze psicoattive in vendita in Europa, 55 delle quali segnalate nell’ultimo anno.

Dal congresso della Società italiana di psichiatria (Sip) in corso a Firenze, gli esperti parlano di un vero e proprio allarme a causa degli effetti terribili che spesso si hanno sui giovani e giovanissimi.

«Di frequente – spiega Massimo Di Giannantonio, presidente eletto Sip – sono frutto del ‘riciclaggio di prodotti sintetizzati in passato per scopi farmacoterapeutici e spesso abbandonati a causa dei notevoli effetti avversi. Da un punto di vista farmacologico, le Nps sono estremamente eterogenee. Una loro possibile classificazione muove dalla categoria di sostanze delle quali esse mimano gli effetti. Ad esempio i cannabimimetici sintetici o catinoni sintetici. Ma anche all’interno di questi macrogruppi, le differenze rendono la predizione dei rischi per la salute estremamente complessa».

Altre difficoltà sono dovute al loro dubbio status legale, all’impossibilità di rintracciarle con i comuni test tossicologici e al loro ‘marketing sul web’, che consente di raggiungere infiniti potenziali acquirenti, molto spesso giovani o giovanissimi.

«Gli effetti sulla salute fisica e mentale – aggiunge Enrico Zanalda, presidente Sip – sono estremamente variabili. A porre i maggiori rischi sono sostanze stimolanti come catinoni sintetici e fenetilamine, responsabili di episodi di delirio paranoide, agitazione psicomotoria grave, aggressività, allucinazioni, nonché ipertensione, crisi convulsive, disturbi cardiovascolari, addirittura coma. Ma sono pericolosi anche i cannabimimetici sintetici, spesso causa di intossicazioni potenzialmente fatali, ma anche di sintomi psicotici non transitori».

«Non da ultimo – conclude Di Giannantonio – ricordiamo la comparsa nel gruppo delle Nps dei nuovi oppioidi sintetici, a partire dal 2009: tali molecole sono estremamente potenti, e comportano una seria minaccia per la salute pubblica. Si tratta di prodotti dalla notevole potenza: il fentanyl, capostipite di questa famiglia, ha una azione circa 100 volte maggiore rispetto a quella della morfina».

Tra le sostanze più utilizzate ai giorni nostri ci sono, dicono gli esperti, il fentanyl, un potente oppioide sintetico, è uno dei più noti, soprattutto negli Stati Uniti. Viene utilizzato da solo o come adulterante di partite di sostanze classiche, soprattutto eroina, causando così scie di decessi per overdose. Ma sono tante le cosiddette Nuove Sostanze Psicoattive (Novel Psychoactive Substances), quelle che vengono definite nuove droghe, difficili da riconoscere e da trattare. Si calcola che in generale siano circa 88 milioni (il 25%) gli europei che hanno consumato sostanze illecite almeno una volta nella vita. Cannabis e cocaina sono ancora quelle più consumate (rispettivamente il 24,8 e il 5,1%).

Vene varicose e il trattamento con la scleromousse

Pubblicato il 24 Giu 2019 alle 6:44am

In Italia sono tante le persone che soffrono di vene varicose. Si parla infatti di una persona su due. Le donne sono maggiormente colpite in un rapporto di due a uno rispetto agli uomini e un’età media più bassa, sui vent’anni circa (dati emersi dal XXIV Congresso mondiale di flebologia di Roma nel 2015). L’insufficienza venosa cronica è un problema di circolazione sanguigna che si manifesta visivamente con la dilatazione dei vasi dal percorso generalmente tortuoso che interessa il sistema venoso superficiale delle gambe (la grande e piccola safena e gli affluenti di entrambe): le vene varicose o varici vengono molto spesso sottovalutate e derubricate a seccatura estetica.

«In realtà», spiega l’angiologo Elia Diaco, presidente della sezione calabrese della Società italiana di angiologia e patologia vascolare (Siapav), «dietro può esserci un problema di salute anche grave: flebiti, ulcere venose, tromboflebiti superficiali o profonde che possono portare anche all’embolia polmonare ».

Quando si avvertono sintomi come dolore, pesantezza, bruciore o senso d’irrequietezza alle gambe e compaiono edemi agli arti inferiori, meglio rivolgersi subito a un angiologo. Il quale sottoporrà il paziente all’ecocolordoppler. Si tratta infatti di una ecografia con immagini a colori rosso e blu dei flussi venosi e arteriosi, in grado di evidenziare le eventuali lesioni, anche piccole, delle pareti dei vasi.

La tecnica classica, risalente ai primi anni del ’900, è quella della safenectomia o stripping della safena. In pratica si «sfilano» – stripping, appunto – i segmenti danneggiati di quella che è la vena più lunga del corpo umano (va dalla caviglia all’inguine).

Per le piccole varici sintomatiche che non coinvolgono la grande safena si ricorreva fino a pochi anni fa alle microincisioni della varicectomia. Meno invasiva, ma sempre chirurgica, è l’ablazione della safena mediante laser o radiofrequenza: sonde inserite attraverso una piccola incisione che liberano energia laser o radiofrequenze che occludono la vena, eliminandola dal circolo.

La scleromousse «La scleromousse è la vera rivoluzione», come la definisce Diaco, in quanto arriva, però, nel 1997. Il chirurgo vascolare spagnolo Juan Cabrera propone per la prima volta un farmaco sclerosante in forma schiumosa (mousse) che evita il ricorso al bisturi. «È la tecnica della scleromousse », prosegue l’angiologo.

«In Francia i dottori la usano da oltre 15 anni. In Italia è stata rivalutata grazie al cosiddetto Metodo Tessari, un nuovo protocollo di preparazione e utilizzo della schiuma, ideato dal medico Lorenzo Tessari, che prevede l’unione di una sostanza, l’aetoxiscl erolo, con l’aria o con gas biocompatibile attraverso miscelazioni eseguite in rapida successione con l’ausilio di due siringhe collegate tra loro da un rubinetto a tre vie».

Come funziona il trattamento Il trattamento viene effettuato in ambulatorio e non richieste anestesia locale. «Tramite una sonda ecografica», spiega Diaco, «s’individua la vena da trattare, all’interno della quale vengono iniettati solitamente non oltre 5-10 ml (la quantità massima è di 20 ml) di schiuma sclerosante attraverso un piccolo catetere o un ago butterfly (a farfalla) eco-guidato. La mousse agisce sulle pareti venose dove il tessuto interno risulta danneggiato e provoca una flebite chimica, in cui il trombo ostruisce la vena, che, poi, viene ripulita dai macrofagi, specie di “cellule-spazzine”, in un mese o due».

Il procedimento dura dai due ai tre minuti e la mousse in eccesso eliminata per via venosa e catabolizzata. Asportato l’ago o il catetere, per ridurre la reazione infiammatoria si effettua poi un bendaggio elastico e compressivo che deve essere mantenuto per circa 48 ore. S’indossa poi una calza elastica con una compressione di secondo o terzo grado.

«Nei sei giorni successivi al trattamento con scleromousse», prosegue lo specialista, «si prescrivono iniezioni sottocute di eparina a basso peso molecolare. Per un mese, oltre a tenere le calze compressive, si assumono compresse di sulodexide o mesoglicano e comuni antinfiammatori (paracetamolo e creme locali) per contrastare la tensione e il lieve dolore causati dall’indurimento del vaso che la sclerosi può comportare, soprattutto nei primi dieci giorni». I controlli vengono effettuati a sette e trenta giorni e a sei mesi dalla procedura.

Selenio, un alleato per la tiroide

Pubblicato il 24 Giu 2019 alle 6:30am

Il selenio è un minerale molto importante per l’efficienza della ghiandola tiroide.

In assenza di un adeguato apporto di selenio, quest’ultima non sarebbe in grado di sintetizzare bene gli ormoni T3 e T4.

Secondo gli esperti di Humanitas, il fabbisogno di selenio per una persona di età superiore ai 14 anni è pari a circa 55 microgrammi al giorno.

Tale dosaggio sale poi a 60/70 nel caso delle donne in gravidanza. Nei nove mesi di gravidanza, la funzionalità della tiroide della futura madre è basilare, in quanto quella del feto non risulta ancora sviluppata.

Ma cosa succede in caso di carenza di selenio?

Ebbene, il rischio principale è che possa aversi seri problemi a carico dello scheletro, ma anche alterazioni relative alla pigmentazione cutanea.

In alcune circostanze cliniche, infatti, la carenza di selenio è associata anche a problemi di fertilità maschile e a criticità relative alla produzione di globuli rossi.

Per mantenere costante l’apporto di questo importante minerale è vitale importanza una giusta e corretta alimentazione. Tra i cibi consigliati da assumere ci sono innanzitutto cereali integrali: riso integrale, caratterizzato da una presenza di 15 milligrammi di selenio per ogni etto di prodotto, ma molto ricco di selenio anche il kamut, per non parlare delle noci brasiliane. Queste ultime, contengono infatti 19 milligrammi di selenio all’etto.

Da non dimenticare è l’orzo, alleato della salute anche in virtù della presenza di vitamine del gruppo B, e poi diverse fonti proteiche, come per esempio i frutti di mare, le ostriche e il tonno.

E ancora, il tacchino, per chi deve anche dimagrire, il manzo nutrito con erba, le uova, il salmone selvatico, gli spinaci e i semi di girasole.

La supplementazione di selenio viene spesso consigliata dagli specialisti, a chi soffre di tiroidite di Hashimoto (eventuali integratori vanno assunti solo su consiglio medico).

Tumori, cura, i migliori ospedali

Pubblicato il 24 Giu 2019 alle 6:07am

Una diagnosi di tumore spaventa moltissimo chi la riceve e i parenti dei pazienti che lo scoprono. Ma passato l’iniziale smarrimento, la prima domanda che ci si pone è ‘Dove vado a curarmi?’. Un aiuto nella scelta arriva da un’importantissima ‘mappa’ messa a punto dagli oncologi che indica, regione per regione, gli ospedali più ‘esperti’ partendo da un dato di fatto: ovvero, che gli istituti dove si effettua un maggior numero di interventi chirurgici annuali sono quelli che registrano un minor tasso di mortalità e rischi. (altro…)