Tumore alla tiroide, nuove tecniche per la cura e evitare interventi chirurgici

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 29 Giu 2019 alle ore 8:21am

“L’Italia è leader nella cura al cancro alla tiroide”. A dirlo Rocco Bellantone, direttore del Centro di chirurgia endocrina e metabolica della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs di Roma, in occasione del recente World Congress on Thyroid Cancer 3.5, meeting internazionale appena concluso nella Capitale.

“Ci sono grandi novità – spiega Bellantone – nel trattamento chirurgico, che diventa sempre meno invasivo. Il nostro gruppo è stato il primo al mondo a inventare un approccio mini-invasivo sulla tiroide che permette interventi di asportazione dei linfonodi con taglietti di meno di 2 centimetri. C’è un fiorire di nuove tecniche”.

“Ci sono grandi innovazioni nella diagnostica, perché la genetica sta assumendo un ruolo importante nello studio dei noduli tiroidei – riferisce Bellantone – Presumiamo che questo ci permetterà nel prossimo futuro di evitare gli interventi inutili e operare chi ne ha realmente bisogno”. Sfortunatamente “sono metodiche costose che sono al di fuori dei Lea che il Servizio sanitario nazionale può fornire, però sono analisi ormai diffuse in tutto il mondo, che hanno un’importanza fondamentale”.

“Le malattie della tiroide – ricorda l’esperto – rappresentano un importante e attuale problema di sanità pubblica a livello mondiale. L’aumento delle dimensioni della tiroide, la presenza di noduli, neoplasie e alterazioni della funzionalità di questa ghiandola interessano tutte le popolazioni del globo, con un incremento di incidenza costante. L’Italia è un Paese particolarmente esposto a queste patologie, sia per motivi di tipo genetico sia per ragioni ‘storiche’ legate a un’inadeguata assunzione di iodio”. Secondo Bellantone “c’è stata una crescita esponenziale dell’incidenza di questo tumore, ma non è detto che questo dato sia legato al fatto che il tumore sia realmente in aumento, quanto piuttosto al fatto che le moderne tecniche di diagnosi, in particolare l’ecografia, permettono di diagnosticare tumori anche di 3-4 millimetri, cosa che prima non si riusciva a fare”.