luglio 8th, 2019

Criptosporidiosi: infezione da piscina, come proteggersi

Pubblicato il 08 Lug 2019 alle 10:34am

Andare in piscina può comportare non pochi rischi per la salute, soprattutto nel caso in cui le vasche non siano trattate e pulite a bene. Le piscine contengono batteri che provocano infezioni con sintomi quali diarrea, crampi addominali e vomito, che colpiscono i bambini e i soggetti col sistema immunitario già compromesso. Nello specifico bisogna stare attenti al Criytosporidium, causa di un’infezione chiamata criptosporidiosi, che ha come sintomo più importante la diarrea acquosa.

L’infezione può essere anche asintomatica. Il periodo di incubazione della criptosporidiosi è di circa 7 giorni e i sintomi compaiono nell’80% dei casi.

Nelle piscine in cui nuotiamo, così come nei parchi acquatici, nei laghi o nei fiumi, possono trovarsi protozoi del genere Criytosporidium che possono essere giunti in acqua in seguito a feci umane contaminate. Le uova di questi parassiti sono infatti molto resistenti e si trovano frequentemente nei contesti sopra citati.

Di solito i sintomi durano una o due settimane. Quanto al trattamento, il consiglio è quello di fare riferimento al proprio medico, così fa in generale per ottenere una diagnosi corretta e il trattamento adeguato.

Aids: una terapia per debellare la malattia, nel pool di scienziati anche il palermitano Mancuso

Pubblicato il 08 Lug 2019 alle 10:32am

La terapia che sembra essere la soluzione ideale per dire finalmente addio al virus dell’Aids è stata sperimentata con successo da un pool di esperti della Temple University e comprende anche un giovane palermitano da tempo trapiantato a Philadelphia. (altro…)

Aria condizionata, accesa di notte fa bene?

Pubblicato il 08 Lug 2019 alle 7:35am

Il caldo fa male, ma anche l’aria condizionata accesa anche di notte può essere controproducente per la salute delle persone. Come? Scopriamolo insieme, parola di esperto. (altro…)

Scuola, vaccinazioni obbligatorie c’è tempo sino al 10 luglio

Pubblicato il 08 Lug 2019 alle 7:00am

C’è tempo sino al 10 luglio prossimo per presentare i certificati vaccinali alle scuole in vista della riapertura delle aule a settembre. Termine ultimo, quello del 10 luglio, fissato dalla Legge Lorenzin del 2017, in vigore, per presentare agli istituti la documentazione comprovante l’effettuazione delle vaccinazioni obbligatorie per la frequenza scolastica o la formale richiesta di vaccinazione all’Asl competente.

Resta dunque la scadenza prevista dalla legge, poichè per l’anno scolastico 2019-2020 non sono previste proroghe, come invece accaduto lo scorso anno a seguito della circolare dei ministri Grillo-Bussetti. In attesa che venga approvato il nuovo provvedimento sui vaccini, all’esame in Parlamento e che prevedrebbe il cosiddetto ‘obbligo vaccinale flessibilè (la vaccinazione resterebbe obbligatoria solo «in caso di emergenze sanitarie o di compromissione dell’immunità di gruppo»), resta dunque in vigore la legge Lorenzin: prevede l’obbligo della vaccinazione per le iscrizioni all’asilo nido e alla scuola materna e, con modalità diverse, riguarda anche le scuole elementari, scuole medie e i primi due anni delle superiori, fino ai 16 anni.

Di conseguenza i bambini da zero a sei anni non in regola con le vaccinazioni non possono accedere agli asili nido e alle scuole dell’infanzia; bambini e ragazzi nella fascia d’età da 6 a 16 anni potranno entrare a scuola. In entrambi i casi, se i genitori rifiuteranno ripetutamente di far vaccinare i figli dopo colloqui e solleciti da parte delle Asl, incorreranno nelle sanzioni pecuniarie previste dalla legge. Le vaccinazioni obbligatorie previste sono dieci.

Si tratta di anti-poliomielitica, anti-difterica, anti-tetanica, anti-epatite B, anti-pertosse, anti-Haemophilus influenzae tipo b, anti-morbillo, anti-rosolia, anti-parotite, anti-varicella. Una legge, quella sull’obbligo vaccinale per la frequenza scolastica, che dalla sua prima applicazione ha suscitato non poche polemiche e dibattiti anche televisivi.

Sabrina Paravicini, la battaglia dell’attrice di “Un medico in famiglia” e il tumore al seno

Pubblicato il 08 Lug 2019 alle 6:40am

Sabrina Paravicini da qualche tempo ha abbandonato il piccolo schermo, per stare vicina al figlio 13enne Nino che ha la sindrome di Asperger, e per combattere la sua battaglia più difficile, il cancro al seno. Una battaglia fatta di controlli, lacrime, paure, speranze, e chemioterapia. (altro…)

Infarto, per ogni ritardo di 10 minuti, 3 morti in più su 100 pazienti

Pubblicato il 08 Lug 2019 alle 6:00am

L’infarto si manifesta con dolore al petto che si irradia sino al braccio sinistro: questo il sintomo principale da riconoscere in un infarto.

Ogni anno in Italia, sono circa 140.000 le persone colpite da questa malattia del cuore. Ogni minuto che passa può diventare prezioso e essere fatale.

Nei casi molto gravi, infatti, per ogni 10 minuti di ritardo, 3 pazienti in più su 100 perdono la vita. Significa, pertanto, che la Golden Hour, ovvero le due ore di tempo considerate il limite entro cui intervenire per salvare il cuore, sono già superate.

A evidenziare questo, l’importanza dei soccorsi tempestivi sono nuovi dati scientifici, discussi a Matera in occasione della presentazione della campagna ‘Ogni minuto conta‘, promossa da ‘Il Cuore Siamo Noi – Fondazione Italiana Cuore e Circolazione Onlus‘, con il patrocinio della Società Italiana di Cardiologia (Sic).

La rapidità dei soccorsi in caso di infarto, come noto, è indispensabile a spiegarlo il dottor Francesco Romeo, direttore della Scuola di Specializzazione in cardiologia dell’Università Tor Vergata di Roma e presidente de Il Cuore Siamo Noi “Sapevamo già che un intervento successivo ai 90 minuti dall’esordio dei sintomi può quadruplicare la mortalità. Gli ultimi studi hanno dimostrato però che non esiste in realtà un ‘tempo soglia’ che permetta di discriminare tra intervento tempestivo o meno. La prognosi del paziente, invece, peggiora in maniera continua all’aumentare del ritardo nel trattamento”. E questo è ancor più vero per chi arriva in ospedale in condizioni gravissime: “in questi casi per ogni ritardo di 10 minuti si registrano ben 3 morti in più su 100 pazienti”. Ma anche per chi arriva in condizioni meno gravi il ritardo ha un impatto negativo. “Più si indugia – aggiunge Ciro Indolfi, presidente Sic e direttore di Cardiologia dell’Università Magna Grecia di Catanzaro – maggiore è la quantità di muscolo cardiaco che viene perso, con importanti conseguenze nella qualità di vita. Il tempo è muscolo”.

Per ridurre il ritardo, ci sono due strategie: la prima è quella di educare i cittadini a riconoscere rapidamente i sintomi e migliorare così l’organizzazione dei soccorsi, entrambi obiettivi della campagna ‘Ogni minuto conta’, che verrà diffusa su media e social media per migliorare, nella popolazione, la conoscenza del rischio.

La seconda, spiega l’esperto è “Dobbiamo far sì che chiunque sappia riconoscere i segni dell’infarto: la manifestazione più tipica è un dolore oppressivo al centro del petto, che duri oltre 20 minuti, sia insorto a riposo e in alcuni casi irradiato al braccio sinistro o alla mandibola; ma spesso l’attacco si presenta in maniera più subdola, come un dolore addominale o nella parte posteriore del torace”. Dal momento del primo contatto con i sanitari occorre poi far accedere quanto prima il paziente all’angioplastica, intervento con cui si ‘libera’ l’arteria ostruita. Per questo è essenziale che i mezzi di soccorso abbiano a bordo un elettrocardiogramma e garantire il trasferimento del paziente nel più breve tempo possibile a centri con una emodinamica, senza passare dal Pronto Soccorso.