Malattia di Crohn, remissione endoscopica migliore grazie a concentrazioni sieriche maggiori di vedolizumab

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 09 Lug 2019 alle ore 6:43am


I pazienti affetti da malattia di Crohn (CD) con livelli sierici di farmaco (vedolizumab) più elevati sperimentano tassi migliori di remissione endoscopica. E’ quanto emerge da uno studio pubblicato di recente su Gastroenterology.

Geert D’Haens, del dipartimento di gastroenterologia ed epatologia presso l’Amsterdam UMC, e colleghi hanno cercato di analizzare gli esiti istologici endoscopici in pazienti con CD trattati con vedolizumab per 52 settimane scoprendo che appunto, tassi migliori di remissione endoscopica si avevano proprio in presenza di livelli sierici più elevati di vedolizumab.

“Sebbene l’efficacia e la sicurezza della terapia di induzione e mantenimento di vedolizumab nel CD siano state confermate in coorti reali, sono disponibili solo dati limitati sulla remissione endoscopica e istologica”, hanno scritto gli autori.
“La remissione endoscopica è un obiettivo importante del trattamento della malattia di Crohn, che è associato a migliori risultati clinici, tra cui ridotti tassi di ospedalizzazione e chirurgia”.

I ricercatori hanno condotto uno studio comprendente 110 pazienti con CD attivo, definito come CD Activity Index (CDAI) con punteggi superiori a 220 e ulcerazioni della mucosa.

L’88% dei pazienti aveva precedentemente subito un trattamento anti-TNF. I pazienti hanno ricevuto infusioni di vedolizumab 300 mg in aperto alle settimane 0, 2 e 6, e successivamente ogni 8 settimane fino alla settimana 52.

Qualsiasi paziente con Malattia di Crohn che non avesse avuto una riduzione del punteggio CDAI di almeno 70 punti alla settimana 10 ha ricevuto un’infusione aggiuntiva per quella settimana.

I pazienti sono stati sottoposti a ileocolonoscopia al basale e alle settimane 26 e 52. I ricercatori hanno valutato la risposta endoscopica utilizzando l’indice endoscopico semplice per CD (SES-CD) e hanno valutato le caratteristiche istologiche alla settimana 26.

D’Haens e colleghi hanno scoperto che 36 pazienti erano in remissione libera da corticosteroidi (CDAI <150) alla settimana 26 (29%) e 34 pazienti erano in remissione alla 52° settimana (31%). In un’analisi intent-to-treat, i ricercatori hanno stabilito che 36 pazienti alla settimana 26 (33%) e 40 pazienti alla settimana 52 (36%) avevano ottenuto la remissione endoscopica – definita come un punteggio SES-CD inferiore a 4. Inoltre, 44 pazienti alla settimana 26 (40%) e 5 pazienti alla settimana 52 (45%) avevano raggiunto una risposta endoscopica. I ricercatori hanno così evidenziato che alla settimana 26, il 64% dei pazienti ha ottenuto una remissione istologica basata sul punteggio di Geboes e il 66% ha ottenuto la remissione istologica basata sui punteggi dell’indice di istopatologia di Robarts. I pazienti con punteggi SES-CD più bassi avevano concentrazioni sieriche più alte di vedolizumab alle settimane 2, 10 e 22. Inoltre, le concentrazioni sieriche di vedolizumab superiori a 10 mg/L alla settimana 22 erano associate alla remissione endoscopica alla settimana 26. “Questo studio dimostra che vedolizumab è efficace nel raggiungere la remissione endoscopica e istologica in pazienti con malattia di Crohn, e risultati endoscopici migliori sono associati a concentrazioni sieriche superiori di vedolizumab”, hanno concluso D’Haens e colleghi.