Tumori del sangue quali sono e sintomi

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 16 Lug 2019 alle ore 6:46am

«Il numero delle diagnosi di tumore al sangue è destinato ad aumentare insieme all’invecchiamento generale della popolazione – spiega Fabrizio Pane, presidente della Società Italiana di Ematologia (SIE) -. Fortunatamente, però, oggi le speranze di vita sono maggiori e il 35-40 per cento dei malati può aspirare alla guarigione. Inoltre, i rapidi progressi della medicina hanno reso croniche molte di quelle che una volta erano considerate malattie mortali».

Sono decine i sottotipi diversi di neoplasie ematologiche appartenenti a tre grandi macro-gruppi: leucemie, linfomi e mielomi, che possono manifestarsi in forma acuta (più grave e aggressiva) o cronica. «In generale, queste forme tumorali colpiscono il midollo osseo che produce le cellule ematiche principali, ovvero globuli bianchi, globuli rossi e piastrine – a chiarirlo è Giovanni Pizzolo, vicepresidente della SIE -. Due sono, in generale, i punti che accomunano i maggiori progressi presentati al Convegno: primo, si va verso il progressivo abbandono della chemioterapia, sostituita da cure meno tossiche e più «comode» (in compresse); secondo, si conoscono sempre meglio i numerosi sottotipi di tumori e, gradualmente, si riescono a mettere a punto cure efficaci anche per quelle forme più aggressive, che tendono a ripresentarsi o sono refrattarie ai trattamenti attuali».

Per giungere a una diagnosi precoce i primi segnali sono febbre o febbriciattola (in particolare pomeridiana o notturna) e un senso di debolezza che perdurano senza cause apparenti per più di due settimane; dolori alle ossa o alle articolazioni che non regrediscono; perdita di appetito e dimagrimento improvviso e ingiustificato; formazione di ematomi o lividi spontanei; sanguinamenti e ulcerazioni che non guariscono (come le ferite e le infezioni del cavo orale); gonfiore indolore di un linfonodo superficiale del collo, ascellare o inguinale. Presenti poi sudorazione eccessiva, la notte, che obbliga a cambiare gli indumenti e un prurito persistente diffuso su tutto il corpo.

E’ difficile parlare di prevenzione. E’ però importante non sottovalutare eventuali campanelli d’allarme, in modo tale da poter giungere tempestivamente a una diagnosi.

Tra i fattori di rischio:

•debolezza del sistema immunitario, nei soggetti sottoposti a trapianto d’organo e per questo in terapia; nei malati di AIDS; in alcuni rari casi di malattie che abbassano le difese immunitarie

•infezione da virus di Epstein Barr (EBV), che potrebbe accrescere il rischio di sviluppare la malattia in futuro

•infezione da virus di dell’epatite C (HCV), che potrebbe accrescere il rischio di sviluppare un linfoma non Hodgkin

•agenti chimici presenti ad esempio negli insetticidi (linfoma non Hodgkin) o come benzene e formaldeide (leucemia mieloide acuta)

•esposizione alle radiazioni e a sostanze presenti nella lavorazione dell’industria del petrolio (leucemie, mieloma).

Ai primi sintomi il medico di base può prescrivere degli accertamenti (esami del sangue più o meno specifici a seconda dei sospetti) e, se lo ritiene opportuno, suggerire di consultare un ematologo per una più approfondita valutazione ed eventuale esecuzione di ulteriori indagini (come una biopsia del midollo osseo o di un linfonodo ingrossato).

I linfomi si dividono in due macro-gruppi: il linfoma di Hodgin e i linfomi non Hodgin. Si sviluppano a seguito della degenerazione maligna del tessuto linfatico, diffuso in varie parti del nostro organismo, ma più spesso dalle ghiandole linfatiche (linfonodi) superficiali e profonde. Frequente è poi anche il coinvolgimento di milza, midollo osseo, fegato, stomaco e altri organi. Si tratta di un gruppo di malattie eterogenee, anche molto diverse fra loro, che possono avere un’evoluzione e un’aggressività differenti, così come richiedono trattamenti specifici a seconda della singola patologia.

I principali tipi di trattamento del linfoma di Hodgkin sono chemioterapia e radioterapia, che possono essere usate da sole o in combinazione in funzione dello stadio della malattia, ed eventualmente anche un trapianto di cellule staminali. Del tutto recentemente si sono resi disponibili anche farmaci biologici «intelligenti» che riescono a guarire una proporzione consistente di pazienti nei quali la malattia non è più controllata dai trattamenti tradizionali.