In tre regioni italiane il progetto pilota “infermiere di parrocchia”

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 02 Ago 2019 alle ore 7:13am

Parte come progetto pilota in tre regioni italiane, ‘l’infermiere di parrocchia’ al fine di intercettare i bisogni dei cittadini più deboli ed emarginati, per varie ragioni non facilmente raggiunti dalla Sanità pubblica. La novità è frutto di un accordo siglato tra la Cei e l’Asl Roma 1, ma che si realizzerà anche in altre due diocesi: Alba, Langhe piemontesi, Tricarico in Basilicata.

“Un’iniziativa meritoria e lungimirante – afferma Antonio De Palma, presidente del sindacato degli infermieri Nursing Up – che colma un vuoto assistenziale e rappresenta molto più di un mero accordo tra Servizio sanitario nazionale e Chiesa cattolica, qui impersonata da don Massimo Angelelli, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale della salute. Nel progetto si concretizza infatti l’ideale di presa in carico e di cura dei cittadini che non sono in qualche modo raggiunti dalla sanità pubblica, sia per ragioni di emarginazione e/o disagio, sia perché si trovano a confrontarsi con malattie croniche invalidanti o terminali. Situazioni limite che si presentano all’improvviso lasciando le persone più fragili sole o comunque poco protette”.

Il progetto dell’Infermiere di parrocchia, spiega De Palma, intende sperimentare la presenza di un infermiere di comunità inviato dall’Asl nelle parrocchie, le quali avranno il ruolo, attraverso un referente di pastorale della salute, di raccogliere a monte richieste e bisogni. L’infermiere di parrocchia, una volta acquisiti i dati dei pazienti, si incaricherà di attivare procedure e servizi utili al soddisfacimento delle richieste.

“Per gli infermieri Nursing Up si tratta di una novità molto interessante – afferma De Palma – perché rispecchia la mission dei professionisti sanitari, cioè quella di intercettare la domanda di assistenza, soprattutto proveniente dai più deboli e da chi non ha neanche la forza di esprimerla. Il microcosmo parrocchiale, dal canto suo, parte dalla necessità di avvicinare le fasce più marginali ma ha anche la grande capacità di conoscere il territorio e di avvicinare le persone”. Ora, conclude il presidente del Nursing up, “sarà importante seguire gli sviluppi dell’iniziativa e interpellare anche i professionisti sanitari coinvolti affinché il progetto si possa estendere in tutta Italia, in particolar modo penso alle zone rurali e/o più sperdute geograficamente, andando a colmare quel vuoto assistenziale altrimenti inascoltato”.