Pochi infermieri, cresce il rischio di mortalità infantile

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 03 Ago 2019 alle ore 6:10am

Il settore infermieristico in Italia è in crisi. Manca personale per oltre 20 mila unità e il rischio di mortalità infantile negli ospedali pediatrici è in continua crescita. Secondo un recente studio condotto, in 12 strutture dedicate all’infanzia, il rischio che si presenta è di un grave peggioramento entro il 2023.

Nel 2009, con lo studio Registered Nurse Forecasting (RN4Cast), condotto in 10 paesi europei e 4 statunitensi era stato preso in esame il rapporto tra paziente e personale infermieristico, sottolineando come i buoni esiti di cura fossero corrispondenti a una bassa percentuale di pazienti per singolo infermiere.

Il nostro paese, dopo una prima analisi condotta nel 2015 nell’ambito dell’assistenza all’adulto, ha deciso ora di esaminare la realtà pediatrica con questa lente. E nel 2018 gli ospedali affiliati alla rete Associazione Ospedali Pediatrici Italiani hanno aderito al programma RN4Cast Ped per raccogliere dati e statistiche sulla presa in cura dei pazienti pediatrici (in tutto sono dodici le aziende ospedaliere arrivate alla fine del progetto).

Il risultato? Presentato lo studio al Senato a fine giugno scorso, denuncia un alto rischio di mortalità dovuto a un sovraccarico di pazienti, una media di 6,6 pazienti rispetto ai 4 per singolo infermiere.

Ciò significa, spiega la Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi), che «per ogni paziente extra il rischio di mortalità a 30 giorni aumenta del sette per cento. Con due pazienti e mezzo in più arriva al 17-18%».

E Silvia Scelsi, una delle responsabili dell’ospedale Gaslini di Genova della parte tecnica della ricerca, sottolinea come la scarsa natalità italiana sia il problema principale:

«Ci sono poche nascite, che chiaramente portano ad assottigliare i fondi dedicati ai reparti di pediatria e all’accorpamento degli ospedali pediatrici. Gli organici così vengono ridimensionati e si tende ad avere un sovrannumero di pazienti in tutti i reparti».