settembre 7th, 2019

Mangiarsi le unghie, perché fa male alla salute

Pubblicato il 07 Set 2019 alle 8:06am

L’«onicofagia», o il mangiarsi le unghie, è una cattiva abitudine molto diffusa (secondo il Journal of Dermatological Treatment colpisce circa il 20-30% della popolazione americana) che può essere scatenata da stress, ansia, disturbo ossessivo compulsivo o semplicemente dalla noia. Solo apparentemente innocua, può favorire infezioni di vario tipo, permettendo così a funghi o batteri di entrare nell’organismo e nel flusso sanguigno; aumentare il rischio di raffreddore e influenza e arrivare persino a rovinare il sorriso.

La fascia di età che varia dai 12 ai 18 anni pare quella maggiormente coinvolta nella pratica di questo vizio. Tuttavia vi è anche un buon numero di persone che continua a mangiarsi le unghie anche in età adulta.

Una cattiva abitudine da non trascurare. Il DSM IV TR (“Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali”, quarta edizione) annovera l’onicofagia tra i disturbi del controllo degli impulsi. La caratteristica principale di tali disturbi è l’incapacità di resistere ad un impulso o ad una tentazione di compiere un’azione che, in qualche modo, sia dannosa. Come nel caso della tricotillomania, ossia il toccarsi, tormentarsi e talvolta strapparsi i capelli, un’altra brutta abitudine che sovente è associata all’onicofagia. Tra i due disturbi però sembrerebbe vi sia una rilevante differenza: nella tricotillomania il soggetto riferisce di non provare dolore nel tormentarsi i capelli, piuttosto se li stuzzica senza rendersene contro; nell’onicofagia, invece, il dolore alle dita pare essere quasi sempre presente.

Rosicchiarsi le unghie potrebbe sembrare una pratica innocua, ma non è proprio così. Infatti è considerata una vera e propria forma di autolesionismo, che con buone probabilità può comportare anche dei danni alle dita. E non solo: i medici hanno messo in luce che le unghie, essendo un potenziale canale di trasmissione di infezioni, possono recare danno anche allo smalto dei denti, favorendo il rischio carie.

Molti soggetti sono riusciti a debellarla distraendosi e creandosi alternative, quali il tenere in bocca un chewingum, oppure il mantenere le mani impegnate maneggiando altri oggetti.

Ma la soluzione ideale per contrastare l’onicofagia è quella di risalire e comprendere le cause che originano il vizio, per poterle, se possibile, superare.

Dietro la pratica di mangiarsi le unghie può celarsi sempre un perché. Quasi tutti i soggetti che soffrono di onicofagia dichiarano di aver cominciato in tenera età.

Le motivazioni sono molteplici, e all’origine di questa condotta vi è anche un motivo di natura psicologica. Ansia, rabbia, che il soggetto onicofago scarica sulle dita. Ciò gli crea sollievo momentaneo, in quanto gli permetterebbe lo sfogo di una tensione emotiva. In altre circostanze l’onicofagia può essere percepita come una vera forma autolesionistica: in termini più semplici, un’emozione di rabbia o aggressività che potrebbe essere scaricata sul proprio corpo anziché rivolta verso l’esterno. Non mancano, però, situazioni per cui si mangiano le unghie per noia, o meglio la persona che possiede questa abitudine ha difficoltà a controllarla, per cui con buone probabilità la manifesta anche nei momenti di inattività e di non azione delle mani.

Infine altra motivazione potrebbe essere quella imitativa: cioè si comincia in età infantile imitando qualche adulto che fa lo stesso, e poi, con il passare dei giorni, del tempo, questa abitudine si acquisisce come propria. Comunque, secondo gli esperti, ad originare questa condotta sono soprattutto le cause ricollegabili ad ansia, stress e nervosismo. Un gesto automatico e spontaneo, ma non salutare.

A volte si consiglia per questo, l’intervento di uno psicoterapeuta.

Parkinson, scoperta italiana una speranza per contrastare la malattia

Pubblicato il 07 Set 2019 alle 8:02am

L’insorgenza del morbo di Parkinson potrebbe essere rallentato grazie alle Resolvine, molecole prodotte dal nostro organismo per spegnere processi infiammatori e riparare i tessuti danneggiati. A rivelarlo, i ricercatori italiani dell’Università di Roma “Tor Vergata”, Fondazione Santa Lucia IRCCS e Università Campus Bio-Medico di Roma che sono riusciti a contrastare il processo neurodegenerativo alla base della malattia.

I ricercatori hanno rilevato infatti, un ridotto livello di una specifica Resolvina, la Resolvina D1, in pazienti affetti dalla patologia intervenendo in modo sperimentale su modelli di laboratorio per riequilibrare la presenza di questa importante molecola nell’organismo animale. Il gruppo di ricerca è così riuscito a rallentare il processo neurodegenerativo che caratterizza la malattia di Parkinson. I risultati pubblicati sulla rivista scientifica “Nature Communications”.

Caterina Balivo parla della dieta antitumorale che sta facendo da 5 giorni

Pubblicato il 07 Set 2019 alle 7:27am

Caterina Balivo racconta tramite la sua pagina Instagram di essersi sottoposta a un regime alimentare per 5 giorni. Una speciale dieta antitumorale che ripulirebbe l’organismo da tossine e scorie cattive, promettendo così anche di allungare la vita. “Ci tengo a precisare che questa è una dieta preventiva anti tumorale, non serve per dimagrire. Lo so che sono magra, non devo dimagrire, non è che sono impazzita”. (altro…)

YNOT? La collezione di borse Fall/Winter 2019/20

Pubblicato il 07 Set 2019 alle 6:27am

Ricercatezza e sperimentazione, accostamenti audaci e azzardi di stile unici: questo è il mondo di YNOT?, che per la stagione FW19/20 regala ancora una volta sensazioni uniche, grazie a proposte versatili e femminili, che incarnano le bellezze dell’Autunno-Inverno. (altro…)