novembre 17th, 2019

Leggere e scrivere per proteggere il cervello dalla demenza

Pubblicato il 17 Nov 2019 alle 7:13am

Secondo un recente studio condotto da Jennifer Manly, della Columbia University Vagelos College of Physicians and Surgeons a New York pubblicato sulla rivista Neurology, che ha coinvolto quasi 1000 individui di età media di 77 anni, tra cui 237 analfabeti, leggere e scrivere aiuta a proteggere il cervello dalla demenza. (altro…)

Adroterapia: un trattamento innovativo, una vera speranza di cura per tanti malati più “difficili da trattare”

Pubblicato il 17 Nov 2019 alle 6:53am

Un nuovo trattamento, molto innovativo per curare i tumori non operabili e resistenti alla radioterapia tradizionale: 2500 i pazienti italiani curati ad oggi. Una forma avanzata ed evoluta di radioterapia disponibile solo in sei centri in tutto il mondo, fra cui uno in Italia. Rimborsata dal Servizio Sanitario Nazionale, per quei pazienti che soffrono di ben specifici tipi di cancro, che non si potrebbero trattare in altro modo.

L’adroterapia non è sostitutiva della radioterapia, con cui oggi è trattata circa la metà dei malati oncologici, ma è necessaria nei casi in cui la radioterapia si rivela inefficace. Questo può accadere per i tumori «radio-resistenti» e nei casi in cui i tessuti tumorali sono vicini ad organi vitali e delicati come occhi, nervi, cervello o intestino, che devono essere preservati dagli effetti collaterali della radioterapia.

L’adroterapia «È in grado di colpire solo il tumore preservando i tessuti sani, permettendo di somministrare dosi più intense di radiazioni aumentando così anche le possibilità di successo del trattamento – a chiarirlo è Licitra, che è esperta di tumori del distretto testa-collo e dirige la Struttura complessa di oncologia medica 3 all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano -. Questo perché mentre la radioterapia convenzionale utilizza raggi X o elettroni, l’adroterapia prevede principalmente l’uso di protoni o ioni carbonio: particelle atomiche, dette “adroni” più pesanti e dotate di maggiore energia degli elettroni e quindi più precise ed efficaci. Gli ioni carbonio sono le particelle più potenti utilizzate in adroterapia per colpire la massa tumorale: hanno una potenza 12 x 2000 volte superiore ai raggi X utilizzati nella radioterapia tradizionale e sono in grado di provocare un danno al DNA delle cellule tumorali tre volte maggiore rispetto alla radioterapia tradizionale. Inoltre, grazie alle loro caratteristiche fisiche, gli ioni rilasciano la loro energia solo in prossimità della massa tumorale, riducendo molto gli effetti sui tessuti sani circostanti».

Asciugare panni in casa, un comportamento errato che fa male alla salute

Pubblicato il 17 Nov 2019 alle 6:39am

Asciugare i panni in casa è una scelta quasi obbligata, ma una prassi che, per la salute, andrebbe anche evitata.

Secondo la National Aspergillosis Centre di Manchester, infatti, l’umidità che viene generata dai panni stesi, può favorire la proliferazione di un fungo pericoloso per la salute, l’aspergillus fumigatus che se inalato può arrivare a causare una grave infezione dell’apparato respiratorio. Il fungo intacca maggiormente le persone carenti di difese immunitarie o che soffrono di asma.

La Mackintosh School of Architecture di Glasfow ha condotto uno studio sugli alti livelli di umidità presenti nelle abitazioni prive di spazi esterni e ha rilevato che addirittura un terzo di questa umidità deriva proprio dalla biancheria posta ad asciugare in casa.

Le migliori alternative per scongiurare qualunque tipo di problema sono o dotarsi di una asciugatrice, oppure procurarsi un telo in plastica così da proteggere lo stendibiancheria posto all’esterno.

Asciugare il bucato in casa, magari stendendo i panni direttamente sui termosifoni nella stagione invernale e nelle giornate di pioggia, può essere dannoso soprattutto per la salute di alcune persone. Negli ambienti umidi proliferano le muffe, le cui spore, una volta inalate, potrebbero scatenare infezioni polmonari in chi si trova in determinate situazioni patologiche. La dottoressa Francesca Puggioni, pneumologa e specialista in malattie dell’apparato respiratorio in Humanitas, spiega perché la muffa può far male alla salute.

“Le muffe sono microrganismi appartenenti alla famiglia dei funghi”, afferma la dottoressa Puggioni. “Esse si diffondono con la produzione di spore che formano vere e proprie colonie su diverse superfici come, per esempio, i muri di casa (soprattutto se ci sono infiltrazioni), i filtri dei condizionatori, il legno, i tessuti e il cibo, anche se riposto nel frigorifero. Un eccessivo tasso di umidità dell’aria, come quello causato dai panni messi ad asciugare in casa senza la giusta aerazione degli ambienti, rappresenta il terreno fertile per la crescita di muffe”.

“I luoghi più umidi della casa, in cui proliferano le muffe, sono la cucina e il bagno, in particolare per la presenza di lavandini e docce”, prosegue l’esperta. “Le muffe più diffuse negli ambienti domestici, e presenti tutto l’anno, sono l’Aspergillus e il Pennicillum. L’Alternaria e il Cladosporium, invece, sono funghi presenti per lo più sul terreno, poiché si formano in seguito al processo di decomposizione di foglie o frutti”.

“Le muffe sono degli allergeni, ossia delle sostanze che, una volta entrate nell’organismo di soggetti predisposti, possono scatenare reazioni allergiche a carico del sistema respiratorio quali, ad esempio, raffreddori, riniti e forti attacchi d’asma, soprattutto nei bambini”, precisa la dottoressa. “Inoltre, in particolare per gli asmatici o per chi ha un sistema immunitario debole o danneggiato, inalare le spore dell’Aspergillus è molto pericoloso, perché potrebbero sviluppare l’aspergillosi polmonare, una patologia che può avere gravi conseguenze, a volte anche irreparabili, sull’apparato respiratorio”, conclude la dottoressa.

Le principali norme di comportamento, consigliate dagli esperti, sono:

– asciugare i panni bagnati all’esterno e possibilmente al sole; – asciugare la biancheria in un’asciugatrice; – non stendere i panni nelle camere da letto e nelle zone giorno; – areare spesso le stanze dove si stende la biancheria; – deumidificare gli ambienti; – eliminare le muffe.

Gravidanza tardiva, oltre i 40. Ecco cosa assumere per rimanere incinte

Pubblicato il 17 Nov 2019 alle 6:23am

I ritmi naturali del corpo femminile prevedono che la donna sia fertile fino ai 43-44 anni, anche se entro i 48 è ancora possibile diventare mamme. L’alimentazione gioca un ruolo chiave nella difesa della fecondità. Vediamo quali alimenti sostanze non devono mai mancare, nell’alimentazione di una donna che vuole diventare mamma in tarda età.

Acido folico S’inizia ad assumerne 400 microgrammi ogni giorno già quando la donna decide di fare un figlio. È importante per la formazione del sistema nervoso centrale e per prevenire la spina bifida nei bambini. In natura lo si trova nelle verdure con foglie grandi verdi scuro (spinaci, verze, broccoli, coste).

Omega 3 Neurotrofici, aiutano la formazione del sistema nervoso centrale del bimbo, e, presi anche durante l’allattamento, proteggono la pelle del bebè, spesso soggetta a crosta lattea ed eczemi pruriginosi. Ne sono fonti alimentari il pesce azzurro e tutti i semi che contengono oli (noci, mandorle, sesamo, girasole, chia).

Iodio e selenio Supportano la funzione tiroidea della mamma, che all’inizio deve lavorare per due in quanto il bimbo non ha una propria tiroide competente fino al sesto o al settimo mese di vita intrauterina. Questo può comportare nella donna una sorta di un ipotiroidismo transitorio nel primo trimestre provoca un notevole aumento di peso. Fonti alimentari ricche di iodio sono i pesci azzurri e le alghe, mentre il selenio è presente, oltre che negli stessi pesci, anche in legumi e patate.

Inositolo Prodotto di sintesi dalle carrube, lo si trova solo sotto forma d’integratore ed è utile per il controllo glicemico, in quanto abbassa le probabilità della mamma di contrarre il diabete gestazionale. A questo fine è utile seguire una dieta che preveda il contenimento delle calorie: l’accrescimento di peso «concesso» dai ginecologi è di 10 chili, anche se la maggior parte delle donne aumenta di 12 o 13.

Calcio e vitamine D La mamma perde calcio perché il figlio glielo sottrae, direttamente dalle ossa (generalmente dal femore) durante tutto il suo processo di formazione dello scheletro e poi attraverso anche l’allattamento. In mancanza di una corretta integrazione, in cui la vitamina D serve per l’efficiente assorbimento intestinale del calcio, la donna vede aumentare il rischio di fratturarsi il femore in età senile.

Vitamina B6 Appartenente al gruppo B, è utile per combattere l’affaticamento, è contenuta nei vari integratori per la sua funzione antinausea. Aiuta anche a tonificare e rafforzare muscoli.