Caso Stival: Cassazione conferma trent’anni di carcere per la madre Veronica Panarello

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 21 Nov 2019 alle ore 10:46pm

La Cassazione conferma la condanna a 30 anni di reclusione per Veronica Panarello, imputata per
occultamento di cadavere e omicidioo piccolo, Loris Stival, suo figlio di 8 anni.

La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla donna contro la sentenza della Corte d’assise d’appello di Catania, che il 5 luglio del 2018 aveva confermato la condanna di primo grado emessa il 17 ottobre del 2016 dal Gup di Ragusa, Andrea Reale, a conclusione di un processo celebrato col rito abbreviato. Il bambino fu strangolato con delle fascette di plastica per la luce il 29 novembre del 2014 nella casa di famiglia a Santa Croce Camerina, nel Ragusano. Il corpo fu poi ritrovato in un canalone. La donna disse allora di averlo portato a scuola, ma fu smentita dai video di telecamere di sorveglianza e cambiò poi più volte versione, ammettendo di averlo portata lei stessa in canalone e gettato lì, dopo morto.

«Ce lo aspettavamo», è il commento del difensore della donna, l’avvocato Francesco Villardita. Sintetico il padre di Loris, Andrea Stival: «Finalmente è finita…», afferma. Mentre il suo legale, l’avvocato Daniele Scfrofani, osserva che «la Giustizia ha messo un punto definitivo su questa tragica e drammatica vicenda: è stata la madre a uccidere Loris». Il ricorso davanti ai giudici della Suprema Corte verteva su dieci punti fondamentali. Tra questi: l’elemento soggettivo del reato e la contraddizione della sentenza che parla di dolo d’impeto, ma anche di pianificazione con il sopralluogo di Veronica Panarello, l’assenza di movente e la capacità di intendere e volere dell’imputata. Tesi contestata dal Pg della Cassazione, Roberta Barberini, che ha sottolineato «l’assenza di nesso tra i tratti istrionici e narcisistici della personalità di Veronica Panarello e il delitto del quale è accusata». Sulla mancata individuazione del movente, il Pg ha ricordato che «non è necessario per stabilire la colpevolezza».
E «la chiamata in correità del suocero è stato l’ennesimo tentativo di manipolazione messo in campo dalla donna», ha rilevato poi il Pg riferendosi alla calunnia ai danni di Andrea Stival, nonno del piccolo Loris, ucciso dalla madre del bambino. E proprio per l’accusa al suocero Veronica Panarello il prossimo 26 novembre dovrà comparire in aula, davanti al Tribunale di Ragusa, al processo per calunnia nei confronti dell’anziano, che ha accusato di essere l’autore materiale del delitto: avrebbe ucciso il nipote, è la sua ultima ricostruzione, perché Loris voleva rivelare al padre di una presunta relazione tra lei e l’uomo. Il 24 gennaio prossimo, davanti al Tribunale monocratico di Catania, comincerà invece il processo per le minacce di morte che la donna ha rivolto al suocero a conclusione della lettura della sentenza della Corte d’assise d’appello di Catania: «Sei contento? Sai cosa ti dico – gli urlò contro – Prega Dio che ti trovo morto perchè altrimenti ti ammazzo con le mie mani quando esco…».