novembre 25th, 2019

Una palla speciale per mantenersi in forma e avere pancia e addominali più piatti

Pubblicato il 25 Nov 2019 alle 7:49am

Evgenia Babrovskaia, senior coach della WTA Functional Training Academy, propone una versione particolarmente impegnativa e benefica, per rassodare i muscoli addominali, mediante l’ausilio di una hand med ball. Il focus del lavoro è sul core e sui muscoli stabilizzatori, ma anche su tutta la muscolatura del corpo che si definisce in maniera più efficace.

Per fare ciò occorre una palla molto speciale. Questa speciale palla è caratterizzata da due maniglie laterali, che si afferrano con le mani. Procuratevene di 4 kg (è la più leggera in commercio), la userete come appoggio instabile per il corpo.

Come si esegue la plank Inginocchiatevi a terra, tenete la palla fra le mani e appoggiatela al suolo davanti a voi. Quindi puntate i piedi sul pavimento, staccate le ginocchia, estendete le gambe e trovate l’equilibrio, rimanendo appoggiate alla palla con le braccia tese e perpendicolari al suolo. Dovete attivare in profondità gli addominali e tutti i muscoli del core, il cui ruolo è quello di stabilizzare il corpo e di proteggere la parte bassa della schiena, ma anche i dorsali, per mantenere le spalle all’indietro e in basso, lontane dalle orecchie. Lavorano anche le braccia e le gambe. Mantenete la posizione della plank per 20 secondi, facendo in modo che testa, busto e gambe rimangano ben allineati (la schiena non si inarca né si incurva). Ripetete l’esercizio almeno 2-3 volte con 30 secondi di pausa fra l’una e l’altra.

L’esperta consiglia Se siete alle prime armi semplificate la plank eseguendola con le ginocchia in appoggio a terra. Il lavoro degli addominali, dei glutei e della parte superiore del corpo rimangono efficaci, perché cosce, busto e testa devono mantenere l’allineamento e le braccia sono tese, ma l’intensità dello sforzo è inferiore.

Artrite e diabete si possono curano insieme, arriva ‘una terapie per due’

Pubblicato il 25 Nov 2019 alle 6:58am

Sono 400.000 gli italiani affetti da artrite reumatoide, e per di più, in 55.000 affetti anche diabete di tipo 2. A favore di questi pazienti, arriva pero’ una importante svolta terapeutica, per semplificare la terapia con “una cura per due”.

Artrite reumatoide e diabete si possono curare insieme, perché un farmaco contro l’artrite ha dimostrato di abbassare anche la glicemia. A dimostrarlo uno studio tutto italiano pubblicato su rivista PLOS Medicine e condotto su pazienti con artrite reumatoide e diabete di tipo 2.

Basta un farmaco che ‘spegne’ la molecola interleuchina-1 per migliorare i sintomi dell’artrite e ridurre al tempo stesso la glicemia, diminuendo del 42% la quota di pazienti con gli zuccheri fuori controllo, e con un effetto positivo ‘doppio’ che semplifica anche la terapia. I risultati sono stati molto positivi al punto che gli scienziati hanno deciso di interrompere subito la sperimentazione. Le due malattie condividono con alcuni meccanismi molecolari e questo potrebbe spiegare il perché di questa cura unica: al momento della prescrizione terapeutica, optare per un inibitore di interluchina-1 fra i farmaci disponibili per il trattamento dell’artrite reumatoide, affermano i ricercatori, potrebbe essere di aiuto a tante persone che soffrono anche di diabete di tipo 2.

“L’artrite reumatoide è una patologia infiammatoria cronica autoimmune che si associa spesso ad altre malattie come problemi cardiovascolari, infezioni, tumori, disturbi polmonari e neuropsichiatrici – spiega Roberto Giacomelli, direttore della Divisione di Reumatologia del Dipartimento di Biotecnologie e Scienze Cliniche Applicate dell’Università de L’Aquila e coordinatore dello Studio -. Il diabete di tipo 2 è una delle patologie associate più frequenti: avere l’artrite reumatoide infatti raddoppia il rischio di ammalarsi di diabete. Le stime internazionali infatti – conclude l’esperto – ipotizzano che la glicemia alta riguardi dal 15 al 50% dei pazienti con artrite reumatoide”.

Cicoria, alleata della salute: per ritenzione idrica, colesterolo, fegato, glicemia e digestione

Pubblicato il 25 Nov 2019 alle 6:56am

La cicoria è un concentrato di virtù nutritive e uno dei più preziosi depurativi del sangue. Questa pianta aiuta a depurare fegato, vie biliari e tutto l’organismo, regolando anche il colesterolo, aiutando digestione e favorisce motilità intestinale.

In cucina della cicoria si usano prevalentemente le foglie, fresche o cotte, mentre a scopo medicinale si utilizzano principalmente le radici.

Le foglie crude si possono consumare in insalata, scegliendo, tuttavia, le cicorie più tenere e giovani per evitare il gusto troppo amaro.

La cicoria cotta e ripassata con aglio e peperoncino è uno degli alimenti tipici della cucina romana; accompagna spesso purè di Fave della tradizione tipica pugliese, mentre al Nord le coste più carnose e chiare sono da condimento a fantastici risotti. La cicoria è anche molto presente nelle minestre ed è spesso utilizzata per creare dei gustosi ripieni per torte salate, pizze e focacce.

La radice della cicoria contiene inulina, una fibra solubile spesso utilizzata negli integratori alimentari che favorisce la digestione e regola la funzionalità intestinale. Il sapore amaro è dovuto alla presenza dell’acido cicorico, sostanza che favorisce la secrezione della bile e la diuresi, con effetti positivi su ritenzione idrica e cellulite. La pianta è ricca di sali minerali essenziali per il benessere dell’organismo come potassio, calcio e ferro. Anche il quantitativo di vitamine, in particolare B, C, K e P, contenute nelle foglie e nelle radici, rende la cicoria un alimento utilissimo in caso di anoressia, astenia, anemia e artrite.

Ed ancora, l’estratto di cicoria stimola l’appetito. E’ un ottimo lassativo e si utilizza frequentemente per trattare il colon irritabile, la flatulenza e la cattiva digestione. Sotto forma di decotto, è utile per trattare dermatosi della pelle.

L’infuso di cicoria ha proprietà drenanti molto efficaci: se ne può assumere una tazza prima dei pasti.

Il caffè di cicoria invece, che non contiene caffeina e il suo gusto amarognolo richiama molto quello del caffè, ha un forte potere antiossidante, riduce la glicemia grazie al contenuto di inulina ed è un’alleato del fegato e della flora intestinale; consumato dopo i pasti, aiuta notevolmente la digestione.

La cicoria è molto ricca di sali minerali ma povera di calorie: 100 grammi di pianta fresca contengono circa 20 calorie. Molto rilevante è l’elevata presenza di acqua (circa 92 g) e di fibre alimentari (4 g).

Test di medicina addio, arriva la riforma

Pubblicato il 25 Nov 2019 alle 6:30am

La legge 2 agosto 1999 numero 264, quella che istituiva il numero chiuso in medicina, “è stata abrogata”.

Famoso sbarramento è rimandato al secondo anno al fine di dare a tutti i ragazzi la possibilità di sperimentarsi e di capire se quello può essere il loro percorso.

Il testo della legge, depositato in commissione Cultura alla Camera, è ora al centro di alcuni tavoli di maggioranza – anche perché, nel tempo, dopo la crisi di agosto, è cambiata – e sarà discusso in commissione nelle prossime settimane con l’obiettivo di approdare nell’aula di Montecitorio «tra gennaio e marzo». “Dall’orientamento nella scuola superiore all’accesso alle facoltà, alle specializzazioni la riforma sarà attuata per step” e si sta valutando che anche un “otto per mille per finanziare le borse di studio delle specializzazioni.

A settembre scorso, infatti, a fronte di 11.568 posti a Medicina c’erano circa 68.600 aspiranti candidati. Il test al secondo anno – con un primo anno comune a tutti – varrà anche per i corsi di laurea in Farmacia, Odontoiatria e protesi dentaria, Chimica e tecniche farmaceutiche, Scienze biologiche e Biotecnologie. Si potrà accedere al secondo anno solo dopo aver superato “una prova di verifica” che sarà “unica per tutti i corsi di laurea e identica sul territorio nazionale”.

Il bando sarà pubblicato sessanta giorni prima e i risultati si sapranno entro un paio di settimane. Chi non avrà conseguito un numero di crediti sufficiente durante il primo anno non sarà neppure ammesso alla prova e chi non la supererà “potrà utilizzare i crediti ottenuti in tutte le facoltà di area scientifica” senza numero programmato. Il test dovrebbe essere a ‘soglia’ e dopo tre concorsi falliti non si potrà più ritentare. La legge affronta anche il problema del cosiddetto ‘imbuto’ in cui si sono trovati circa 15 mila laureati in medicina, ovvero l’impossibilità, per la carenza di borse di studio, di accedere alla specializzazione. “Stiamo pensando anche a misure alternative come un 8 per mille per la formazione medica – annuncia Tuzi –, un fondo che sia alimentato da soggetti privati ma anche da enti e fondazioni: le risorse così raccolte seguiranno poi le normali procedure per finanziare le borse di studio di specializzazione”. Già dal 2021-2022 si punterà sull’orientamento: si parte dal terzo anno delle superiori e non dall’ultimo per permettere ai ragazzi di capire quale facoltà scegliere in base alle proprie inclinazioni. Ci saranno corsi on line “pubblici e gratuiti” di 100 ore con tanto di test di autovalutazione.

Ecco quali sono i superbatteri che mettono a rischio la salute globale

Pubblicato il 25 Nov 2019 alle 6:18am

Sono 5, i super batteri “minaccia urgente” per la salute globale, ed altri 11 germi inseriti sono stati in “watch list”. Un elenco stilato dai Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie Usa (cdc), che quest’anno hanno aggiunto altri 2 microrganismi ai sorvegliati speciali. (altro…)