dicembre 2nd, 2019

In inverno con il freddo la fame di dolci aumenta, come evitare di prendere peso

Pubblicato il 02 Dic 2019 alle 8:49am

“Quando le temperature si abbassano – ha spiegato a Fanpage.it il biologo e nutrizionista Luca La Fauci – è assolutamente normale un incremento della fame, perché aumenta la richiesta calorica per il nostro organismo, che deve bruciare una maggiore quantità di calorie (rispetto ai mesi caratterizzati da temperature più miti) per mantenere la temperatura corporea”. 

La sensazione di fame aumenta però non solo per chi è esposto a temperature che si avvicinano allo zero, ma anche per chi vive in zone climaticamente più favorevoli in quanto, molto spesso, avverte anche la necessità di mangiare di più: “In questo caso la spiegazione è probabilmente riconducibile a una diminuzione dei livelli corporei di serotonina, una molecola strettamente coinvolta con la regolazione dell’appetito così come con quella della temperatura corporea, del sonno, dell’umore e della sessualità. Questo fenomeno è in buona parte causato dal fatto che il nostro corpo, in questo periodo dell’anno, usa gran parte della serotonina per produrre una un’altra sostanza, la melatonina, un ormone che regola il ritmo sonno-veglia dell’organismo sortendo un effetto sedativo sul nostro organismo. In pratica il cervello umano quando percepisce il buio utilizza la melatonina per informare il resto del corpo che è arrivato il momento di dormire”. 

Perché si ha più voglia di dolci?

Un dolcetto in più, una tazza di cioccolata calda, le temperature si abbassano oltre ad aver più voglia di mangiare, si ha proprio voglia di zuccheri. “Anche in questo caso la molecola responsabile sembra essere la serotonina – spiega ancora lo specialista – perché l’ingestione degli zuccheri di piccole dimensioni (chiamati zuccheri “semplici”) di cui sono ricchi i dolci, stimola la secrezione dell’ormone insulina, che facilita l’ingresso di diversi nutrienti nelle cellule ma che ostacola l’ingresso di un amminoacido, il  triptofano che, potendo restare nella circolazione sanguigna, in quanto è in grado di incrementare la produzione di serotonina a livello del sistema nervoso centrale”. 

“La strategia vincente – consiglia il professor La Fauci per non prendere chili in eccesso – è lo scegliere alimenti ad alto potere saziante e a basso apporto calorico. Gli ortaggi sono la chiave di volta. Finocchio e sedano, su tutti, rappresentano un esempio di questa strategia: pochissime calorie, molta fibra e ottimo potere saziante. Purtroppo bisogna stare attenti e mettere al bando dolci e bevande zuccherate se vogliamo evitare di ingrassare. Ovviamente aumentare il livello di serotonina con l’attività fisica è parte integrante di questa strategia”.

Per stimolare la produzione di serotonina si possono consumare alimenti che: “In questo periodo dell’anno aiutano a gestire l’incremento della fame, come le uova, i legumi, il pesce e i cereali”. Sicuramente meno golosi ma più salutari.

Malattia di Parkinson, con gli ultrasuoni è possibile spegnere i tremori

Pubblicato il 02 Dic 2019 alle 7:07am

Nasce in Italia una nuova terapia per i tremori legati alla malattia di Parkinson, che non vengono controllati con i farmaci.

È del tutto indolore e si basa sugli ultrasuoni, guidati dall’operatore grazie al controllo costante della risonanza magnetica.

Il primo studio clinico, condotto al Dipartimento di Biotecnologie e Scienze Cliniche Applicate dell’Università de L’Aquila, ha interessato 39 pazienti offrendo risultati interessanti tanto da essere presentato anche in occasione del congresso che si è tenuto pochi giorni fa a Chicago da parte della Società Radiologica del Nord America (RSNA).

Il trattamento che potrebbe diventare realtà pratica nel prossimo futuro, si propone come alternativa all’impiego della stimolazione cerebrale profonda, che si attua con un dispositivo che viene impiantato e consente di controllare i centri nervosi responsabili dei tremori e di altri sintomi.

Ma come funzionano gli ultrasuoni?

Gli ultrasuoni ad alta intensità vengono concentrati su una particolare area di tessuto cerebrale, il talamo, e grazie al calore da essi indotto la zona viene in qualche modo modificata. Non appena avviene questo invisibile fenomeno i tremori diminuiscono, con un’efficacia che si mantiene in modo costante anche nel tempo.

Mangiare funghi, per prevenire l’Alzheimer, lo dice una ricerca scientifica

Pubblicato il 02 Dic 2019 alle 6:23am

Mangiare funghi fa bene alla salute e al palato, a dirlo anche i ricercatori del Dipartimento di Medicina Psicologica e di Biochimica della Yong Loo Lin School of Medicine dell’Università di Singapore (NUS), guidati dal dott. Lei Feng.

Mangiare funghi, sostengono gli scienziati che hanno seguito la importantissima ricerca, metterebbe al riparo da declino cognitivo, di grado lieve.

I ricercatori hanno pubblicato il loro studio su Journal of Alzheimer’s Disease, spiegando che gli anziani che consumavano più di due porzioni di funghi alla settimana, hanno fatto rilevare il 50% ri rischio ridotto di ammalarsi di declino cognitivo lieve (MCI – Mild Cognitive Impairment). Disturbi, che spiegano ancora i ricercatori, caratterizzano un passaggio tra declino cognitivo, fisiologico invecchiamento, e demenza da Alzheimer.

I sintomi con cui si manifestano sono: perdita di memoria, dimenticanze e deficit nel linguaggio o nelle abilità visuo-spaziali.

Il team guidato da Lei Feng ha condotto lo studio su un gruppo di 600 cinesi anziani, residenti a Singapore, misurando i loro parametri fisici e i segni di MCI per ben 6 anni.

Ecco allora che, la conclusione a cui sono arrivati i ricercatori, è che mangiare mezzo piatto di funghi cotti a settimana, circa 300 grammi, oltre alle altre normali abitudini alimentari, permetterebbe anche un dimezzamento del rischio di declino cognitivo nelle persone che li consumano.