Ossiuriasi, parassiti intestinali, più contagiati i bambini: ecco perché

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 09 Dic 2019 alle ore 8:42am

L’ossiuriasi è un’infezione parassitaria intestinale che colpisce prevalentemente i bambini in età scolare e pre-scolare. Si stima che 1 bambino su 4 possa contrarre l’Enterobius vermicularis, parassita responsabile dei fastidiosi sintomi di questa infezione.

L’Associazione Mondiale per le Malattie Infettive e i Disordini Immunologici (WAidid) spiega come imparare a riconoscerla, prevenirla e curarla. Se avvertito nella zona perianale soprattutto durante le ore notturne, si tratta del principale sintomo che deve destare sospetto. Ad accompagnarlo, dolore addominale, diarrea e irrequietezza. Nei casi più acuti, anemie, deficit di vitamina B12 e disturbi a livello uro-genitale.

“I parassiti intestinali colpiscono soprattutto i bambini che, a volte a casa o più spesso all’asilo o a scuola, trascurano le regole basilari di igiene intima e il lavarsi le mani prima di mangiare e dopo essere andati in bagno – ha commentato Susanna Esposito, Professoressa Ordinaria di Pediatria all’Università di Parma e Presidente WAidid -. Ma oltre alla carenza di igiene, gli altri fattori di rischio da non sottovalutare sono i cibi poco cotti o crudi, in particolare carni, oppure quelli non lavati in modo adeguato come spesso accade con frutta e verdura. L’elevata contagiosità degli OSSIURI, poi, compromette anche la salute dei genitori. Per questo motivo, seguire alcuni precisi accorgimenti si rivela fondamentale per la prevenzione di questa infezione e per evitare il contagio una volta che il soggetto, all’interno della famiglia, o comunque di un gruppo, sia stato infestato“.

Se si ha il sospetto di trovarsi davanti ad un caso di ossiuriasi, è bene ispezionare la zona anale e perianale appena svegli: nelle prime ore del mattino, infatti, è possibile rilevare la presenza di piccoli filamenti bianchi in movimento (OSSIURI femmine) che durante la notte, quando il nostro organismo è a riposo, depongono le uova. Sono proprio i movimenti compiuti dalle femmine degli OSSIURI a causare il prurito. Le larve nate dalla schiusa possono risalire fino al colon oppure, a seguito dello sfregamento dovuto dal prurito, passare alle mani e alla bocca. Il contagio, dunque, avviene per via oro-fecale. Nelle bambine, le larve di OSSIURI possono inoltre raggiungere le parti intime provocando vaginiti.

Ai fini della diagnosi è inoltre utile osservare accuratamente anche le feci e la biancheria intima, in cui è possibile accertare la presenza di OSSIURI. A confermare l’infezione, poi, è lo scotch test, un’indagine che si esegue applicando nastro adesivo sulla zona anale così da poter raccogliere, nell’eventualità, le uova incriminate, da depositare su un vetrino ed esaminare successivamente al microscopio. I campioni, almeno tre, devono essere raccolti al risveglio. Una volta diagnosticata, l’infezione da OSSIURI va curata attraverso la somministrazione di farmaci che sono in grado di eliminare i parassiti nella loro forma vitale, ma non le uova. Per questo motivo, è necessario somministrare due dosi, la prima al momento della diagnosi mentre la seconda dopo due settimane per poter eliminare anche le uova. Nonostante il trattamento, l’infezione da OSSIURI può ripresentarsi, soprattutto se la seconda dose viene somministrata in ritardo o se l’infezione è stata contratta da più persone all’interno di uno stesso gruppo. La condivisione di asciugamani, biancheria da letto, sanitari, ma anche dei giocattoli tra i più piccoli, aumenta in modo esponenziale il rischio di contagio e di trovarsi davanti a questa infezione.