dicembre 12th, 2019

Perché i formaggi possono causare mal di testa

Pubblicato il 12 Dic 2019 alle 6:41am

I cibi ricchi di tiramina possono scatenare mal di testa. La tiramina è una molecola dal forte potere vasodilatatore. I formaggi freschi come nel caso della mozzarella, della robiola e della crescenza non presentano questo problema perché la tiramina si forma in maggiore quantità durante la stagionatura, per cui possono essere consumate senza problemi anche da chi soffre di cefalea. Cosa diversa invece per il Grana Padano, l’Emmenthal, il Parmigiano Reggiano, lo Zola. Anche piccole quantità di questi formaggi possono determinare disturbi nei soggetti sensibili.

Recenti studi scientifici dimostrano, infatti, che alte dosi di vitamina D, del quale latte e derivati sono la prima fonte, a contribuire alla prevenzione dell’emicrania.

Il sintomo del mal di testa ricorre anche in diverse intolleranze, come ad esempio quella al lattosio, e può nascondere una forma di celiachia. Il problema del mal di testa rientra tra i sintomi delle allergie alimentari. Le allergie, non sono da confondere con le intolleranze. L’intolleranza al lattosio non va scambiata con l’allergia alle proteine del latte, che è possibile diagnosticare grazie a dei test.

I cibi che combattono il mal di testa sono quelli ricchi di magnesio. Secondo gli esperti infatti, il magnesio potrebbe essere utile per il rilassamento della tensione che può interessare i vasi sanguigni e provocare il mal di testa. Ecco perché il consiglio principale, dicono i ricercatori è quello di arricchire la propria alimentazione co albicocche secche, mandorle, avocado, riso integrale e legumi. Anche gli spinaci, invece, aiutano ad abbassare la pressione sanguigna e ad alleviare il mal di testa. Buona quindi insalata con foglie larghe, spinaci a cui aggiungere noci e mandorle.

Arriva il contraccettivo orale da assumere una volta al mese

Pubblicato il 12 Dic 2019 alle 6:15am

Una capsula molle che può essere deglutita una sola volta al mese, per evitare gravidanze indesiderate: è questa la promessa di un metodo contraccettivo, messo a punto dal MIT, e sperimentato intanto, con successo sugli animali. Nei primi test eseguiti sui maiali, il dispositivo ha rilasciato gradualmente l’ormone progesterone nello stomaco, garantendo l’effetto contraccettivo per intere settimane.

Ma come funziona? La compressa in gelatina è stata studiata per dissolversi nell’ambiente acido dello stomaco e liberare una struttura polimerica a forma di stella, con sei braccia attaccate a un corpo centrale. Ogni braccio è carico del contraccettivo ormonale levonorgestrel, una forma sintetica di progesterone usata nelle terapie ormonali e nei metodi di controllo delle nascite.

All’interno della capsula, il polimero è ripiegato. Ma quando l’involucro si dissolve, si apre completamente assumendo dimensioni che ne impediscono il passaggio attraverso il piloro, la “porta” che controlla l’uscita dallo stomaco. Nelle settimane seguenti, le braccia si dissolvono in modo graduale rilasciando il loro contenuto di ormone, finché quel che resta della stella non viene espulso ed eliminato dall’organismo.

La ricerca è stata pubblicata su Science Translational Medicine. I ricercatori si dicono molto soddisfatti. Hanno testato due diverse conformazioni geometriche del dispositivo su sei femmine di maiale, scegliendo di misurare i livelli di progesterone rilasciati (e non di verificare se la formula fosse efficace nell’impedire nuove gravidanze). La concentrazione di ormone nel sangue è stata confrontata con quella di cinque altre scrofe che avevano assunto lo stesso ormone, ma a cadenza giornaliera.

Entrambe le versioni hanno garantito un rilascio prolungato dell’ormone: al ventunesimo giorno, il livello di levonorgestrel nel sangue dei maiali era simile a quello riscontrato nelle femmine del gruppo di controllo che avevano appena assunto la dose giornaliera. Al ventinovesimo giorno l’ormone era ancora presente nel sangue, anche se i livelli sono calati nel corso del mese.

Il prossimo passo sarà ora quello di incorporare anche l’estrogeno nella struttura, per arrivare alla formulazione combinata più usata nei contraccettivi umani. Per i primi test clinici sull’uomo occorreranno almeno cinque anni. La speranza è che un dispositivo da assumere una volta mese, senza l’intervento di un medico, possa risultare prezioso soprattutto nei paesi a medio e basso reddito, nelle situazioni in cui le donne vorrebbero evitare una gravidanza, quando non sono nelle condizioni sanitarie, sociali e culturali idonee per farlo. acei.