dicembre 16th, 2019

Valvole cardiache, anche per i giovani possibile intervento chirurgico senza bisturi

Pubblicato il 16 Dic 2019 alle 6:52am

Per 250mila italiani, che soffrono di stenosi aortica, è in arrivo una nuova speranza di cura e di vita. Sono infatti loro, i prescelti per a una nuova tecnica, la Tavi, l’impianto della valvola aortica senza bisturi, per via percutanea (facendo un piccolo foro nell’inguine). Fino ad ora le valvole con la tecnica Tavi sono state impiantate nei pazienti più anziani, ma la ricerca sta aprendo prospettive interessanti sui più giovani: anche per loro, infatti, si riduce il rischio di ictus del 50%, diminuisce la probabilità di morte e di nuovi ricoveri, oltre a ridurre il tempo del recupero post-operatorio. E’ quanto emerge dall’80/mo Congresso nazionale della Società italiana di cardiologia (Sic).

Secondo i cardiologi italiani le prospettive potrebbero far aumentare del 70% il ricorso a questo intervento più ‘soft’ per la sostituzione della valvola aortica, che prima o poi può diventare necessaria per il milione di italiani che ne soffre. «Fino a oggi impiantavamo le valvole cardiache per via percutanea soltanto a pazienti anziani o con molte patologie, con un rischio operatorio elevato. Per questi pazienti la Tavi ha costituito un vero salvavita, perché non c’erano altre opzioni sicure per intervenire in caso di stenosi aortica», spiega Ciro Indolfi, presidente Sic.

In Italia, il 2% della popolazione in età avanzata «ha una stenosi severa con indicazione all’intervento di sostituzione – aggiunge – quando compaiono i sintomi infatti l’aspettativa di vita si riduce drammaticamente, con una sopravvivenza media di 2-3 anni in persone con angina o sincope e di soli 1-2 anni in pazienti con scompenso cardiaco». I risultati della Tavi sono particolarmente positivi anche per le donne. «Gli studi pubblicati dimostrano che l’impianto Tavi va meglio nel sesso femminile, nonostante le donne abbiano arterie più piccole. Questi risultati sono opposti a quelli di stent coronarici, dove i risultati migliori si hanno nel sesso maschile», spiega Carmen Spaccarotella, cardiologa interventista al Policlinico universitario di Catanzaro.

Miss Mondo 2019, 23 anni, giamaicana, Toni-Ann Singhn

Pubblicato il 16 Dic 2019 alle 6:21am

E’ una psicologa di 23 anni, Toni-Ann Singh, già miss Giamaica, la nuova Miss Mondo 2019, incoronata a Londra pochi giorni fa. (altro…)

Allergia da nichel, come si presenta

Pubblicato il 16 Dic 2019 alle 6:03am

Se mangiate in modo sano ma tendete a perdere chili, potreste essre allergiche al nichel.

Come fare, quindi? Per prima cosa è bene accertarsi che la causa sia davvero quella e che non ci siano alla base altri problemi come quelli ormonali, legati ad intolleranze o altre allergie alimentari o dovuti allo stress. In caso di dubbi è consigliabile chiedere quindi un parare di uno specialista insieme la possibilità di fare una serie di esami per capirne l’origine.

Il nichel

Il nichel è un metallo pesante, presente un po’ ovunque. Si trova nel sangue, nell’acqua, nella terra, nelle cose con le quali veniamo a contatto ogni giorno e, in accessori moda che indossiamo e nel cibo. Normalmente chi è allergico a questo metallo ha dei segni evidenti quando vi entra a contatto. Così, indossare gioielli, oggetti di metallo come orologi o cinture, orecchini etc… può provocare una dermatite anche abbastanza seria. In altri casi si possono presentare una serie di effetti collaterali.

L’allergia da contatto, può essere identificata per mezzo di un patch test.

Chi è allergico al nichel può presentare anche problemi a livello alimentare. In questo caso si parla di SNAS e la situazione si fa un po’ più complessa perché oltre a trovarsi in tanti alimenti, sopratutto in quelli così detti sani, il nichel si trova anche in pentole e padelle, motivo per cui mangiare può diventare un serio problema quotidiano.

Patch test

Il patch test per la diagnosi deve essere effettuato nel reparto di allergologia della propria città. L’allergia al nichel è un problema serio, pertanto è sempre meglio rivolgersi a degli specialisti. L’allergia va constatata con un medico che saprà anche riconoscerne l’entità, per capire poi come anche agire.

Questo test, si svolge in ospedale o in un ambiente dove, tramite appositi cerotti, viene applicata una piccola parte di nichel sulla pelle. Questa andrà tenuta per circa tre giorni e, in base alla reazione cutanea riscontrata si avrà la percezione dell’esistenza dell’allergia e della sua entità. In genere, infatti, l’allergia al nichel viene affiancata dal simbolo +. Più ce ne sono e più grave sarà l’allergia riscontrata.

Una volta riscontrata l’allergia da contatto, in caso di sintomi come aumento di peso immotivato, problemi gastrointestinali, mal di pancia, digestione lenta, bruciori di stomaco, forti emicranie, etc… si può ipotizzare la SNAS, nota anche come allergia sistemica al nichel o, in altre parole, allergia di tipo alimentare. Per identificarla, in genere, gli specialisti fanno seguire una dieta povera di nichel per un tempo variabile e, subito dopo, fanno fare un test di stimolazione orale, dove viene assunto del nichel alternato ad pillole placebo per cogliere eventuali altri sintomi. Si tratta di un test che ancora non è stato preso in considerazione da tutti e che in caso si riscontri un’effettiva sensibilizzazione porta solitamente ad una dieta specifica o ad un vaccino orale di sensibilizzazione ma i cui risultati sono ancora da accertare.

Cosa fare in caso di allergia? Con l’aiuto di un medico, si può pensare di seguire una dieta detox, a bassissimo contenuto di nichel. Si tratta di un’alimentazione difficile da sostenere e che a lungo andare non va bene, motivo per cui non è una cosa che si può fare da soli. Una volta diminuito l’eccesso di nichel nel corpo, però, si inizierà poi a stare anche meglio e a tollerare alimenti che lo contengono. Ciò che conta …e non accumulare di nuovo mangiando troppe fonti di nichel insieme. Il nichel è infatti presente in tutti gli alimenti integrali, nei legumi, in molte verdure, etc… Attenzione!

Allarme zanzara coreana. Resistente anche al gelo. Ecco dove

Pubblicato il 16 Dic 2019 alle 6:00am

Il primo avvistamento in Europa, della zanzara coreana è avvenuto nell’anno 2008, quando i primi esemplari di questo insetto, molto pericoloso, furono rinvenuti in Belgio. In Italia per i primi avvistamenti sono stati nel 2011, quando alcuni esemplari furono scovati in Veneto, precisamente nella provincia di Belluno. Successivamente si è diffusa in gran parte della Pianura Padana, ma anche in Liguria, Friuli Venezia Giulia e Provincia Autonoma di Bolzano. La zanzara coreana è particolarmente resistente e ora si teme che possa raggiungere altre regioni italiane.

Una delle caratteristiche che la differenziano dalle altre zanzare, è che resiste anche alle temperature invernali, rigide. Riesce a vivere anche oltre i 1.000 metri di altitudine. Fa parte della famiglia della famigerata zanzara tigre, dalla quale si differenzia per le dimensioni – è infatti più grande – e per l’assenza della striscia bianca sul dorso.

È una zanzara diurna, a differenza delle specie che tipicamente si trovano in Italia e che preferiscono pungere dal tramonto, vive nelle città o comunque nei centri abitati e si riproduce in piccole pozze d’acqua.

La zanzara coreana è capace di trasmettere malattie esotiche Oltre al fastidio tipico delle zanzare, la coreana può trasmettere malattie importanti come la Febbre West Nile, l’encefalite giapponese, la filariasi linfatica e la filariosi canina.